Poesia e cristianesimo

di:

poetry

Prendo come sfondo semplicemente evocativo, e non potrebbe essere altrimenti trattandosi del rapporto fra cristianesimo e poesia, la pagina iniziale di Genesi – con il suo ritmo ben scandito: “Dio disse… Dio vide… Dio chiamò…”.

L’evocazione genera un chiaro legame fra fede e linguaggio e, allo stesso tempo, indica una precisa comprensione di quest’ultimo: con un primato, una originarietà del dire, del linguaggio come evento, sul detto, ossia del linguaggio come designazione e concetto. Istruendo, inoltre, un nesso fra dire e detto che assomiglia molto a quel “legame mistico fra le parole e le cose” di cui Pasolini è andato in cerca per tutta una vita.

La forma originaria di questo legame, che è linguistico nel momento in cui è preverbale, è esattamente quella della realtà. Questo ci spinge a comprendere il cristianesimo non tanto nel senso di religione del linguaggio, quanto piuttosto di religione come linguaggio. La parola originaria della fede è gravida della realtà reale, del concreto che viene all’esistenza nel linguaggio.

Parlare e creare qui coincidono fra loro, senza possibilità di distinzione; ed è solo da questa unità originaria fra linguaggio e realtà che potrà operare, in seconda battuta, il meccanismo della separazione (altro dispositivo fondamentale di questo racconto).

Una realtà senza linguaggio sarebbe muta, mera empiricità dell’essere cosa – dove ciò che si genera nel linguaggio perde il suo statuto primordiale (e anche la sua dignità di essere, potremmo dire) per diventare oggetto da usare e su cui disporre (che è esattamente quello che fa il concetto).

D’altro lato, un linguaggio senza realtà non sarebbe che l’impietosa signoria del concetto che vuole analizzare tutto (estrapolandolo dalla sua unità originaria), così che la realtà si trova a essere ridotta nell’analisi che di essa si fà.

Ma cosa tiene insieme linguaggio e realtà? La voce, il tono, il risuonare. Voce senza contenuto, come quello del verbo figliale di Dio nel momento della sua nascita al mondo e, poi, nel suo congedo sulla croce. Assonanze del gridare che avevano già intrigato Maria Montessori. La voce è il legame puro che circola fra linguaggio e realtà. Nel cristianesimo, prima di ogni concetto, prima di ogni contenuto, c’è la voce come evento originario del linguaggio.

Grazie alla voce, linguaggio e realtà aderiscono l’una all’altra come due nature in un corpo solo. Questa adesione, confessata apertamente dal cristianesimo, fino a farne un suo snodo dogmatico, fa della religione cristiana una religione originariamente e prettamente performativa. Non dice cose, le fa accadere; non rappresenta, ma fa presenza.

E, in questo senso, potremmo dire che il cristianesimo non può essere che liturgico – spazio celebrativo che rende inoperosa la macchina della rappresentazione, dando fragilmente forma a una presenza reale che rimane tale solo nel suo essere messa in esercizio, nel suo essere realtà praticata.

“Il linguaggio ricorda, con il suo semplice esserci, che è stato proprio lui a dissodare lo spazio della natura senza alto né basso, senza qui né altrove; che questa assenza è divenuta un luogo, una terra; e ciò è avvenuto perché accanto a noi ci sono stati altri esseri, con i quali l’espressione ha costituito, sino al momento presente, un’alleanza” (Y. Bonnefoy).

È mediante il linguaggio che si genera la differenza, prima di ogni divisione e separazione, così che nella sua originarietà tutto ciò che differenzia e ci differenzia rappresenta qualcosa di comune, un bene collettivo vissuto e sentito come tale.

Il collettivo delle voci, in primo luogo, della loro pluralità e molteplicità – tutte accomunate nell’evento del dire prima che il detto ne diventi ragione analitica di separazione. Il collettivo del parlare (Sprechen) che, per avere senso ed essere se stesso, non può che essere un rivolgersi-a (Ansprechen).

Se la voce, legame fra linguaggio e realtà, è questo rivolgersi-a (altri da me, a una voce altra), allora questa voce è già riconoscimento dell’altro, dell’altra persona in se stessa: scoperta della sua dignità nel prestare-ascolto alla sua voce.

“La poesia è questo riconoscimento dell’altro in quanto tale, successivo al momento in cui il suono della parola ha congelato il concetto nell’ascolto dell’espressione. (…) l’altra persona è parte di questo indiviso e ha anche il diritto di essere riconosciuta come questa trascendenza contro cui vanno a infrangersi i concetti” (Y. Bonnefoy).

Poesia e cristianesimo rappresentano entrambi un resistenza performativa davanti alla volontà di signoria del concetto, sono la pratica mediante la quale il linguaggio si oppone alla riduzione della realtà nel concetto che l’analizza, separandola e smarrendo la sua originaria unità – il suo essere un collettivo.

Al tempo stesso, poesia e cristianesimo sono forme che, nel linguaggio, offrono una possibile alternativa al dominio del pensiero concettuale – alternativa che desidera, senza rinunciare al linguaggio stesso e rimanendo in esso, custodire con tenacia il legame fra parola e cosa: evento del linguaggio dove dire e detto aderiscono tra di loro.

La poesia è “il desiderio di far rientrare il bene dell’oltre-concettuale in quella sua patria che è il luogo sociale, dove la ritrovata intimità dell’essere parlante con la propria finitudine potrebbe rigenerare i rapporti interpersonali depauperati dal pensiero che astrae, che generalizza. Il suone che essa ha sentito, la poesia lo vuole dare in dono” (Y. Bonnefoy).

Forse è proprio per questo che il magistero di papa Francesco risulta così indigesto tanto ai teologi quanto a coloro che credono che la salvezza della fede consista nella lucidità del concetto – tutte cose che fraternità, misericordia, perdono, e così via, ripudiano essendo esse eminentemente pratiche (pratiche poetiche, verrebbe da dire, o, ma forse è la stessa cosa, pratiche liturgiche).

  • Traduzione italiana dell’intervento tenuto al seminario di studio “Linguistica e religione” svoltosi presso l’Università di Flensburg, organizzato dal prof. Markus Pohlmeyer membro del Dipartimento di teologia cattolica.
Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto