
La Dichiarazione di Barmen fu un atto teologico di resistenza ecclesiale. Nel 1934, i rappresentanti della Chiesa confessante rifiutarono pubblicamente la subordinazione della Chiesa a un’ideologia politica totalizzante e riaffermarono che «Gesù Cristo, come ci è attestato nella sacra Scrittura, è l’unica Parola di Dio, nella quale Dio ci ha parlato».1
Quella confessione funzionò come criterio teologico per giudicare le rivendicazioni politiche che cercavano di sostituire la signoria di Cristo. L’atto della Chiesa confessante non fu un trattato di parte, ma un giudizio teologico collettivo che rivendicò il linguaggio cristiano dall’idolatria e riorientò la vita ecclesiale verso il Vangelo.
Il momento attuale degli Stati Uniti non è una replica della Germania degli anni ’30, ma presenta pericoli teologici analoghi: l’appropriazione del vocabolario cristiano per legittimare politiche di esclusione, l’ascesa del nazionalismo cristiano e la strumentalizzazione del linguaggio ecclesiale per fini di parte.
Le Chiese devono quindi porsi una domanda teologica prima di qualsiasi strategia politica: in base a quali criteri teologici dobbiamo giudicare le affermazioni pubbliche che usano il linguaggio cristiano? Questo saggio sostiene che la risposta deve essere comunitaria, scritturale e radicata nelle risorse morali della tradizione.
Il primato di Cristo e il peccato dell’idolatria
Il primato cristologico è il criterio normativo: qualsiasi ordine umano che rivendichi l’ultimità al posto di Cristo è idolatra. L’intuizione decisiva di Barmen – il primato di Cristo – fornisce l’ermeneutica per leggere la Scrittura contro il suo uso improprio.2 Il giudizio teologico deve precedere la strategia politica.
Barmen ha articolato criteri teologici che hanno poi plasmato la resistenza pastorale e pubblica; le Chiese contemporanee devono, allo stesso modo, articolare standard teologici – chiari, concisi e pubblici – che possano essere applicati alla vita civile e ai dibattiti politici.
L’uso improprio delle Scritture non è solo un errore esegetico; è un fallimento morale ed ecclesiale quando il linguaggio biblico viene utilizzato per santificare l’esclusione, la gerarchia razziale o la fusione tra Chiesa e Stato. La lettura selettiva dei testi da parte del movimento cristiano tedesco per giustificare l’antisemitismo e la supremazia dello Stato ne è un caso paradigmatico; l’analogo contemporaneo è il nazionalismo cristiano, che spesso reinterpreta i motivi biblici dell’alleanza, elezione e benedizione in una teologia politica del privilegio nazionale.
La Chiesa deve quindi rivendicare il linguaggio biblico – fede, libertà, famiglia, patria – e riformulare questi termini all’interno di un’antropologia evangelica incentrata sull’amore per il prossimo e sulla dignità inviolabile di ogni persona.
La lezione di Barmen per l’oggi delle Chiese
La forza di Barmen derivava dal suo carattere comunitario: le Chiese luterane, riformate e unite parlavano all’unisono, producendo una confessione pubblica che governava la vita ecclesiale e la testimonianza pubblica.
La Chiesa confessante non si limitò a protestare, ma emanò uno standard teologico che plasmò la pratica pastorale e protesse le persone vulnerabili.3 Ne derivano quattro lezioni: (1) la confessione deve essere comunitaria; (2) la chiarezza teologica precede l’azione politica; (3) la testimonianza pubblica è pastorale; (4) la solidarietà ecclesiale è essenziale quando la testimonianza profetica comporta dei rischi.
Il processo deliberativo della Chiesa confessante e la sua insistenza sui criteri teologici – piuttosto che sulla convenienza politica – forniscono un modello su come le Chiese potrebbero procedere oggi: in primo luogo, chiarendo le norme teologiche; in secondo luogo, verificando le affermazioni pubbliche rispetto a tali norme; in terzo luogo, agendo insieme in solidarietà pastorale per proteggere i vulnerabili.
Dottrina sociale cattolica
La dottrina sociale cattolica fornisce categorie durature – dignità umana, bene comune, sussidiarietà, solidarietà – che possono costituire il fondamento di una risposta teologica ecumenica. Come ha sottolineato papa Leone XIII nella Rerum novarum, «lo Stato esiste per l’uomo, non l’uomo per lo Stato»,4 un principio che orienta la vita politica verso la dignità umana piuttosto che verso la strumentalizzazione delle persone.
Recenti interventi magisteriali hanno ribadito queste priorità. Nel gennaio 2026 tre cardinali statunitensi – Blase J. Cupich, Robert W. McElroy e Joseph W. Tobin – hanno rilasciato una rara dichiarazione congiunta in cui sollecitavano una «politica estera genuinamente morale per la nostra nazione», avvertendo che l’azione militare deve essere utilizzata «come ultima risorsa in situazioni estreme, non come strumento normale della politica nazionale» e invitando i leader pubblici a rispettare la dignità umana e la libertà religiosa negli affari internazionali.5
I cardinali hanno esplicitamente valutato la politica degli Stati Uniti alla luce dei principi enunciati da papa Leone XIV nel suo discorso al corpo diplomatico, in cui il Santo Padre ha condannato lo “zelo per la guerra” del mondo e ha esortato gli Stati a orientare la loro politica al bene comune e alla protezione della dignità umana.6
Queste voci magisteriali ed episcopali forniscono un vocabolario morale che può essere condiviso ecumenicamente senza cancellare le differenze dottrinali; forniscono categorie – bene comune, moderazione nell’uso della forza, protezione dei vulnerabili – che altre tradizioni possono adottare in una risposta teologica comune.
Le Chiese e il metodo ecumenico
Una risposta teologica ecumenica credibile deve includere un ampio spettro delle tradizioni cristiane. Molte denominazioni e movimenti hanno già articolato risorse per resistere al nazionalismo cristiano e rivendicare il linguaggio cristiano.
La Chiesa evangelica luterana in America ha prodotto guide di studio e risorse sotto il titolo We Are Christians Against Christian Nationalism; gli organismi mennoniti e il Comitato centrale mennonita sottolineano la pace e la non-violenza come elementi centrali del discepolato; i principi sociali della Chiesa metodista unita forniscono un quadro di riferimento per la responsabilità sociale; e numerosi leader pentecostali e carismatici hanno pubblicamente ripudiato i movimenti profetici politicizzati che fondono il linguaggio ecclesiale con il potere di parte.7
L’inclusione delle Chiese pacifiste, dei protestanti tradizionali, delle comunità evangeliche e carismatiche, dei partner ortodossi e cattolici garantirà che qualsiasi standard teologico sia genuinamente ecumenico e credibile in un pubblico pluralistico.
I dialoghi ecumenici forniscono metodi collaudati per un ragionamento morale convergente. Il documento dell’ARCIC Vita in Cristo: morale, comunione e Chiesa esplora come le tradizioni anglicana e cattolica romana possano convergere sul ragionamento morale e sulla pratica pastorale; il lavoro di Fede e Costituzione sulla koinonia fornisce i quadri teologici per l’unità nella confessione e nella pratica.8
Questi dialoghi dimostrano che la diversità dottrinale non preclude necessariamente un linguaggio morale condiviso; un attento lavoro teologico può produrre un vocabolario morale concordato adatto alla testimonianza pubblica.
I principi metodologici per un processo teologico ecumenico includono: centralità delle Scritture, tradizione e ragione, discernimento comunitario e sensibilità pastorale. Il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2026 – “C’è un solo corpo e un solo Spirito” (Ef 4,4) – fornisce una garanzia biblica e uno slancio ecumenico per tale processo.9
Abuso del linguaggio cristiano
L’appropriazione del linguaggio cristiano per giustificare l’esclusione opera attraverso un’esegesi selettiva, la sacralizzazione dell’identità nazionale e lo sviamento morale. La confutazione teologica è costruttiva: un’ermeneutica centrata sul Vangelo che legge la Scrittura alla luce dell’amore donante di Cristo; un criterio cristologico che verifica le rivendicazioni politiche in base al loro servizio alla dignità umana; e un discernimento comunitario che rivendica il vocabolario cristiano per l’amore del prossimo e il bene comune.
Questa confutazione non è semplicemente negativa. È una riappropriazione positiva del linguaggio teologico: la patria diventa un luogo di ospitalità piuttosto che di esclusione; la famiglia viene affermata mentre viene protetta la dignità di tutte le famiglie; la libertà viene reinterpretata come libertà per il prossimo piuttosto che libertà dalla responsabilità morale.
Pastorale e testimonianza
La confessione pubblica può comportare un rischio reale. Il vescovo episcopale A. Robert Hirschfeld del New Hampshire ha pubblicamente avvertito il clero di prepararsi a una «nuova era di martirio”, esortandoli a proteggere i vulnerabili e a essere pronti a sostenere il costo della testimonianza profetica – un monito che sottolinea la gravità pastorale della confessione pubblica e la necessità della solidarietà ecclesiale e del sostegno pratico.10
La preparazione pastorale deve includere consulenza legale, protezione reciproca, catechesi e risorse per la formazione della congregazione.
La dimensione pastorale richiede anche che il linguaggio teologico sia accessibile e formativo. Le dichiarazioni incomprensibili ai fedeli comuni non riusciranno a plasmare il discepolato. La chiarezza teologica deve quindi essere accompagnata da catechesi, risorse di predicazione e programmi pastorali che incarnino gli impegni morali della confessione.
Una parola comune delle Chiese
Questo saggio si è volutamente concentrato sui fondamenti teologici piuttosto che sulla stesura di una confessione concreta o sulla prescrizione di una forma sinodale. La ragione è ecclesiologica: la formulazione di una confessione o la progettazione di una risposta sinodale devono essere il frutto di un ampio dialogo ecclesiale, della preghiera e del discernimento. La guida dello Spirito Santo in un tale processo non può essere sostituita dal progetto di un singolo autore.
Questo saggio offre un metodo teologico e una serie di risorse che le Chiese possono utilizzare nelle loro deliberazioni: il primato cristologico come criterio normativo; l’insegnamento sociale cattolico come vocabolario morale condiviso; metodi ecumenici (ARCIC; Fede e Costituzione) per un ragionamento morale convergente; risorse denominazionali provenienti dalle tradizioni luterana, metodista, mennonita, pentecostale, ortodossa e cattolica; e garanzie pastorali per coloro che sosterranno il costo della testimonianza pubblica.
La Dichiarazione di Barmen fu un atto teologico di resistenza che rivendicò il linguaggio cristiano dall’idolatria e preservò la capacità della chiesa di testimoniare il Vangelo. Una risposta contemporanea degli Stati Uniti deve iniziare dal punto di vista teologico, riaffermando la signoria di Cristo, diagnosticando l’idolatria laddove il linguaggio cristiano viene abusato e fondando le rivendicazioni pubbliche sulla dignità umana e sul bene comune.
La dottrina sociale cattolica, i dialoghi ecumenici e il ripudio confessionale del nazionalismo cristiano forniscono le risorse per una tale risposta. Se le Chiese agiscono insieme, impegnandosi nella confessione comunitaria, nella protezione pastorale e nel linguaggio morale condiviso, possono rivendicare il vocabolario cristiano per il Vangelo e per le fondamenta morali della vita civica americana.
La forma concreta di tale risposta, che sia una confessione, una dichiarazione sinodale o un altro strumento ecclesiale, dovrebbe essere il frutto di una preghiera, deliberazione ecumenica.
Una risposta fedele oggi richiederà alle Chiese non solo di dare un nome alla crisi, ma anche di intraprendere un lavoro condiviso di discernimento. Un processo ecumenico – radicato nella riflessione teologica, attento alle esperienze delle comunità locali e impegnato a chiarire il vocabolario cristiano necessario per la testimonianza pubblica – potrebbe preparare il terreno per una posizione comune.
Tale processo potrebbe includere un documento di studio congiunto, un monito pastorale contro gli usi idolatri del linguaggio cristiano o sessioni di ascolto regionali che mettano in luce gli effetti vissuti del nazionalismo cristiano. Potrebbe anche aprire la strada ai leader episcopali e denominazionali per valutare se sia giustificato un incontro sinodale o una dichiarazione confessionale.
Qualunque forma assuma alla fine, il compito essenziale è lo stesso: rivendicare il linguaggio cristiano per il Vangelo e rafforzare le basi morali della vita civica americana attraverso una testimonianza unita e incentrata su Cristo.
1 Dichiarazione teologica di Barmen, 29-31 maggio 1934, tesi 1: «Gesù Cristo, come ci è attestato nella Sacra Scrittura, è l’unica Parola di Dio, nella quale Dio ci ha parlato».
2 Per analisi teologiche dell’enfasi cristologica di Barmen e delle sue implicazioni ermeneutiche si veda: JAMES PUGLISI, «50th Anniversary of the Barmen Synod». Ecumenical Trends 18 (1984) 120-122; VICTORIA BARNETT, For the Soul of the People: Protestant Protest Against Hitler (Oxford: Oxford University Press, 1992); EBERHARD BETHGE, Dietrich Bonhoeffer: A Biography, trad. R. H. Fuller (New York: Harper & Row, 1970).
3 Per i documenti primari e gli studi storici sulle procedure comunitarie e gli impegni pastorali della Chiesa confessante, si vedano le raccolte di documenti della Chiesa confessante e i trattati storici classici; si veda anche ROBERT P. ERICKSEN, Complicity in the Holocaust: Churches and Universities in Nazi Germany (Cambridge: Cambridge University Press, 2012).
4 Papa LEONE XIII, https://www.vatican.va/content/leo-xiii/en/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_reru m-novarum.html
5 Arcidiocesi di Washington, “Tre cardinali cattolici rilasciano una rara dichiarazione congiunta sulla moralità della politica estera degli Stati Uniti”, comunicato stampa, 19 gennaio 2026; cf. OSV News, https://adw.org/three-catholic-cardinals-issue-rare-joint-statement/; https://www.osvnews.com/article/20260119/us-cardinals-call-for-genuinely-moral-foreign-policy
6 Papa LEONE XIV, https://www.vatican.va/content/leo-xiv/en/speeches/2026/january/documents/20260109-address-diplomatic-corps.html
7 CHIESA EVANGELICA LUTERANA IN AMERICA, https://www.elca.org/resources/christian-nationalism; CHIESA MENNONITA USA, https://www.mennoniteusa.org/statements-and-resolutions; CHIESA METODISTA UNITA, https://www.umc.org/en/content/social-principles
8 COMMISSIONE INTERNAZIONALE ANGLICANO-CATTOLICA ROMANA (ARCIC), La vita in Cristo: morale, comunione e la Chiesa (1993); CONSIGLIO MONDIALE DELLE CHIESE, Materiali della Commissione Fede e Costituzione e risorse per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026: https://www.oikoumene.org/resources/documents/resources-for-the-week-of-prayer-for-christian-unity-2026
9 CONSIGLIO MONDIALE DELLE CHIESE e DICASTERO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI,
Risorse per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026: https://www.oikoumene.org/resources/documents/resources-for-the-week-of-prayer-for-christian-unity-2026
10 Associated Press, https://apnews.com/article/new-hampshire-bishop-martyrdom-2026





