La Corte e il Re

di:

usa-dazi11

English version.

Il New York Times ha definito la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che fa decadere larga parte dei dazi imposti su beni di importazione in base all’interpretazione data dall’esecutivo dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per «mancanza di giurisdizione in materia», una «manifestazione vigorosa di indipendenza» da parte del presidente della Corte J. Roberts – autore del giudizio di maggioranza.

Secondo la Corte, l’intenzione originaria dei padri costituenti è chiaramente quella di investire il Congresso, ossia il potere legislativo, e solo esso, del potere di imporre delle tasse. Riprendendo una sentenza precedente, si nota, inoltre, che i «dazi agiscono direttamente sugli importatori americani per raccogliere gettito fiscale per il Tesoro ed esse “sono chiaramente parte del potere di tassare”» – che pertiene, appunto, al Congresso.

E, di fatto, i dazi imposti dal presidente Trump hanno funzionato esattamente come gettito fiscale (garantendo una resa di circa 3.000 miliardi di dollari per le casse asfittiche del governo statunitense).

***

Davanti alle interpretazioni fornite dal Governo in sede di dibattito, secondo le quali l’IEEPA concedeva da sé al Presidente il potere di imporre dazi di qualsiasi entità per un tempo indeterminato, la Corte ha sottolineato che è sua prassi di lunga data di non accettare una lettura di testi legali ambigui come base per «deleghe straordinarie dei poteri del Congresso».

Queste interpretazioni, secondo la sentenza della Corte, «rappresentano un’espansione trasformativa dell’autorità del Presidente sulle politiche inerenti i dazi».

La necessità di passare attraverso il lento processo legislativo, e quindi la limitazione del potere presidenziale di giurisdizione, si limita pertanto unicamente alla questione dei dazi. E, nella sentenza della Corte, posto il limite costituzionale a questa impropria espansione, viene anche indicata la via da percorrere per superarlo: «La Corte è scettica che nel testo dell’IEEPA – e in IEEPA solo – il Congresso abbia nascosto una delega del suo potere di diritto originario di tassare all’interno del potere quotidiano di regolare».

***

Trump, infatti, ha immediatamente annunciato nuovi dazi e l’amministrazione si sta adoperando per trovare il quadro legale che li faccia ricadere all’interno dello spettro di azione dell’esecutivo. Palese anche il suo disprezzo per la Corte e il Congresso. I giudici di maggioranza sono stati definiti «idioti e cagnetti» che si «sarebbero inchinati a influenze provenienti dall’estero».

Dopo che la sentenza ha ricondotto la questione dei dazi al potere legislativo del Congresso, Trump ha detto che non ha alcuna intenzione di seguire questa via – «non lo devo fare, perché io ho il diritto di imporre i dazi».

Se, da un lato, questa è la prima sentenza della Corte Suprema, nel corso della seconda amministrazione Trump, che pone un limite all’espansione del potere esecutivo che l’attuale presidente americano vorrebbe ascrivere alla sua persona, dall’altro – nelle opinioni del giudice Gorsuch (concorde) e Thomas (dissenziente) –, emerge la vera e propria questione costituzionale in gioco. Ossia, qual è il reale spazio per una distinzione dei poteri nella «democrazia» americana.

***

Secondo il giudice Thomas, il Congresso detiene un potere legislativo unicamente per ciò che concerne la «privazione della vita, la libertà e la proprietà»; tutte le questioni legali che non toccano specificatamente questi ambiti non sono da considerare questioni inerenti il potere legislativo e il «Congresso può consegnare al Presidente, completamente e per sempre, quei poteri costituzionalmente conferiti». Equiparando in un passaggio, per ciò che concerne il potere di imporre dei dazi senza limitazione alcuna, il Presidente degli Stati Uniti al Re britannico.

A questo tema il giudice Gorsuch dedica la parte conclusiva della sua opinione. Se le cose stessero come propone il giudice Thomas, allora – scrive Gorsuch – «cosa ne facciamo del testo della Costituzione? La Sezione 1ª del primo articolo ascrive “tutto il potere legislativo qui conferito” al Congresso e a nessun altro».

E, riferendosi ai lavori dei primi Congressi degli Stati Uniti, per i quali la questione dei dazi era centrale, mette in luce che tutto ciò che riguarda il gettito fiscale e le tasse rappresenta una questione legislativa che pertiene al Congresso e solo al Congresso. E che il Congresso non ha il potere di cedere questo potere in toto e senza chiari limiti al Presidente.

L’opinione di Gorsuch si conclude con quello che il NYT ha definito essere un «requiem del Congresso», nel mostrarne una funzione costituzionale e il senso per la coesione della Nazione che esso sembra oggi aver dimenticato e non esercitare più.

***

«Tutte le decisioni più importanti che toccano i diritti e le responsabilità del popolo americano passano per il Congresso per una ragione. Certo, legiferare può essere cosa difficile e richiede tempo. E, certo, può essere allettante aggirare il Congresso quando sorge qualche problema pressante. Ma la natura deliberativa del processo legislativo rappresentava il fulcro della sua concezione. Attraverso questo processo, la Nazione può attingere alla saggezza congiunta dei rappresentanti eletti dal popolo – e non solo a quella di una parte o di una persona. Qui, la deliberazione tempera gli impulsi e il compromesso incanala il disaccordo in soluzioni fattibili. E, siccome le leggi devono guadagnarsi un simile ampio supporto per sopravvivere al processo legislativo, esse tendono a durare nel tempo; permettendo così alla gente comune di pianificare le loro vite in modi che non sono possibili quando le regole cambiano di giorno in giorno. Con tutto questo, il processo legislativo aiuta ad assicurare che ognuno di noi abbia la sua parte nelle leggi che ci governano e nel futuro della Nazione. (…) Se la storia è una guida, le cose cambieranno e verrà il giorno in cui coloro che sono oggi contrariati a causa della nostra decisione apprezzeranno il processo legislativo per quel baluardo della libertà che esso è».

***

Trump, secondo una parola usata da Gorsuch, sta cercando di «ingigantire» il proprio potere come presidente degli Stati Uniti; e la sua insofferenza, che talvolta rasenta il disprezzo, nei confronti del Congresso e del processo legislativo, reiterata anche in questa occasione, ne è l’indice evidente – e il caro prezzo che la Nazione e la sua architettura costituzionale stanno pagando.

Con una maggioranza repubblicana assicurata sia alla Camera dei rappresentanti che al Senato, e con una leadership del partito che ha adottato una strategia procedurale che impedisce ogni confronto deliberativo, Trump non avrebbe nessuna difficoltà ad assicurarsi tutto ciò che vuole attraverso il processo legislativo. Ma non lo fa perché, secondo la sua concezione di presidenza della Nazione, lui ha il diritto di non farlo.

Non lo fa, perché il tempo richiesto dalla deliberazione e dal processo legislativo non si confà alla declinazione digitale del potere che oggi sta prendendo il sopravvento – facendo così dell’architettura costituzionale della democrazia americana un’enorme distopia.

E, così facendo, si sta smantellando il baluardo della libertà – di questo è bene che siano consapevoli tutti, non solo i cittadini americani.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto