
Sfollamento dei bambini dal collegio della missione dehoniana di Nduye nella RD Congo.
Nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, in particolare nel Nord Kivu e nell’Ituri, la violenza dei gruppi armati continua a sconvolgere la vita delle popolazioni da quasi tre decenni.
Questa regione, profondamente segnata dalla storia missionaria dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, fu evangelizzata in particolare a partire dall’arrivo di monsignor Gabriel Grison in Congo nel 1897. A più di un secolo di distanza, i suoi figli spirituali continuano la loro missione tra la popolazione, in particolare a Kiragho, nella diocesi di Butembo-Beni, nonché a Mambasa e Nduye, nella diocesi di Wamba.
Tra i vari gruppi armati attivi in questa parte del Paese, le «Allied Democratic Forces/National Army for the Liberation of Uganda» (ADF/NALU) hanno particolarmente segnato la regione per la violenza dei loro attacchi. Dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico, questo gruppo armato ha progressivamente esteso il proprio raggio d’azione, in particolare da Beni verso i territori forestali dell’Ituri.
Negli ultimi mesi, la sua presenza si è avvicinata a Nduye, situata a circa cinquanta chilometri dal centro di Mambasa, rappresentando una minaccia crescente per le popolazioni e gli operatori pastorali.
***
Nduye, tuttavia, non è solo un nome su una mappa dei conflitti. È anche un luogo simbolo della missione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù e un luogo profondamente legato alla memoria del venerabile padre Bernard Longo, la cui tomba si trova proprio lì. In questa missione, i confratelli continuano a mantenere viva la sua eredità attraverso l’evangelizzazione, l’accompagnamento delle comunità e il servizio alle persone più vulnerabili.
La parrocchia Mater Dei, l’ospedale e il collegio che accoglie bambini indigeni (pigmei) sono altrettanti segni di una presenza ecclesiale che, da anni, cerca di ridare speranza e dignità alle popolazioni di questa regione.
Ma da martedì scorso questa presenza missionaria è stata travolta dalla brutalità degli scontri. I combattimenti che oppongono l’ADF alle forze armate congolesi e ugandesi hanno provocato un preoccupante deterioramento della situazione. Il villaggio di Nduye si è progressivamente svuotato dei suoi abitanti. Di fronte al pericolo, i confratelli impegnati nella missione, le suore e i bambini indigeni del collegio hanno dovuto lasciare Nduye e rifugiarsi a Mambasa. Questo spostamento, imposto dalle circostanze, lascia dietro di sé una missione momentaneamente deserta, ma non abbandonata.
In questa prova, la solidarietà di tutta la famiglia dehoniana vuole essere anche un segno di vicinanza. Venerdì 3 ottobre, padre Carlos Luis Suárez, superiore generale dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, ha rivolto un messaggio alla Congregazione, invitando i confratelli alla preghiera e alla solidarietà con le popolazioni e i missionari che affrontano questa nuova prova.
***
Al di là dei combattimenti e degli sfollamenti, è la vita umana a rimanere al centro delle preoccupazioni. A Nduye, come in tanti altri territori martoriati dell’est della RDC, le popolazioni aspirano semplicemente a vivere, a lavorare, a pregare e a educare i propri figli in pace.
Che le vite umane siano protette, che gli sfollati possano tornare alle loro case e che la pace torni in questa regione martoriata da troppo tempo.
In questo mese di ottobre dedicato al rosario, la famiglia dehoniana affida in modo particolare questa situazione alla vergine Maria, Nostra Signora del Santissimo Rosario. Possa Ella intercedere per le popolazioni in pericolo, per i missionari costretti ad abbandonare il loro luogo di apostolato, per i bambini e le persone vulnerabili, e possa Ella accompagnare con il suo manto materno tutti coloro che, nel cuore della prova, continuano a sperare nella pace.





