
Il volume Artificial Intelligence and Care of Our Common Home (Vita e Pensiero, Milano 2025), curato da Anna Maria Tarantola per la Fondazione Centesimus Annus e la rete delle Università cattoliche, SACRU, propone una riflessione sull’uso etico dell’intelligenza artificiale nei settori economico, educativo, finanziario e comunicativo. Agenzia SIR, 5 dicembre 2025.
C’è un’intelligenza che promette efficienza, ottimizzazione, profitto. E ce n’è un’altra – più esigente – che si chiede a servizio di chi e di cosa debbano essere poste le nuove tecnologie. Il volume Artificial Intelligence and Care of Our Common Home, curato da Anna Maria Tarantola, presidente della Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice, con il contributo della rete SACRU (Strategic Alliance of Catholic Research Universities), sceglie con chiarezza questa seconda via. Non per negare l’impatto dell’IA su industria, finanza, educazione e comunicazione, ma per proporre un discernimento che rimetta al centro la persona, la giustizia sociale, la custodia del creato.
L’opera raccoglie contributi di esperti di caratura internazionale, unendo rigore accademico e sensibilità pastorale. Al centro, il richiamo alla visione integrale dell’umano propria della Dottrina sociale della Chiesa. Non si tratta di un’indagine tecnica o economica, ma di un esercizio di responsabilità: chiedersi in che modo la tecnologia stia ridisegnando il lavoro, la formazione, le relazioni, e soprattutto la dignità delle persone.
L’IA non è neutrale, e i suoi effetti non sono astratti. Come evidenziano le pagine del volume, gli algoritmi possono rafforzare stereotipi o sanare iniquità, possono disumanizzare oppure promuovere il bene comune.

Nella prefazione, il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, invita a non cedere alla logica del determinismo tecnologico: «L’intelligenza artificiale non è semplicemente una sfida tecnologica, ma una questione profondamente antropologica e sociale». Di fronte all’illusione che l’IA risolva ogni problema, la sfida – ribadisce Tolentino – è educare a un uso che tenga conto della fragilità, della memoria e della speranza. La casa comune è un bene che richiede cura, non controllo.
Non è un caso che tra le righe emerga con forza il lessico della Laudato si’: conversione ecologica, economia integrale, interconnessione. L’innovazione, infatti, non può essere slegata dal contesto ambientale e antropologico in cui si sviluppa. L’automazione industriale, l’intelligenza predittiva nei mercati, le piattaforme digitali nella scuola o nei media: tutto ciò interpella scelte politiche, etiche e culturali.
Il contributo originale del volume sta proprio nella sua capacità di sintesi tra teoria e azione: a partire dai quattro ambiti analizzati (industria, finanza, educazione, comunicazione), si delineano piste concrete per una governance dell’IA ispirata ai principi della dottrina sociale. Una tecnologia buona è una tecnologia giusta. E per esserlo deve essere inclusiva, trasparente, accessibile, sostenibile.
Nell’epoca dei dati e degli automatismi, questo studio rappresenta una voce necessaria, ecclesiale e laica insieme, per ricordare che la vera intelligenza non è quella che replica l’uomo, ma quella che lo rispetta. La cura della casa comune, nella stagione dell’intelligenza artificiale, inizia da qui: dalla responsabilità condivisa verso l’umano che abita ogni algoritmo.






La IA. Y la “Intelligentia Cordis”
El cardenal portugués José Tolentino Mendonça, Prefecto del Dicasterio para la Cultura y la Educación, en su libro, Para os Caminhantes Tudo é Caminho, se propone dar una respuesta a la “complejidad” de los tiempos actuales, con un llamamiento a la esperanza. (*)
“Vivimos tiempos que nos exigen competencias… y escucha más atenta para encontrar respuestas que no sean superficiales o unívocas”.
El cardenal afirma que el impacto de la Inteligencia Artificial nos estimula a desarrollar una “inteligencia social”. “Hay una inteligencia que se amplía cuando pasamos del yo al nosotros”
Como Dehoniano, con una espiritualidad centrada nel Corazón de Jesús, me gustaría ampliar esta perspectiva social para un fructífero diálogo-debate con la IA, con la expresión “Intelligentia Cordis”, según las acertadas líneas de Dilexit nos y Dilexit te.
Esta renovada atención a la inteligencia emocional y al corazón humano nos amplía la mirada hasta comprender la sabiduría del corazón, como dice en la sinopsis de su libro el card Tolentino:
“Llegará el momento que comprenderemos que la sabiduría es amar todo. Es saludar los días sin olvidar la importancia de las horas; contemplar los grandes torrentes sin dejar de agradecer cada gota de rocío; apreciar el pan sin olvidar el sabor de las migajas”. (* ver reseña en Religión Digital, 28/11/2025)
Maurizio Mastrofini ha perfettamente ragione
Mi colpisce – a quel che sembra – che ognuno vada per conto proprio. Nella Chiesa e nel Vaticano, troppi diversi attori si occupano di IA, senza alcun tipo di coordinamento, anzi in competizione. Del resto anche il Papa sembra fare lo stesso, affrontando l’argomento con i più diversi gruppi ai quali parla, senza che nei discorsi o pronunciamenti ci siano riferimenti interni. In assoluto il primo ente vaticano ad occuparsi di IA è stata la Pontificia Accademia per la Vita addirittura nel 2020, tempi non sospetti. Ma chi se ne ricorda più? Certo, colpa anche della Pontificia Accademia stessa: dopo l’era Paglia, tutte le attività cadono nell’oblio. Chi si ricorda che la Pontificia Accademia per la Vita ha dato vita (è il caso di dirlo!) ad una Fondazione, per di più Vaticana, su IA? Chi li conosce? Che fanno? Non si sa. Così altri occupano uno spazio sulla tematica, invece di coordinarsi: Dicasteri Cultura e Dottrina Fede con il documento di inizio 2025, Fondazione Centesimus Annus e via dicendo. Ma coordinarsi no? Troppo difficile. Il risultato è una sovrapposizione ed una confusione. Con un dato su cui davvero riflettere: la Pontificia Accademia per la Vita ha impegnato le aziende firmatarie del suo appello del 2020 su una visione etica. Ma non c’è stata mai una verifica sul rispetto da parte delle aziende stesse e sulle problematiche successive. Sembra la linea di “avviare processi” e poi dimenticarsi di averli avviati… E mai una capacità del Vaticano di mettere tutti i suoi attori sullo stesso tavolo per coordinarsi. So che na volta si fece una riunione, nel 2024, poi più niente. In teoria nel Governatorato c’è una commissione ma non se ne conoscono i partecipanti. Insomma, mentre il mondo aziendale va avanti e fa il suo mestiere di fare soldi, il Vaticano fa il suo mestiere di predicare e basta. Gli appelli etici di fronte al denaro, devono diventare vincolanti con strategie precise e coordinate. Ma tanto è inutile, non si riesce a farlo capire. Vorrei essere smentito con dei fatti…