Il papa in Francia: catecumeni, la conferma

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Foto Vatican Media.

Fra gli appuntamenti più attesi della visita di papa Leone XIV in Francia (25-28 settembre) c’è stato l’incontro con i 400 membri dell’Assemblea ecclesiale appartenenti a nove delle diocesi dell’Ile-de-Fance che fra ottobre e maggio prossimo affronteranno l’esperienza e il tema delle domande di battesimo.

Quello dei catecumeni e dei neofiti è un fenomeno che è emerso soprattutto negli ultimi cinque anni: nel paese si è passati da 4.500 battesimi degli adulti nel 2020 ai 21.300 nel 2026. Il papa li ha incontrati all’Institut Catholique sabato 26 settembre ricevendo da loro il documento introduttivo del loro lavoro. Con una triplice e importante conferma.

Anzitutto sulla importanza del segnale che la crescita delle domande di battesimo per gli adulti indica, mentre continua il calo della richiesta per i bambini (da 380.000 a 180.000 in pochi anni). In secondo luogo sulla pertinenza e qualità delle risposte che le diocesi e l’intera Chiesa nazionale hanno messo in campo: l’Instrumentum laboris, ad esempio, ha visto l’apporto di 46.000 persone fra battezzati, neofiti, “ricomincianti”, accompagnatori, preti e religiosi/e.

Infine la conferma sul patrimonio di riflessione e sperimentazione sull’iniziazione ecclesiale in Francia che rimonta agli anni ‘40-’50 del secolo scorso poi sviluppata dalla Lettera ai cattolici di Francia del 1996 e dalla contemporanea edizione del rito di iniziazione cristiana degli adulti (in sigla, RICA) fino all’attuale scelta dei vescovi per una Chiesa «in stato di iniziazione».

Annuncio del kergima e rinnovamento delle comunità

Nel successivo incontro con i vescovi ha ripreso il segno incoraggiante del catecumenato: «È una grazia e una gioia per tutto il popolo di Dio. È importante che abbiate cura di accompagnare questa grazia in particolare attraverso l’accoglienza di giovani in comunità vive, che praticano la carità e vivono la solidarietà» oltre a un solido insegnamento dottrinale.

Tornando al discorso all’Institut Catholique, dopo lo stupore per l’opera imprevedibile dello Spirito, il papa sottolinea l’opportunità e la missione del fenomeno. L’opportunità di un rinnovamento delle comunità che accolgono e la missione di una comunicazione diretta del Vangelo, del kerigma. Con una particolare attenzione al ruolo degli accompagnatori e alla loro maturità cristiana ma soprattutto con la cura che dopo il battesimo non ci sia nei neofiti l’esperienza di un vuoto.

«Occorre dunque accompagnare e integrare pienamente queste persone nelle nostre comunità e nelle nostre assemblee oranti dopo il battesimo, offrendo loro uno spazio familiare e una formazione il più possibile integrale, capace di abbracciare i diversi aspetti della vita cristiana e favorire l’unificazione fra la loro fede e la loro vita».

Allargare quindi l’esperienza all’insieme dei sacramenti, alla ricchezza della dottrina e alle diverse dimensioni dell’agire morale. Il percorso formativo e di vita post-battesimale deve avvenire in particolare nella liturgia. «La liturgia in effetti non può essere intesa come una realtà “successiva” alla catechesi, nella quale applicare quanto è stato appreso lungo il percorso. Al contrario, essa manifesta e attualizza il mistero della Pasqua di Cristo e, pertanto, è un evento capace di dischiudere il senso della buona notizia e della vita stessa di Dio. Con i suoi ritmi, i suoi linguaggi e i suoi riti, la liturgia è parte del cammino stesso di conversione e di preparazione ai sacramenti».

Nel già citato Instrumentum laboris si indica il battesimo come il sacramento dell’unione a Cristo che introduce alla vita con Dio e dona la forza e la grazia di lottare col male e attraversare la tentazione. Si accenna anche ad altri “due battesimi” di supplenza: quello del sangue che il martire attraversa e che supplisce l’assenza del battesimo con acqua e lo Spirito e il “battesimo di desiderio”, quando il catecumeno, per varie ragioni, non è in grado di pervenire alla celebrazione sacramentale.

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