Il giardino incantato di Italo Calvino

di:

italo calvino

Si chiamava Italo ed era nato dall’altra parte del mondo… Potrebbe iniziare così la storia di uno dei più grandi scrittori del nostro Novecento, di cui ricorrono in questo mese di ottobre i cento anni dalla nascita.

L’affaire Calvino

Si chiamava Italo Calvino ed era nato il 15 ottobre 1923 a Santiago de las Vegas, una piccola città ad una ventina di chilometri da L’Avana, sull’isola di Cuba.

Il padre Mario, originario di Sanremo, dopo la laurea in scienze agrarie aveva assunto l’incarico di direttore della Cattedra ambulante di Agricoltura della provincia di Imperia – istituzione nata alla metà dell’Ottocento allo scopo di incrementare le conoscenze agronomiche fra i piccoli agricoltori.

Poco più che trentenne, nel 1909, Mario Calvino decise di trasferirsi dall’altra parte del mondo, prima in Messico e poi nell’isola di Cuba. La decisione, motivata apparentemente da ragioni professionali, era maturata, in realtà, a seguito di un intricato affare internazionale di cui solo in tempi recenti si sono potuti tracciare i contorni in modo preciso.

Nel febbraio del 1908 a Pietroburgo era stato arrestato un anarchico, accusato di aver organizzato un complotto per attentare alla vita dello zar Nicola II e del ministro della Giustizia. Dai documenti in suo possesso – un passaporto rilasciato a Porto Maurizio (Imperia) nel settembre 1906 – l’uomo venne identificato con un certo Mario Calvino, nato a San Remo nel 1875. Sottoposto a processo per direttissima, l’accusato fu giustiziato per impiccagione pochi giorni dopo l’arresto.

Nel frattempo, a Sanremo, la Questura era entrata in contatto con un omonimo Mario Calvino, agronomo, ivi residente. Rimane agli atti una deposizione dal tono quasi fiabesco in cui il Calvino agronomo ligure raccontava che, durante un viaggio in treno, aveva incontrato alcuni russi, tra i quali vi era un ricco proprietario terriero. Questi, venuto a conoscenza della sua attività di botanico, gli aveva proposto di recarsi in Russia per avviare la sperimentazione di nuove forme di coltivazione della vite. Proprio per tale motivo, proseguiva Calvino, egli aveva richiesto e ottenuto il passaporto, che gli era stato sottratto dal russo in un incontro successivo e il cui furto, a causa dei mille impegni della sua vita, aveva dimenticato di denunciare.

Troppi punti della deposizione risultavano poco chiari, se non addirittura inverosimili. Quali erano i veri legami che univano il giovane agronomo sanremese con il rivoluzionario impiccato a Pietroburgo, che portava documenti intestati all’italiano Mario Calvino ma che, grazie alle indagini, era stato identificato con l’anarchico russo Vsevolod Vladimirovič Lebedintzev, detto «Cirillo»?

mario calvino

Mario Calvino, la moglie Eva Mameli e il figlio Italo

La situazione si andava facendo piuttosto rischiosa per Mario Calvino, che decise, così, di lasciare l’Italia. Il figlio Italo, con ligure riserbo, non diede mai troppa enfasi a questo episodio della biografia paterna; in una lettera scritta molti anni dopo la morte del padre annotò, però, queste parole:

«Mi proponevo di fargli raccontare dettagliatamente la sua vita avventurosa (che poteva darmi materia per più d’un romanzo!) ma tardai troppo a mettere in atto questo proposito anche perché non abitavo più a San Remo e lo vedevo di rado. A settantacinque anni fu colpito da trombosi ed era ormai troppo tardi. M’è rimasto il rimorso di non aver raccolto le sue memorie».

Imbarcatosi per l’America nel gennaio 1909, Mario Calvino raggiunse il Messico – dove non mancò di partecipare alla rivoluzione di Pancho Villa – e poi, nel 1918, si trasferì a Cuba, chiamato a dirigere la Stazione Agronomica Sperimentale di Santiago de Las Vegas, presso l’Avana. A Cuba, nel 1920, si sposò con Eva Mameli.  Ma qui bisogna raccontare un’altra storia.

Eva Mameli

La madre di Italo Calvino, Eva Mameli, nata a Sassari, laureata in Fisica e Matematica all’Università di Cagliari e in Scienze Naturali all’Università di Pisa, fu la prima donna italiana ad ottenere, nel 1915, la libera docenza in botanica. La passione profusa negli studi naturalistici le valse numerosi riconoscimenti, che le diedero notevole fama nell’ambiente scientifico. Fu proprio per cercare di incontrarla e poterla conoscere che, nel 1920, cogliendo l’occasione di un convegno di botanica, Mario Calvino compì un breve viaggio in Italia.

Da quel fuggevole incontro sortì una offerta di collaborazione al suo lavoro di ricerca sulle piante tropicali, comprensiva di proposta di matrimonio e di trasferimento a Cuba. Eva Mameli accettò e nell’ottobre del 1920 era a Cuba, sposata con Mario Calvino.

La scelta di chiamare Italo il primogenito veniva dal desiderio di mantenere una sorta di legame ideale con la patria lontana, quasi nel timore di non potervi più fare ritorno. Ma un paio di anni dopo la nascita di Italo, nel 1925, i coniugi Calvino rientrarono in Italia, a Sanremo.

Mario Calvino riprese il progetto, elaborato già quindici anni prima, di una Stazione sperimentale di floricultura, contribuendo alla diffusione delle pratiche florovivaistiche nel tratto del Ponente ligure che verrà poi chiamato Riviera dei Fiori.

Eva Mameli ebbe la direzione dell’Orto botanico dell’università di Cagliari e vinse il concorso per una cattedra di botanica nel capoluogo sardo; la nascita del secondogenito Floriano, futuro geologo, la costrinse, però, a rinunciare all’incarico. Proseguiva, intanto, la sua collaborazione alla Stazione sperimentale diretta dal marito, insieme al quale fondò la Società italiana amici dei fiori e la rivista Il Giardino Fiorito, pubblicata dal 1931 al 1947.

eva mameli

Donna austera e di grande rigore professionale, Eva Mameli Calvino fu una pioniera nell’impegno a tutela della avifauna; scrisse numerose pubblicazioni attraverso le quali mise in evidenza la relazione vitale tra uccelli e giardini, l’utilità degli uccelli insettivori in agricoltura e nel giardinaggio, e i danni irreparabili della caccia.

«In un giardino senza uccelli si sente che qualcosa manca alla unita armonia dei colori e delle forme naturali: appena un cinguettio rompe il silenzio o un gorgheggìo si leva, guardiamo all’ospite come a un amico che viene a tenerci compagnia e desideriamo in cuor nostro che ci resti a lungo. Purtroppo i giardini senza uccelli sono molti in Italia. Con una caccia sistematica, continuata per secoli, incoscientemente, con tutti i mezzi e in tutte le stagioni, abbiamo distrutto un patrimonio prezioso».

Sanremo, Villa La Meridiana

A Sanremo i Calvino acquistarono una villetta in stile liberty immersa in un grande parco, a mezza via tra il mare e la montagna, tra la rumorosa vita cittadina e il silenzio del podere che il padre dello scrittore coltivava ad orti e ulivi nella campagna alle spalle della città.

Oggi la villa, con il suo giardino incantato di araucarie, magnolie, limoni, bouganville, rosmarini, agavi, essenze aromatiche e piante tropicali, non esiste più, fagocitata dalla speculazione edilizia e da un’urbanizzazione spietata che non risparmia nulla e nessuno.

Ma la matrice della magica originalità della narrativa calviniana, la sua capacità di assumere il reale, tutto e senza sconti, trasfigurandolo nella dimensione del simbolo e della fiaba, non può essere compresa senza rivolgere lo sguardo a quel primo, quasi fantastico, grumo di vicende biografiche, in cui la singolarità delle avventure famigliari e la non comune personalità dei genitori fa da sfondo a un profondo senso di rispetto per la natura, respirato giorno dopo giorno nella confidenza quotidiana con le piccole e grandi creature del mondo vegetale e animale di Villa La Meridiana.

fratelli calvino

Italo Calvino col fratello Floriano

Quando, a ventidue anni, al termine della guerra e dell’esperienza partigiana, il giovane Calvino lasciò Sanremo per trasferirsi a Torino, dove ebbe inizio la sua collaborazione con la casa editrice Einaudi, le sue prime opere i racconti di Ultimo viene il corvo, il romanzo Il sentiero dei nidi di ragno – appaiono già toccate dalla insuperata, pensosa, leggerezza che contraddistinguerà tutte le prove della maturità.

Cifra indelebile della scrittura calviniana è la capacità di trapassare continuamente dal piano del reale a quello dell’immaginifico e del simbolico, e viceversa, senza soluzione di continuità. Personaggi e luoghi, usciti dalla nuda realtà, entrano nei suoi racconti come trasfigurati.

Così, anche la guerra partigiana può diventare una fiaba, feroce come solo le fiabe sanno essere, se a guardarla sono gli occhi di un bambino, il piccolo Pin, protagonista del Sentiero dei nidi di ragno. Così, la natura non appare mai come anonimo fondale, funzionale alla spazialità narrativa, ma è sempre anima viva della stessa trasfigurazione magica del reale, come nel meraviglioso racconto Il giardino incantato:

«Tutto era così bello: volte strette e altissime di foglie ricurve d’eucalipto e ritagli di cielo; restava solo quell’ansia dentro, del giardino che non era loro e da cui forse dovevano esser cacciati tra un momento. Ma nessun rumore si sentiva. Da un cespo di corbezzolo, a una svolta, s’alzò un volo di passeri, con gridi. Poi ritornò silenzio. Era forse un giardino abbandonato?»

Così, nella pesantezza e nell’opacità del mondo è dato di intravedere la speranza di una vividezza, di una forza innocente, di una gioia pura, per quanto fragile e peritura. Come nel bellissimo episodio di Marcovaldo ovvero Le stagioni in città, intitolato La pioggia e le foglie, dove la vita alienata di Marcovaldo sembra trovare riscatto nella cura di una pianta senza nome collocata nell’ingresso della sua ditta.

Marcovaldo innaffia la pianta ogni giorno, ne spolvera le foglie sane, raccoglie tristemente le foglie cadute, sente tutta la sofferenza della pianta perché sa che «a star lì, tra la tenda e il portaombrelli, le mancavano luce, aria e rugiada», e prova compassione per lei, quasi fosse una persona di famiglia.

Un giorno di pioggia Marcovaldo chiede il permesso di portare la pianta all’aperto. E all’aperto la pianta rivive, le crescono nuove foglie, si fa lucida, vigorosa. Allora Marcovaldo decide di caricarsela sul motorino e, con la pianta legata dietro alle spalle, si mette ad inseguire le nuvole di passaggio sulla città.

Bagnata dalla pioggia, la pianta diventa grande, sempre più grande, un albero enorme che si sposta in città legato a un motorino. In quello sforzo di crescita quasi sovrumano, la pianta, però, esaurisce tutte le sue energie. Ad una ad una le foglie cominciano a staccarsi, ed è la fine.

Una fine che è come una festa, un tripudio d’arcobaleno, con le foglie d’oro che, a centinaia, brillano luminose sul fondo nero dell’asfalto cittadino:

«Si staccò anche l’ultima foglia che da gialla diventò color d’arancio poi rossa violetta azzurra verde poi di nuovo gialla e poi sparì».

italo calvino

Print Friendly, PDF & Email

Un commento

  1. Laura 16 ottobre 2023

Lascia un commento

Questo sito fa uso di cookies tecnici ed analitici, non di profilazione. Clicca per leggere l'informativa completa.

Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici ed analitici con mascheratura dell'indirizzo IP del navigatore. L'utilizzo dei cookie è funzionale al fine di permettere i funzionamenti e fonire migliore esperienza di navigazione all'utente, garantendone la privacy. Non sono predisposti sul presente sito cookies di profilazione, nè di prima, né di terza parte. In ottemperanza del Regolamento Europeo 679/2016, altrimenti General Data Protection Regulation (GDPR), nonché delle disposizioni previste dal d. lgs. 196/2003 novellato dal d.lgs 101/2018, altrimenti "Codice privacy", con specifico riferimento all'articolo 122 del medesimo, citando poi il provvedimento dell'authority di garanzia, altrimenti autorità "Garante per la protezione dei dati personali", la quale con il pronunciamento "Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento del 10 giugno 2021 [9677876]" , specifica ulteriormente le modalità, i diritti degli interessati, i doveri dei titolari del trattamento e le best practice in materia, cliccando su "Accetto", in modo del tutto libero e consapevole, si perviene a conoscenza del fatto che su questo sito web è fatto utilizzo di cookie tecnici, strettamente necessari al funzionamento tecnico del sito, e di i cookie analytics, con mascharatura dell'indirizzo IP. Vedasi il succitato provvedimento al 7.2. I cookies hanno, come previsto per legge, una durata di permanenza sui dispositivi dei navigatori di 6 mesi, terminati i quali verrà reiterata segnalazione di utilizzo e richiesta di accettazione. Non sono previsti cookie wall, accettazioni con scrolling o altre modalità considerabili non corrette e non trasparenti.

Ho preso visione ed accetto