Mozambico: una Chiesa che cresce in un Paese sotto pressione

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P. Giuseppe Meloni, religioso e presbitero dehoniano, vive a Maputo, in Mozambico, da diversi anni inserito in una comunità impegnata in servizi pastorali e missionari, con un forte impegno nella animazione pastorale della Parrocchia del Buon Pastore e della Comunità Maria Ausiliatrice affidate ai padri dehoniani nel 2013. Da sei anni è direttore generale dell’Instituto Superior Dom Bosco di Maputo, università salesiana con oltre 1.400 studenti, che offre corsi di laurea, master e certificati psicopedagogici, promuovendo eccellenza accademica, valori cristiani e responsabilità sociale. Nel suo recente passaggio dall’Italia gli abbiamo chiesto di raccontarci la situazione politica ed ecclesiale del Mozambico a partire dalla sua esperienza.

Un Paese in forte tensione politica e sociale

La fine del 2024 ha segnato un passaggio delicato per il Mozambico. Sulla scena pubblica è emersa la figura di Venancio Mondlane, pastore protestante, inizialmente legato alla RENAMO, storico partito di opposizione. Dopo essere stato messo ai margini dal partito, Mondlane ha trovato sostegno nel partito PODEMOS, dando vita al movimento popolare non violento «Anamalala», termine della lingua Makhuwa che si può tradurre: «Ora basta!».

Il nome stesso del movimento esprime bene il sentimento diffuso nel Paese: stanchezza verso corruzione, ingiustizia sociale e assenza di prospettive. Anamalala ha saputo catalizzare il malcontento di ampi strati della popolazione, in particolare giovani, disoccupati, periferie urbane e comunità rurali, diventando rapidamente un fenomeno nazionale. Nonostante l’ampio consenso, l’esito elettorale non è stato riconosciuto ufficialmente.

Alle elezioni del 9 ottobre 2024, il FRELIMO (Frente de Libertação de Moçambique), al potere dal 1975, ha confermato la sua supremazia: Daniel Chapo, candidato del partito, ha ottenuto circa il 65-70% dei voti presidenziali e 195 seggi su 250 in Parlamento, consolidando il controllo sulle istituzioni.

Una delle novità più significative è stata la performance del Partito PODEMOS, che ha sostenuto Mondlane. Con circa 24% dei voti presidenziali e 31 seggi parlamentari, ha rappresentato una rottura nel tradizionale duopolio FRELIMO – RENAMO, raccogliendo consenso soprattutto tra i giovani e nelle aree urbane. Il partito ha pubblicato anche una propria conta dei voti, più favorevole, ma non riconosciuta dalle autorità elettorali.

Rispetto al passato, i due storici partiti di opposizione hanno subito pesanti riduzioni: RENAMO circa 5-6% dei voti e una ventina di seggi, MDM circa 3-4% e pochi seggi parlamentari. Questo quadro segna un cambiamento significativo nello scenario politico: una nuova forza giovanile e «trasversale» mette in discussione il tradizionale sistema bipartitico.

I risultati sono stati fortemente contestati, con proteste e scontri con le forze di sicurezza. Dopo una prima fase di manifestazioni pacifiche, la risposta del governo è stata dura, e il confronto-scontro è andato avanti per 2 mesi in un crescendo di violenza e aggressività, culminando nell’antivigilia di Natale 2024, con uno tsunami di guerriglia urbana, saccheggi, distruzione di infrastrutture, morti e feriti. Sono stati mesi particolarmente drammatici per il Paese. Lo scorso 15 gennaio 2025, Chapo ha giurato come presidente e, dopo un incontro con Mondlane, si è avviato un dialogo graduale. La situazione si è parzialmente rasserenata. Ma i problemi restano e la sensazione è quella di un Paese seduto su una bomba sociale, pronto a esplodere in qualsiasi momento.

Povertà strutturale, diritti umani e sviluppo umano

La crisi politica si inserisce in un contesto sociale fragile. Il Mozambico ha un Indice di Sviluppo Umano (HDI) tra 0,46 e 0,49, tra i più bassi al mondo, con gravi lacune in salute, istruzione e reddito.

  • Oltre il 60% della popolazione vive in povertà multidimensionale, che comprende carenze in salute, istruzione e condizioni di vita dignitose.
  • La maggioranza vive con meno di 1 USD al giorno.
  • Solo una minoranza delle comunità rurali ha elettricità o acqua potabile sicura; molte regioni mancano di infrastrutture sanitarie adeguate.
  • L’istruzione è limitata: oltre il 40% dei bambini non completa la scuola primaria.
  • Tassi di mortalità infantile e materna tra i più alti al mondo; HIV/AIDS colpisce 11% della popolazione 15–49 anni…ma tra i dati ufficiali e la percezione sul campo vi sono ampie disparità.
  • Oltre l’80% della forza lavoro è impiegata in lavori vulnerabili o informali, senza protezione sociale.

I giovani affrontano sfide particolarmente severe: pochi accedono all’istruzione superiore, molti non trovano lavoro stabile e sopravvivono con attività informali o migrazioni interne/esterne. Diritti fondamentali come salute, lavoro, istruzione e vita dignitosa restano irraggiungibili per molti, alimentando frustrazione e tensioni sociali.

Violenza nel Nord del Paese e crisi umanitaria

Al Nord del Mozambico, nella Provincia di Cabo Delgado, da oltre otto anni è attiva un’insurrezione armata di matrice islamista, collegata allo Stato Islamico (ISM). Gli attacchi includono un lungo elenco di efferatezze: assalti a villaggi, incendi, saccheggi; decapitazioni, rapimenti, reclutamento forzato di bambini; distruzione di infrastrutture e case.

Le motivazioni che sostengono questa situazione spaziano dall’ideologia alla marginalizzazione socio-economica e alla competizione sulle risorse naturali, soprattutto gas e minerali. La combinazione di povertà, esclusione e mancanza di prospettive rende molti giovani vulnerabili alle predicazioni estremiste (ne avevamo parlato in una intervista con il vescovo di Beira, mons. Claudio dalla Zuanna, su SettimanaNews − ndr).

Gli effetti sono drammatici: oltre 1,3 milioni di sfollati interni dal 2017, con picchi recenti di 100.000 nuovi sfollati in poche settimane; oltre 6.000 morti documentate; gravissime conseguenze sui bambini: famiglie spezzate, separazioni, scarsità di cibo, acqua, servizi sanitari e protezione.

Chiesa che cresce, non senza fatiche

Nonostante le difficoltà, la Chiesa cattolica in Mozambico continua a crescere.

È stata recentemente creata la nuova diocesi di Alto Molócuè in Zambesia (487.000 battezzati su 1,2 milioni di abitanti) ed è prevista la creazione prossima della diocesi di Caia a Sofala. Si regista inoltre un crescente numero di seminaristi (erano 90 nella diocesi di Maputo all’inizio del 2025).

Tuttavia, ci sono sfide: clericalismo, gestione dei beni ecclesiali, avanzata dell’Islam in alcune aree e proliferazione di sette. La maggioranza dei vescovi è oggi mozambicana, segno di maturità della Chiesa locale.

Recentemente la Conferenza Episcopale Mozambicana ha elaborato una «Guida politica per il dialogo nazionale», indicando alcune priorità concrete:

  • riforme dello Stato e del sistema elettorale;
  • gestione equa delle risorse naturali;
  • inclusione economica dei giovani e delle donne;
  • promozione della riconciliazione e unità nazionale.

La Chiesa cerca così di essere protagonista nella costruzione di pace, giustizia e dignità, intrecciando Vangelo e questioni civili.

La Provincia dehoniana: autonomia e fragilità

La Provincia mozambicana è ora pienamente nelle mani dei confratelli mozambicani, con Provinciale, Economo e Superiori locali. Tuttavia, emergono fragilità strutturali nella gestione economica: mancano trasparenza, controlli, revisione dei bilanci e reale partecipazione della popolazione locale alle opere della Congregazione. Lo strumento profetico della Cassa Comune non ha ancora prodotto quel senso autentico di condivisione dei beni e partecipazione attiva (dare-avere) che le permetterebbero di funzionare bene.

Abbiamo avuto 5 ordinazioni sacerdotali e 2 diaconi prossimi all’ordinazione. La formazione dei giovani è curata con attenzione, e la provincia partecipa attivamente alle dinamiche internazionali della Congregazione. Si pensa anche a una nuova missione in Zambia.

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