
Quello che sta accadendo nello stato del Minnesota è ormai noto, così come l’uccisione di Alex Pretti a pochi giorni di distanza da quella di Renee Good. Si tratta del secondo caso di uso della forza da parte di agenti federali che ha provocato la morte di una persona a Minneapolis.
Facendo seguito a un mio recente articolo,[1] mi permetto di approfondire ulteriormente il tema in questione.
Dopo l’uccisione di Alex Pretti, gli esponenti governativi hanno nuovamente sostenuto, in favore degli agenti, l’argomento della “legittima difesa”.
La portavoce del Dipartimento della sicurezza interna, Tricia McLaughlin, ha dichiarato che gli agenti[2] avevano aperto il fuoco contro Pretti perché aveva in mano una pistola e temevano per la loro vita. Agendo per legittima difesa, avrebbero sparato dopo una «lotta armata» con un uomo che «si è avvicinato agli agenti della US Border Patrol con una pistola»; avrebbero cercato di disarmare Pretti, ma lui «ha resistito violentemente».[3]
L’amministrazione Trump, e il presidente stesso, hanno confermato la stessa versione dei fatti. Su Truth il presidente ha postato una foto dell’arma sottratta a Pretti definendola «la pistola dell’attentatore, carica (con due caricatori pieni in più!)», e chiedendosi «di cosa si tratta?», criticando la polizia locale perché non avrebbe protetto gli agenti federali.[4]
Anche in questo caso, come avvenuto per l’uccisione di Renee Good, gli esponenti governativi hanno richiamato l’argomento della legittima difesa. È inutile dire che le immagini che circolano in rete smentiscono tale tesi.[5] Niente di nuovo.
Quello che però sta emergendo, a partire dagli ultimi video che stanno circolando in rete, è che Pretti, alcuni giorni prima di essere ucciso, aveva già avuto uno scontro con agenti federali durante le manifestazioni di protesta avvenute nei giorni successivi all’uccisione di Good.[6]
Cosa dicono le immagini
Le immagini riprendono Pretti mentre provoca gli agenti: li insulta, sputa e prende a calci un veicolo della polizia federale. Pochi istanti dopo, un agente esce dal mezzo e ne segue una colluttazione dalla quale riesce a divincolarsi. Si può inoltre notare la pistola che portava nella fondina, probabilmente la stessa arma che gli verrà sottratta poco prima dell’uccisione.[7]
Quello che ritengo problematico e preoccupante è che, di fronte a queste immagini, emerge una certa lettura, come se quanto accaduto nei giorni precedenti dovesse costituire un’attenuante per ciò che è successo dopo – ovvero la sua uccisione. Detto in altri termini: siccome Pretti ha provocato gli agenti nelle proteste dei giorni precedenti, allora “se l’è cercata”.
Commentando tali immagini, il presidente Trump ha definito Pretti un «agitatore» (agitator), un «insurrezionista» (insurrectionist) e un individuo «folle» (crazed), elogiando la compostezza dell’agente ICE.[8] Ha poi dichiarato che la «reputazione di Pretti è crollata», scaricando di fatto su di lui la responsabilità della propria morte.[9]
La questione è piuttosto delicata. In realtà, da un punto di vista morale, le provocazioni precedenti potrebbero addirittura aggravare la posizione degli agenti federali, e cercherò di spiegare il perché.
Le immagini dell’uccisione testimoniano chiaramente che Pretti è stato colpito da una decina di colpi di pistola, esplosi da almeno due agenti, in un momento in cui era già stato atterrato e disarmato e non poteva rappresentare più alcun pericolo.
Dalla sequenza degli eventi possiamo facilmente osservare: Pretti si frappone tra alcuni agenti e delle donne; viene colpito con spray urticante; viene atterrato; gli viene sottratta la pistola che portava con sé e che non ha mai impugnato (in mano aveva il cellulare); vengono esplosi i colpi mortali.
È legittima difesa, quando…
Voglio ricordare – così come già detto nell’articolo precedente –, che si può sostenere la legittima difesa solo 1) quando il pericolo è in atto (non passato); 2) come unico mezzo disponibile per respingere l’offesa; 3) con proporzionalità della forza usata rispetto al pericolo.
Nel caso di Pretti nessuno di questi elementi appare rilevabile al momento degli spari: quando è stato colpito era già a terra disarmato, e non rappresentava alcuna aggressione in atto; la forza usata non era necessaria, poiché era già stato disarmato (ricordiamo che in Minnesota è legale portare un’arma con sé se si ha il permesso di farlo e Pretti lo aveva); il numero elevato di spari lascia emergere una totale assenza di proporzionalità.
Inoltre, la legittima difesa non si fonda su giudizi morali circa la bontà o la malvagità delle persone coinvolte. Le categorie di “vittima innocente” e di “ingiusto aggressore” non vanno intese in senso morale, ma puramente oggettivo: indicano semplicemente il rapporto in cui una persona viene aggredita senza averlo provocato in quel determinato momento (non nel passato).
Occorre precisare che il significato del termine «provocato» nel contesto della legittima difesa non si riferisce a comportamenti provocatori (come sputi, calci, insulti), ma “provocare” in senso di minaccia oggettiva alla vita altrui. Solo chi attenta concretamente alla vita dell’altro “provoca” una necessaria risposta con uso della forza.
L’aggredito non è “innocente” perché moralmente irreprensibile – sul piano teologico, infatti, nessuno è propriamente senza peccato –, ma perché innocente rispetto all’aggressione subita. Analogamente, l’aggressore non è “ingiusto” perché grande peccatore, ma perché sta compiendo oggettivamente un’azione di uso sproporzionato della forza.[10]
Questi elementi confermano che siamo ben lontani dal poter parlare di legittima difesa o di provocazione, così come sostenuto dalla narrazione diffusa sui social media secondo cui Pretti sarebbe il principale responsabile di quanto gli è accaduto.
A mio avviso, invece, quelle immagini rafforzano un sospetto più che legittimo. Infatti, fin dalle prime ricostruzioni dell’uccisione, ciò che attira l’attenzione è il numero di colpi esplosi: eccessivi. Essi vanno ben oltre il semplice abuso dell’uso della forza. Una tale scarica di proiettili può testimoniare soltanto un forte coinvolgimento emotivo degli agenti o un atto dimostrativo di forza.
Inizialmente, questa ipotesi poteva apparire fragile, in assenza di un collegamento dimostrabile, eppure mi lasciava un dubbio. Ora però, con le nuove immagini, è possibile ipotizzare con maggiore sicurezza che Pretti fosse già noto agli agenti federali.[11] Alla luce di questo, la scarica di colpi esplosi sembra tratteggiare con maggiore chiarezza i contorni della vendetta e della giustizia sommaria.
Non sarebbe la prima volta, invocare la legittima difesa per coprire una vendetta o affermare la propria forza. A questo proposito, parlando della formazione della coscienza morale e della legittima difesa, scrive Sergio Bastianel: «Occorre la consapevolezza che il valore della vita dell’altro è più grande di qualsiasi altro valore proprio, eccetto la vita, e del fatto che in ogni caso non è mai legittimato l’odio (o il rancore, o la vendetta)».[12]
[1] https://www.settimananews.it/societa/sulla-legittima-difesa/
[2] Si tratta della United States Border Patrol (USBP), polizia federale statunitense che controlla i confini per prevenire gli ingressi irregolari e il contrabbando.
[3] https://www.pbs.org/newshour/nation/a-second-u-s-citizen-was-killed-by-federal-forces-in-minneapolis-heres-what-we-know
[4] https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/115951636521315703
[5] https://www.youtube.com/watch?v=GtwLEObh77o
[6] https://www.youtube.com/watch?v=oyYCu_QSdsQ
[7] https://tg.la7.it/esteri/alex-pretti-video-litigio-agenti-ice-minneapolis-29-01-2026-251725
[8] https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/115982625271651077
[9] https://thehill.com/homenews/state-watch/5714730-donald-trump-alex-pretti-video-minnesota-immigration-enforcement/
[10] Cf. S. Bastianel, Coscienza, onestà, fede cristiana. Corso fondamentale di etica teologica, a cura di D. Abignente, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2018, 195.
[11] Con questo non intendo affatto affermare che gli agenti coinvolti nelle colluttazioni precedenti siano necessariamente gli stessi dell’uccisione, ma semplicemente sostenere che Pretti fosse già noto ai federali, così come è emerso successivamente che anche Renee Good era già nota agli agenti dell’ICE.
[12] S. Bastianel, Coscienza, onestà, fede cristiana. Corso fondamentale di etica teologica, a cura di D. Abignente, Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2018, 197.





