Messianismi di destra e sinistra

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Davvero il Novecento non passa mai? È per questo che emergono russofobia e ucrainofobia? Della prima ne fece le spese papa Francesco, accusato di essere filo russo per aver ricordato tra le cause del conflitto, tramite le parole di un suo interlocutore, l’espansione della Nato a est, un fatto abbastanza ovvio, e ancor di più per la fraintesa metafora della bandiera bianca.

Ne parlò per indicare la necessità di uscire dalla trincea e andare a negoziare con il nemico, perché, disse, negoziare non vuol mai dire arrendersi. Apriti cielo: il papa ha detto che l’Ucraina deve alzare bandiera bianca, deve arrendersi a Mosca. Forse Francesco, il primo papa non novecentesco ma cittadino del nuovo millennio, aveva capito molto più dei suoi critici e aveva colto che il problema era un altro, l’uso della fede, in cui il Cremlino, come la Casa Bianca, eccelle.

Infatti fu lui a dire che il patriarca di Mosca non poteva diventare il chierichetto di Putin, un po’ quel che si dice di tanti pastori nei confronti di Trump. E questo era esattamente il punto, che chi per scelta non considera Dio e ciò che gli ruota attorno non può che guardare con curiosa sufficienza. Questi ambienti, a volte anche di sinistra, erano convinti che il grande Occidente, la Nato, avrebbero piegato Mosca, con la loro forza economica e militare. Ma Mosca è lì e bisogna farci i conti.

Capendo magari il vero problema che ci pone, non fingendo che sia un altro, magari il comunismo, che Putin odia, a differenza dell’Unione Sovietica, che rimpiange. Per noi europei, grazie soprattutto alla svolta conciliare, la libertà religiosa è la base delle altre libertà, quindi la religione non può essere una cinghia di trasmissione del potere. Per Trump e Putin non è così. Invece che importare il fondamentalismo, un negoziato serio forse avrebbe potuto aiutare il pluralismo, avviando un non facile processo politico.

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Ora però emerge anche una qualche sensazione di ucrainofobia che viene da diversi ambienti culturali, anche da un altro tipo di sinistra. E credo che sia un dato importante. Alcune volte, pur senza che lo si affermi, ho la sensazione che quelli di Kiev siano percepiti come governi alla fin fine di proxy dell’Occidente. Nessuno lo ha detto espressamente, ma alcuni accenti mi sembrano legittimare questa sensazione.

Faccio un esempio: diverse voci hanno criticato la tesi dell’analogia tra la nostra Resistenza e quella Ucraina. Come non considerare che in Italia l’invasore era stato invitato dal padrone di casa, mentre in Ucraina c’è un governo e un esercito contro l’invasore. La differenza non è poca ed ha molti tratti e conseguenze. Ma perché asserire che la nostra resistenza non cercò armi e finanziamenti come fa Zelenski, mentre i suoi vertici, a Caserta, negoziarono e firmarono accordo militari, politici e finanziari con gli alleati?

Questo lo si può leggere sul sito dell’Anpi e dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Non è un mistero, non è mai stato un mistero. Forse sono toni, modi certamente diversi, ma la differenza di cui parliamo, in Ucraina esercito e qui formazioni partigiane, non è una novità: anche a Stalingrado andò così. E parlare di resistenza russa non ha mai fatto del male a nessuno. Nel 2025 la Fondazione Feltrinelli, sul suo sito, ha pubblicato un articolo che comincia così: “Quest’anno quando si commemora la Liberazione, ricordiamo anche l’anno di Stalingrado come il momento in cui la resistenza antifascista mondiale si è costituita per la prima volta”.

Voglio dire che nei modi, nei rilanci social, forse nei non detti che percepisco da chi a sinistra è più critico con l’Ucraina, il suo governo, c’è qualcosa di particolare, diverso da altre tesi. Io penso che magari possa esserci ancora qualcosa del nesso tra Terza Internazionale e Terza Roma.

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Il mito della Terza Roma era messianico, come messianico è stato il mito della Terza Internazionale. Pensandolo ho trovato conforto in quanto ha scritto il professor Roberto Valle sul mito della Terza Roma: “L’idea di Mosca Terza Roma affermava la tesi della continuità del potere e dei diritti storici dei sovrani di Mosca quali successori diretti di Augusto. Tutti gli imperi cristiani erano finiti ed erano confluiti nell’unico impero ortodosso. Mosca Terza Roma era una idea escatologica che attribuiva alla Russia il ruolo guida di tutta la cristianità. Dopo la caduta di Costantinopoli la Russia si riconosceva come l’unico baluardo dell’ortodossia e assumeva un ruolo messianico nella storia. Bisanzio e la Russia si scambiarono il posto e la Russia si trovò al centro del mondo ortodosso e di quello cristiano. La translatio imperii e la translatio religionis collocavano la Russia al centro della geografia della salvezza: quello russo era un impero redentore”.

Ed ecco, fulminante, la spiegazione della traslazione di questo mito in casa comunista, offertaci poco dopo dallo stesso autore con la sintesi di quanto scrisse il grande Nikolai Berdjaev: “Il socialismo in un solo paese propugnato da Stalin fu considerato dai nazional-bolscevichi e dagli eurasisti come il trionfo dell’impero russo fondato non più sulla autocrazia, ma sulla ideocrazia. Come ha rilevato Berdjaev, la Russia è transitata dal medioevo antico al nuovo medioevo, con i loro ‘domini culturali ben distinti, differenziati, il loro liberalismo e il loro individualismo, col trionfo della borghesia e dell’economia capitalista’. Nel cadere l’antica Santa Rus’ ha lasciato il posto a una teocrazia rovesciata. Il comunismo rosso, per Berdjaev, ha realizzato il sogno degli slavofili, di trasportare la capitale da Pietroburgo a Mosca, riprendendo la loro formula Ex Oriente Lux. Dal Cremlino doveva scaturire la luce che doveva rischiarare le tenebre borghesi dell’Occidente. All’epoca del socialismo in un solo paese, secondo Berdjaev, stava realizzando la Terza Internazionale quale pseudomorfosi dell’idea di Terza Roma. La Moscovia non aveva realizzato la sua aspirazione messianica, né l’aveva realizzata la Pietroburgo-Terza Roma. La Terza Internazionale, invece, era un’idea messianica che rivestiva una forma rivoluzionaria e non apocalittica. Tuttavia, per Berdjaev, la Terza Internazionale era un’idea nazionale russa, una trasformazione del messianismo russo sub specie etnocentrismo rivoluzionario”.

E questo forse è il punto che riemerge in qualche modo. Ricordo che due importanti segretari generali del PCUS, Kruscev e Breznev, erano ucraini.

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Leggendo quanto emerge da questo campo non voglio tacere che ci siano idee, riflessioni e considerazioni importanti, ma allargando il nostro discorso ad altre sottolineature permane in me questa impressione. Mi hanno colpito riferimenti al ruolo del binomio Russia-Cina come facilitatore di “risposte emancipative” per il Sud globale. Qui forse si tradisce un’illusione?

Ricordo che il leader cinese era negli Stati Uniti nei giorni dell’Assemblea Generale dell’Onu, ma non a New York, era a Washington da Trump, all’Onu non ci ha messo piede pur essendo a pochi passi. Che Pechino guardi alle distanze tra Stati Uniti e sud del mondo con interesse è evidente, che lo faccia più per i suoi interessi che per interesse emancipativo mi sembra plausibile. Poi il prodotto lo vedremo. So però che il discorso è enorme e non può essere risolto con una battuta.

In questo campo si sottolinea anche, e con avvedutezza, che bisogna porsi la domanda di cosa si voglia fare, noi europei, della Russia, di questo grande Paese, se non serva costruire insieme la nostra sicurezza. Direi qualcosa che potremmo immaginare come una nuova CSCE.

Mosca e Washington non sono più ciò che sono state e il trumpismo in politica internazionale proseguirà, anche dopo le elezioni di mid-term. Riflettere con sincerità e reciproco rispetto è importante, perché se il mondo è cambiato io spero che continuerà a farlo.

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