Gezabele

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Donatella Scaiola, docente della pontificia Università Urbaniana, laica e sposata, analizza i brani biblici dedicati alla regina Gezabele, sposata dal re di Israele Acab, colui che si impadronì della vigna di Nabot, facendolo uccidere proditoriamente con false accuse.

Il libretto di Scaiola è occasione per meditare su figure apparentemente secondarie della Bibbia, ma che fanno riflettere su vari temi molto attuali: il sincretismo religioso, il rapporto fra politica e profezia, l’abuso di potere da parte di chi governa, che si serve anche della legge per mascherare l’ingiustizia ai danni dell’innocente, violando diversi comandamenti del Decalogo…

Scaiola esamina dapprima il rapporto tra Acab e Gezabele (1Re 16,29-33) con il problema della lotta fra baalismo e monoteismo yahwista. Analizza quindi 1Re 17 e 18 con i personaggi di Elia (che si confronta con Dio), Acab e Gezabele.

Il brano di 1Re 21, che narra l’episodio della vigna di Nabot, è studiato più a lungo. Dopo aver ricordato 2Re 9,25-26 come possibile racconto alternativo della morte di Nabot, l’autrice commenta la morte di Gezabele (2Re 9,30-37) con il motivo della “donna alla finestra”.

Il volume si conclude con la storia della recezione della figura di Gezabele, fino ad alcune interpretazioni femministe rigettate con fondati motivi metodologici.

Ambiguità

La Bibbia ci presenta un’immagine negativa di Gezabele (“Non esaltato” = “Colui che lo [= questo nome] porta non è esaltato”): donna decisa, crudele, senza scrupoli, ma anche forse come coraggiosa e fedele al marito, che cerca di assecondare, pur usando mezzi discutibili, fino a proteggerlo non rivelandogli come Nabot è morto.

La studiosa invita a scrutare i testi biblici come specchio dell’umanità, che non ha mai un lato solo…

Scaiola arriva alla conclusione affermando che in tutti i personaggi coinvolti in questi eventi emerge un tasso di ambiguità non risolto.

Va ricordato che nella traduzione greca dei LXX, 1Re 20, che parla delle guerre aramee, è posposto al c. 21 (la vigna di Nabot).

Acab ed Elia

L’esegeta analizza il fenomeno del baalismo, che venera Baal, il dio fenicio della tempesta e della fecondità, nel suo rapporto col monoteismo ebraico che, invece, adora YHWH come unico Dio, che feconda la terra ma che agisce anche nella storia e non solo nella natura.

Sposando Gezabele – matrimonio come occasione di alleanza politica – il re Acab espone il popolo di Israele al pericolo del sincretismo religioso. Il re appare un ambizioso esponente politico che sfrutta il proprio potere per aumentare (per sfizio) le proprie ricchezze – forse non del tutto privo di motivazioni legali – ma, nello stesso tempo, un debole che, al pari di un bambino capriccioso, si affida totalmente alle iniziative della moglie per realizzare il propri sogni.

Acab perseguita Elia, ma anche lo incontra (ambiguità) e asseconda l’ordalia proposta dal profeta sul monte Carmelo. Dopo il giudizio negativo dell’autore biblico sulla figura di Acab, in un testo successivo egli è presentato come pentito e perdonato (cf. 1Re 21,27-29).

Va ricordato che se, nelle culture circostanti, il re era all’origine della legislazione e ad essa superiore, in Israele il re era sottomesso alla Torah, doveva proteggere i poveri e possedere una copia personale della Torah da usare per la lettura quotidiana privata.

Il profeta Elia appare all’improvviso sulla scena e annuncia sponte sua una forte siccità. Agisce con violenza. Non trasmette sempre le parole rivoltegli da YHWH ma, imponendo atti di scontro violento e sanguinoso. YHWH gli fa fare inizialmente un percorso pedagogico di affidamento alla fiducia in Dio attraverso la provvidenza: i corvi gli porteranno cibo al torrente Cherit e una povera vedova straniera di Sarepta di Sidone gli fornirà del cibo pur essendo anch’essa all’estremo delle risorse alimentari. Elia sembra non aver assimilato pienamente questa pedagogia della provvidenza, dell’umiltà, della dipendenza.

Gezabele persegue il compimento del desiderio del marito e, nella sua persecuzione al profeta Elia, a un certo momento lo manda ad avvisare delle proprie intenzioni omicide attraverso un messo, ma non un sicario! Ambiguità anche in questo caso… Le lettere da lei scritte e sigillate col sigillo del re ottengono, infine, lo scopo dell’uccisione dell’innocente Nabot, che difende la proprietà dei padri, inalienabile secondo la legge divina.

Gli uomini del villaggio di Izreel – sede estiva del palazzo regale del re di Israele – lapidano Nabot, ma in 2Re 9,25-26 sembra essere presente un’altra versione della sua morte. Oltre alla vigna, Nabot sembra possedere anche un campo; sulla scena compaiono Ieu e il suo scudiero ma non Elia. Non c’è un falso processo, ma l’uccisione di Nabot con i suoi figli.

In 1Re 2,1-16 Gezabele è descritta come la principale artefice dell’uccisione di Nabot, mentre in 2Re 9,25 compare solo Acab, dietro il quale cavalcano Ieu e il suo scudiero Bidkar, invitato a gettare il cadavere del re di Giuda, Ioram, nel campo appartenuto a Nabot.

Tutti i personaggi rivelano delle ambiguità e pare quindi che l’omicidio di Nabot non debba essere attribuito interamente alla responsabilità di Gezabele.

Gezabele e la sua morte

In 2Re 9,30-37 Gezabele attende la sua sorte, sporgendosi dalla finestra dopo essersi truccata, guardando verso Ieu che sta arrivando e rivolgendosi a lui in modo arrogante (e non seduttivo, come interpretano altri). Verrà buttata giù dalla torre, calpestata e divorata dagli animali e ciò che resta del suo corpo sarà visto come letame per i campi (e secondo alcune femministe questo svolge un ruolo positivo…).

Il motivo della “donna alla finestra”, che compare in molte placche d’avorio ritrovate dagli archeologi, è un topos letterario biblico ed extrabiblico (la dea fenicia Astarte? la dea egizia Athor?). Scaiola propende per preferire sempre in prima battuta la via dell’intertestualità biblica.

Nella Bibbia ci sono altri due casi di “donne alla finestra”.

In Gdc 5,28 la madre del generale Sisara attende invano il ritorno del figlio, mentre in 2Sam 6,16 e 1Cr 15,29 compare Mical, la figlia di Saul e moglie di Davide. «Queste tre donne alla finestra sono tutte sul punto di cadere nella disgrazia: Gezabele sarà defenestrata, Mical condannata alla sterilità e il figlio che la madre di Sisara attende non tornerà più. Ognuna di queste tre donne ritrae un regime o una dinastia che sta per essere soppiantata, rappresentando quindi il momento della sua drammatica caduta. La stessa interpretazione può essere applicata alla morte di Gezabele, rimasta vedova del marito e senza i due figli maschi, che sono stati uccisi da Ieu, il quale porterà a termine la dinastia degli Omridi» (p. 56).

Ricezione

Nel c. 5 Scaiola segue la figura di Gezabele nella storia della ricezione, vedendo echi biblici dapprima nella feroce regina Atalìa che fa uccidere tutti i legittimi eredi al trono di Giuda (2Re 11; 2Cr 22,10–23,21) e poi viene uccisa a sua volta.

La vicenda di Erode, Giovanni Battista ed Erodiade (Mc 6,17-29) può essere un’altra possibile allusione al personaggio di Gezabele. In Ap 2,18-29 si nomina infine esplicitamente Gezabele come profetessa che insegna e fuorvia i discepoli di Gesù presenti a Tiàtira, incitandoli a fornicare e a mangiare carni immolate agli idoli. Più che alla fornicazione, secondo Scaiola, si allude forse a matrimoni contratti con gentili che rimanevano tali e continuavano ad adorare idoli. Apocalisse «ha trasformato un personaggio storico in un paradigma negativo che si applica a situazioni diverse» (p. 63).

La storia della recezione di Gezabele vede presenti i padri della Chiesa e il Talmud. Essa è vista come malvagia seduttrice, utile a descrivere ogni negativa influenza esterna e come monito rivolto alle donne a proposito dei limiti del proprio potere.

Scaiola accenna ad alcune interpretazioni femministe che, volendo attualizzare il messaggio, finiscono per stravolgere il senso del testo, facendo di Gezabele una figura tutto sommato positiva. Per la studiosa questo metodo interpretativo non sembra corretto. Meglio spiegare la Bibbia con la Bibbia, tramite l’intertestualità.

Alle pp. 73-77 è presentata la bibliografia consultata dall’autrice.

Il testo è un volume di divulgazione ben informato, molto leggibile, interessante per la sua interpretazione “poliedrica” dei vari personaggi coinvolti e per l’attualità dei temi incontrati (l’abuso del potere politico oggi è eclatante, con la sofferenza di popoli interi).

Donatella Scaiola, Gezabele. La regina che sfidò Elia, Àncora, Milano 2022, pp. 80, € 12,50.

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