Vangelo di Luca: esegesi e teologia

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A vent’anni esatti dalla prima edizione (Borla, Roma 1999, pp. 720), il commentario dell’esegeta friulano, docente alla Facoltà teologica del Triveneto e in altre istituzioni accademiche, esce con un contenuto quasi raddoppiato e aggiornato. Dopo le Abbreviazioni (pp. 5-14), segue il capitolo dedicato alla struttura del Vangelo di Luca (pp. 15-34) nel quale Grasso riassume il contenuto principale dei vari blocchi in cui egli suddivide il testo biblico.

Testo e commento

Il Testo e il Commento abbracciano le pagine 35-912. Alla traduzione personale della/e pericope/i (corredata nella nota 1 da un’abbondante bibliografia specifica), segue un paragrafo dedicato all’Articolazione del testo, con note riguardanti il genere letterario, la struttura letteraria ecc. L’Interpretazione del testo costituisce la vera e propria analisi esegetico-teologica del Vangelo di Luca. Grasso commenta un versetto alla volta, oppure due o tre al massimo.

Commento a LucaL’autore è attento a evidenziare sinteticamente i risultati delle ricerche specialistiche, senza esasperazioni filologiche. I termini greci più importanti sono traslitterati in caratteri latini. Il linguaggio è molto accessibile, piano, didattico e asciutto, senza voli poetico-spirituali. Si commenta il testo con attenzione alla connessione con testi paralleli, al complesso dello scorrere della narrazione evangelica e alla ricca intertestualità (specie con l’AT), oltre a evidenziare le particolarità (a volte uniche) del testo lucano rispetto agli altri due vangeli sinottici. Un breve paragrafo finale, introdotto da cinque asterischi, sintetizza alcuni risultati soprattutto di natura teologica.

Va posta attenzione a individuare l’importante il capitolo dedicato a L’autore, lo scopo, la datazione, lo stile del terzo vangelo (pp. 913-920), seguito da altri tre capitoli che analizzano separatamente le fonti di Lc (pp. 921-926), il rapporto di Luca con l’Antico Testamento (pp. 927-933) e, infine, quello molto ricco concernente la Teologia del Vangelo di Luca (pp. 934-950). Nell’Indice generale era forse preferibile evidenziare separatamente questi capitoli, così come era meglio fare anche per la corposa Bibliografia generale (pp. 951-968).

Chiudono il volume gli Indici: scritturistico (pp. 969-1050) e degli autori (pp. 1051-1066).

Grasso individua alcune articolazioni maggiori del Vangelo di Luca (cf. p. 15), che però non vengono riprese nel corso della trattazione e nell’Indice generale. A Il Vangelo delle origini (di Gesù) (Lc 1,1–2,52) fanno seguito I prodromi della missione (3,1–4,44), L’attività pubblica di Gesù (4,1–9,50), Il cammino verso Gerusalemme (9,51–19,46), L’attività nel tempio di Gerusalemme (19,47–21,38) e la Passione, morte, risurrezione e ascensione (Lc 22,1–24,53).

Questioni introduttive

L’antico prologo antimarcionita al vangelo (databile più o meno nel 160-180) riassume gran parte delle notizie raccolte dalla tradizione riguardanti Luca e il suo vangelo: Luca sarebbe originario di Antiochia di Siria, medico di professione, celibe, discepolo degli apostoli e seguace di Paolo fino al suo martirio. Muore a ottantaquattro anni in Bitinia pieno di Spirito Santo. Compone il suo vangelo in Acaia, mentre quelli di Marco e di Matteo già circolavano. L’opera sarebbe destinata ai pagani per rivendicare la purezza del messaggio cristiano contro le favole e i miti giudaici. Più tardi lo stesso Luca compone gli Atti degli Apostoli.

La prima Chiesa, in seguito a varie spinte e provocazioni, tende ad attribuire ad apostoli e a loro discepoli le opere a cui tende a dare grande credito e che poi sono entrate a far parte del canone.

Luca è autore del Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Se si considerano le sezioni-noi di Atti come vera attestazione della presenza di Luca al viaggio di Paolo, si può pensare alla sua figura come ad un suo discepolo e stretto collaboratore. Altre notizie in questo senso sono attestate dalle lettere (tardive) deutero-e tritopaoline. Se però si considerano le sezioni-noi come appartenenti al genere letterario del “diario di viaggio” e se si tiene conto del fatto che Luca non cita mai le lettere paoline e i temi riguardanti la legge e la giustificazione, si può mettere in dubbio il suo stretto discepolato nei confronti di Paolo.

Grasso suggerisce di seguire il metodo della ricerca a partire dall’identificazione dell’autore implicito, cioè dalla personalità e dalle caratteristiche dell’autore emergente dall’attenta analisi del testo.

Luca si palesa come abile narratore, ottimo scrittore ellenistico (si veda il mirabile prologo di Lc 1,1-4, degno della migliore storiografia ellenistica). È un abile compositore, vero autore e non solo redattore, appartenente alla seconda o terza generazione dei cristiani. La fraseologia medica da lui impiegata denuncia necessariamente un medico di professione, ma può indicare una persona colta, dal linguaggio appropriato ai vari temi.

Commento a Luca

L’autore è attento alle tematiche della tradizione giudaica e anticotestamentaria in genere, in cui ambienta i detti e i fatti riguardanti Gesù, che riporta con attenzione alle fonti e al linguaggio proprio dell’ambiente palestinese. Sembra che l’autore non conosca molto bene la Palestina, parla sempre di “lago” e non di “mare” di Galilea, è aperto ai samaritani, ha uno sguardo positivo delle donne, sembra esser un ellenista colto, vissuto in epoca posteriore a quella di Paolo, appare come un etnico-cristiano che si è convertito dopo aver preso forse contatto con la Sinagoga.

L’origine antiochena di Luca attestata da Eusebio ha la prevalenza sulle rivendicazioni avanzate da altre città quali Cesarea, Antiochia di Pisidia, l’Acaia, la Bitinia. Se si considerano i testi che annunciano la distruzione di Gerusalemme (Lc 19,41-44; 21,20-24; 23,28-31) come vaticina ex eventu, il testo del Vangelo sarebbe ascrivibile agli anni 80-90 d.C. Per questo non fa problema il fatto che Luca non racconti in Atti la morte di Paolo. A lui interessava notare che la Parola era stata annunciata senza impedimenti nella capitale dell’impero che raggiungeva i confini del mondo allora conosciuto.

Luogo di composizione di Lc, esclusa la Palestina, potrebbe essere l’Acaia, la Beozia, Roma, Cesarea, l’Asia minore. Destinatari del Vangelo sono prevalentemente gli etnico-cristiani, vista l’assenza pressoché totale nel Vangelo di discussioni riguardanti il mondo giudaico (Legge, giustizia, purità ecc.) pur con la presenza di attenzione alle tematiche dell’AT.

Lo stile di Luca infatti è improntato alla struttura linguistica della traduzione greca della LXX, con una fraseologia e degli stilemi ben chiari che si rifanno a quella tradizione linguistica. Su 2.055 parole usate, ben 971 sono hapax legomena. Quando Luca racconta storie con sfondo anticotestamentario, impiega un lessico e una sintassi semitici; quando presenta uno scenario ellenistico, usa una terminologia e una sintassi greche.

Linee teologiche

Il pregio della trattazione di Grasso (pp. 934-950) è quella di considerare unitariamente le strutture teologiche dell’opera doppia di Luca (Doppelwerk): Lc-At. Ciò che Luca riporta nel Vangelo con attenzione e sottolineature varie, viene poi più o meno fortemente relativizzato nel corso degli Atti degli Apostoli, in quanto la seconda parte della sua opera narra la vita della comunità giudeo-cristiana che si apre sempre di più all’ambito greco-romano, attingendo i suoi nuovi adepti dal bacino dei pagani, oltre che da quello dei timorati di Dio e simpatizzanti del giudaismo.

Grasso evidenzia più di una ventina di temi teologici lucani, esemplificandoli in modo distinto fra Lc e At.

Luca intende narrare in due volumi i fatti che stanno al culmine della storia della salvezza, evidenziando la fondatezza degli eventi e l’affidabilità della catechesi edificata sopra di essi, di cui ha potuto godere anche Teòfilo – forse un suo mecenate – a cui l’opera è dedicata (cf. Lc 1,1-4).

Luca inizia la sua opera servendosi del genere letterario della sygkrisis o confronto, mediante il quale esalta Gesù al di sopra del suo grande precursore Giovanni Battista. La storia è per Luca una storia della salvezza. Con sincronismi vari egli inquadra la figura di Gesù nell’ambito della storia universale. Con ironia fa notare che Gesù è il Salvatore, e non l’imperatore romano…

Commento a Luca

La salvezza per Luca è connotata dall’attualità (l’“oggi” che ricorre spesso). In Gesù si attua oggi la salvezza annunciata nell’AT. L’escatologia è presente nei brani del Vangelo, ma in Luca non si presenta con una parusia attesa come imminente, e subisce una forte dilazione negli Atti, che descrivono il frat-tempo della Chiesa. Storia ed escatologia sono comunque correlati armonicamente, senza bipolarismo aporetico o dicotomia irriconciliabile.

La storia è considerata con una prospettiva universalistica: invio dei 72 discepoli, discorso inaugurale a Nazaret, guarigione del servo del centurione, il “tempo dei pagani” nel discorso escatologico, la parabola dell’amministratore disonesto che prospetta probabilmente come accorta la scelta dell’apertura ai pagani presente in At. Negli Atti degli Apostoli è descritta la progressiva ma decisa apertura al mondo greco-romano pagano, in contemporanea con la progressiva relativizzazione delle istituzioni biblico-giudaiche.

Il metodo della storia con apertura universalistica è quello dell’itineranza. Il cammino di Gesù e di tanti altri comporta un dribbling narrativo, con un cammino dei missionari che comporterà un cambiamento nella prospettiva riguardante l’ecclesiologia, la soteriologia e la missionologia con diverse strategie di annuncio. L’itineranza, anche nel Vangelo, diventa il riflesso del cammino dei missionari narrato in Atti. La persecuzione diventa occasione della propagazione dell’annuncio.

La storia della salvezza universale si realizza gradualmente. Luca sottolinea già nel Vangelo l’apertura e la simpatia per i samaritani, che sarà accentuata in Atti. L’itineranza di Gesù, con il giro delle sinagoghe e l’apertura al mondo pagano, è prolettico del cammino della Chiesa in Atti.

Per Luca, al vicenda di Gesù e quella della Chiesa corrispondono al compimento della storia biblica, fra continuità e discontinuità. Solo comprendendo l’azione e la parola di Dio nell’AT si può interpretare il caso Gesù. La parola di Dio fornisce la struttura essenziale dei discorsi degli apostoli riportati in At. Un tema particolare del rapporto AT-Gesù(NT) è quello della Legge, ricordata sì nel Vangelo soprattutto in Lc 1–2, e molto relativizzata in Atti. Questioni legali e di tradizione giudaica non trovano spazio nel Vangelo; la pietà religiosa veterotestamentaria dei personaggi è notata in Lc e relativizzata in At. Stessa sorte per il tema del tempio, presente all’inizio e alla fine del vangelo (meta del cammino di Gesù) e relativizzato in At da personaggi come Stefano e Paolo. Gerusalemme ha un grande ruolo nel Vangelo e anche in Atti essa viene molto ricordata, pur nell’espansione della Chiesa, per presentare la continuità tra il popolo di Israele e la comunità cristiana.

Ribaltamento e femminile

La storia della salvezza si evolve seguendo una logica del ribaltamento seguita da Dio, ben espressa nel Magnificat di Maria e nella centralità data alla figura dei poveri sia in Lc che in At, così come alla gravità del problema ricchezza-povertà. Nel Vangelo si loda la povertà e il distacco dai beni, in Atti si tratteggia invece la loro condivisione all’interno della comunità. La rilevanza della tematica povertà-ricchezza fa intravedere che le comunità di riferimento di Luca fossero formate sia da ricchi che da poveri, prospettiva verificabile nel racconto di At.

Attinente a questa vi è il tema dell’attenzione al mondo femminile, a Maria, alle vedove. Luca riserva grande rispetto ai rappresentanti dell’impero romano: smorza la responsabilità di Pilato, esalta la presenza del centurione sotto la croce e negli Atti loda le figure di varie persone (Cornelio, Sergio Paolo, il tribuno Lisia ecc.). Il movimento di Gesù non è eversivo.

La centralità del tema dello Spirito Santo, che attua la presenza di Dio nella storia e per la cui potenza si attua la nascita di Gesù e della Chiesa, si evince anche dalla sua fondamentale azione nella diffusione delle comunità dei discepoli di Gesù a partire dalla Pentecoste e dal battesimo.

Allo Spirito Santo sono collegati due temi: quello della profezia (Isaia, Gioele, Gesù stesso), in quanto lo Spirito è imprescindibile per attuare la testimonianza della Chiesa in Atti, e quello della preghiera, vissuta da Gesù, da lui insegnata ai discepoli e configurantesi come una qualità fondamentale e colonna portante della comunità primitiva (cf. i sommari).

Commento a Luca

La Parola è altrettanto importante in Lc-At, a partire dalla chiamata dei primi tre discepoli, dalla scelta della parte buona da parte di Maria e dall’essere una qualità fondamentale della Chiesa primitiva (cf. i sommari).

Numerose sono in Lc-At le scene di simposio – tema che Luca trae dalla letteratura ellenistica –, all’interno delle quali dispone gli insegnamenti di Gesù, che non deve aver disdegnato la presenza ai banchetti ai quali era invitato.

Tre temi, infine, sono tipici di Luca. Il primo è la presentazione del Dio misericordioso, attraverso splendide parabole derivanti dal Sondergut lucano, la sua tradizione propria. La misericordia va di pari passo con il tema della conversione, che non è il risultato di un’azione moralistica ma – come evidenziato dal racconto della peccatrice perdonata – frutto di un amore intenso per Gesù. La Chiesa deve comunque esser pronta a leggere i segni dei tempi; solo Luca presenta il popolo che se ne torna dalla scena “teatrale” (theōria) della croce battendosi il petto (cf. Lc 23,48). Il verbo “convertirsi” o “cambiare mentalità” è molto usato in At, specie nei sommari.

Tutti gli studiosi hanno notato la connessione tipicamente lucana tra salvezza e gioia. Nel Vangelo delle origini i personaggi sono pieni di gioia, ma la gioia è centrale anche nelle splendide narrazioni di Lc 15, con le parabole del perduto-ritrovato, così come la gioia intensa e stupefatta è la reazione spontanea del paralitico guarito da Pietro (corrige a p. 949 r -4) e Giovanni in At 3,1-9 e del carceriere di Filippi al vedere la liberazione prodigiosa degli apostoli e per essere giunto alla fede in Gesù Cristo (16,34).

Qualche parola in più poteva essere spesa per la soteriologia lucana, da qualcuno messa in dubbio, ma ben elaborata da Tremolada a partire da Lc 22,37b (citato comunque a p. 795 nota 66).

Alcune scelte di traduzione

Mi sembra interessante e utile ricordare alcune scelte fatte da Grasso nella sua traduzione – condivise per lo più da chi scrive –, da confrontare con quella proposta da CEI 2008.

Gesù dice a Simone: «… da ora sarai colui che prende per la vita» (5,10); della figlia di Giaìro si dice: «Il suo spirito ritornò in lei» (8,55); il secondo annuncio della passione è introdotto da «mettetevi bene nelle orecchie» (9,44); i settantadue tornano «con gioia», non «pieni di gioia» (10,17); ascoltando Gesù, Maria si è scelta «la parte buona» (10,42); l’amico senza pane sarà accontentato «per la sua insistenza» (11,8; qui preferirei “impudenza/sfacciataggine”); importante è arricchire «davanti» a Dio 12,21 (preferirei “verso” Dio); Satana ha tenuto “legata” la donna per 18 anni (13,15 non «prigioniera», che fa perdere il collegamento con il “legame” da cui è sciolta nel prosieguo del versetto).

Il problematico versetto di 16,16 è così reso (considerando il verbo biazetai come presente passivo): «La legge e i profeti fino a Giovanni, da allora il regno di Dio viene annunciato e ognuno è forzato a entrarvi». La traduzione è fatta anche in riferimento a Lc 14,23 e all’uso della LXX, dove al passivo indica un invito urgente, una preghiera fatta con insistenza, l’“esser forzato” (Gen 33,11; Gdc 13,15; 2Sam 13,25.27; 2Re 5,23).

Il ricco epulone invita Abramo a «mandarlo» dai fratelli, senza nominare espressamente Lazzaro (16,27); in 20,35 Gesù parla di coloro che «sono stati giudicati degni del mondo futuro».

Lc 22,37, versetto fondamentale per la soteriologia lucana, in quanto ermeneutica riassuntiva del mistero pasquale espressa in modo inequivocabile da Gesù stesso, è così tradotto: «Infatti vi dico: tutto ciò che è stato scritto deve compiersi in me: E tra gli iniqui è stato annoverato».

Commento a Luca

Sulla croce Gesù si rivolge al Padre nella preghiera che è solo di Luca: «Padre, nelle tue mani affido il mio spirito» (23,44); importante la finalizzazione e non la coordinazione presente in 24,47: «e sarà annunciato nel suo nome il cambiamento di mentalità per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme» (24,44); «Di queste cose voi siete testimoni», dice il Risorto agli Undici (24,45), e non solo “di questo” (in At 1,8 diventerà: «sarete di me testimoni»).

Immancabili refusi in un’opera così imponente potranno essere corretti in futuro, specialmente nella coerenza della traslitterazione del greco (ē; ō; la traslitterazione dello iota sottoscritto).

Un commentario maggiore al Vangelo di Luca davvero prezioso quello approntato da Grasso, una vera miniera di informazioni e di interpretazioni esegetico-teologiche riguardanti un testo evangelico molto caro a molti per la sua attenzione umana alle persone, alla misericordia, alla gioia che la vita al seguito di Gesù suscita nelle persone e nelle comunità.

SANTI GRASSO, Il Vangelo di Luca. Commento esegetico e teologico, Città Nuova, Roma 2019, pp. 1072, € 65,00, ISBN 978-88-311-3635-8.

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Un commento

  1. Laura Boschi 20 ottobre 2021

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