I migranti minorenni: vulnerabili e senza voce

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CaptureL’11 gennaio è stato presentato il comunicato congiunto firmato dall’arcivescovo di Amburgo, Stefan Hesse, presidente della commissione migrazione della Conferenza episcopale tedesca, e dal vescovo di La Rochelle, Georges Colomb, responsabile per la pastorale dei migranti della Conferenza dei vescovi di Francia, dedicato al messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2017 (15 gennaio). Lo presentiamo in una nostra traduzione dal francese (qui l’originale).

Nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2017 (qui il testo italiano), papa Francesco richiama l’attenzione sulla condizione dei fanciulli e degli adolescenti, «che sono tre volte indifesi»: perché minorenni, perché stranieri e perché inermi. Con parole che scuotono, il papa ci ricorda le storie di sofferenza di molti migranti minorenni «avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni».

A queste gravi violazioni dei diritti dei fanciulli e dell’uomo il papa oppone un punto di vista etico chiaro: poiché noi «Gesù Cristo lo incontriamo nei più piccoli e vulnerabili» dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere per proteggere la loro dignità in modo speciale. Un appello rivolto a tutti coloro che hanno responsabilità nello stato, nella Chiesa e nella società civile.

I rifugiati minorenni non-accompagnati

Nel 2015 abbiamo avuto oltre 65 milioni di rifugiati nel mondo, dei quali più della metà erano minorenni. Di fronte a questo triste primato diventa più che mai necessario lottare contro le cause della loro partenza.

Il numero particolarmente elevato di rifugiati minorenni non-accompagnati in Europa ci pone di fronte a sfide enormi. Come molti fanciulli e adolescenti, essi non chiedono l’asilo e il loro numero reale è molto più alto rispetto a quanto i dati ufficiali fanno intravedere. Ma uno sguardo alle statistiche ci lascia almeno intuire la dimensione della crescita: nel 2014, erano 23.000 nell’Unione Europea; nel 2015, quasi 100.000; nessun dubbio sul fatto che l’anno appena trascorso il numero sia stato ancora più elevato. Dietro queste cifre si nasconde una sofferenza immensa: di famiglie che sono state separate; di fanciulli e adolescenti che sono stati vittime di violenza e sfruttamento e che hanno dovuto subire lesioni gravi nei corpi e nelle anime.

Come cristiani questa realtà non può lasciarci indifferenti! Al contrario, siamo chiamati ad adottare la prospettiva di chi è senza diritti, a prestare loro la nostra voce e a difendere la loro dignità attraverso una carità attiva. Ciascuno di noi deve domandarsi come può contribuire alla guarigione delle ferite dei migranti minorenni e affinché essi trovino nei nostri paesi una nuova patria.

La nostra Chiesa ha le risorse

Con le sue scuole, le sue organizzazioni sociali, i suoi movimenti giovanili, le sue associazioni ecclesiali e le sue comunità religiose, la Chiesa cattolica in Francia e in Germania dispone di numerose risorse per accompagnare i migranti minorenni nel cammino verso l’autonomia. Data l’ampiezza della sfida è necessario ampliare le proposte già esistenti e di svilupparne ulteriormente. Con al cuore del nostro agire il principio di incoraggiare ogni fanciullo a sviluppare le sue proprie capacità.

Allo stesso tempo, non dobbiamo perdere di vista la responsabilità degli organi statali competenti. Come firmatarie della Convenzione di Ginevra, la Convenzione ONU sui diritti dei fanciulli e di altre convenzioni internazionali, la Germania e la Francia riconoscono ai minorenni migranti dei diritti specifici. Per questa ragione, ricordiamo ai responsabili politici dei nostri paesi il loro dovere di garantire le condizioni giuridiche e amministrative tali da consentire ai migranti minorenni di condurre una vita dignitosa da noi.

Il diritto di vivere la loro infanzia è da rispettare in tutte le circostanze. Questo significa che ogni fanciullo – a prescindere dalla sua origine e dal suo stato sociale – deve avere l’opportunità di vivere, imparare, giocare e ridere in un ambiente sicuro. Inoltre, al fine di potersi lasciare alle spalle le ombre del passato, i migranti minorenni hanno bisogno dell’offerta di terapie specifiche e di formazione.

Una prospettiva per il loro futuro

In occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, vogliamo ringraziare tutti coloro che si impegnano nei nostri paesi per il benessere dei migranti minorenni: educatori, insegnanti, assistenti sociali, terapisti, operatori pastorali, consulenti, avvocati e in particolare quelli che si impegnano come volontari per una cultura dell’accoglienza e della solidarietà. Salutiamo con favore la buona collaborazione che si è stabilita in molti settori tra gli operatori della Chiesa, della società civile e dello stato. Grazie a tutte queste persone molti migranti minorenni si sentono riconosciuti come persone nella nostra società e intravedono una prospettiva per il loro futuro!

Insieme a papa Francesco vogliamo incoraggiare tutti i cristiani a impegnarsi per i migranti minorenni attraverso la preghiera e l’azione, e questo a fortiori quando le circostanze sono sfavorevoli. «Non stancatevi di vivere con coraggio la buona testimonianza del Vangelo, che vi chiama a riconoscere e accogliere il Signore Gesù presente nei più piccoli e vulnerabili» (Francesco, Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2017, qui il testo).

+ Stefan Hesse (arcivescovo di Amburgo); + Georges Colomb (vescovo di La Rochelle)

Giornata del migrante 2017

La locandina per la Giornata mondiale del 2017 predisposta dalla Conferenza dei vescovi di Francia

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