Agamben, una risposta / 3

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risposte ad agamben

Come vivere questo tempo senza esserne schiacciati, senza sentire solo il negativo? Anzi, esiste il positivo? C’è in noi questa sensibilità del vuoto, abituati ad avere normalmente il pieno: la sentiamo fisicamente, ne abbiamo una coscienza generale nei nostri incontri liturgici, negli incontri del papa Francesco, nell’impossibilità d’incontrarci personalmente.

Evidentemente siamo in un periodo di cambiamenti forti, Francesco già più volte ha parlato di “trapasso epocale”. E siccome siamo abituati bene, ogni cambiamento, un cambio di abitudini, un cambio di ritmo della vita ci fa soffrire; e siccome siamo seduti comodamente, fingendo che non ci sia la povertà, che non esistano i poveri, anzi che non esistano i popoli poveri (e siamo subito pronti ad etichettare gli altri per difendere noi stessi o giustificarci), ogni cambiamento lo avvertiamo come un tradimento contro di noi.

Quello che non vedevamo

Proprio perché ci siamo costruiti le nostre sicurezze che sentiamo precise e dogmatiche, è bastato un “imprevisto minimo virus” che ha sconquassato l’esistenza dei popoli, non guardando in faccia né ricchi né poveri, né assicurati né quanti sono scoperti di sicurezze : cosa assolutamente impensabile, imprevista!

E noi soffriamo per questo stato d’insicurezza (dimenticando sempre che molti altri sono insicuri, che Il Vangelo ha sempre parlato dell’egoismo del ricco, della responsabilità del servizio). Inizialmente, pareva che il cambiamento non dovesse toccare la Chiesa, la fede: ma abbiamo avuto le prove concrete, abbiamo accettato le scelte necessarie di dover esperimentare il vuoto, l’insicurezza, il distacco.

Il virus ha scombussolato ogni “quadratura di sicurezze”, abbiamo dovuto esperimentarlo con le piazze vuote, le chiese vuote, con la Pasqua e il Triduo (il massimo dell’esperienza di fede) tradotto in uno sforzo di esperienza di fede nuova, fatta sulla nostra pelle, nelle nostre case, con scelta personale. Scompaginata la vita sociale, quella religiosa, la famiglia, la scuola, il lavoro  il tempo libero.

Non si è voluto capire, vedere al di là di noi stessi: ci è difesi a tutti costi, credendo solo alle nostre sicurezze; non avvertendo la contrarietà con la parola di Dio! E’ bastato un piccolo virus… e la conseguenza è la paura, la coscienza di una totale insicurezza economica per il domani, per il lavoro, per il futuro dei figli, per l’impreparazione tecnica subìta, per la salute (i tecnici non ci vedono bene per scoprire l’antivirus ! anzi qualcuno – di loro – ci lascia le penne).

Ed emergono problemi grandi che non si vogliono – non si vollero – affrontare: lo sfruttamento anomalo della natura, le ricchezze naturali di acqua, petrolio e materie prime che vanno in esaurimento, l’inquinamento. L’egoismo del sistema economico e produttivo che crea i poveri, la fabbricazione delle armi che fanno la potenza dei ricchi, le guerre telecomandate, la violenza nel mondo, la mancanza di solidarietà, l’inquinamento, i cambi stagionali.

Tutto male allora? Ma questi problemi (i più normali da Caino e Abele) ci sono sempre stati: forse in passato si era più responsabili, si combattevano di più, mentre si sono elevati maggiormente a sistema e la TV ce li bombarda ogni momento.

Il lato positivo

Forse abbiamo accettato troppo il comodo, pretendendolo per noi soli, non guardando agli altri anzi cercando il nostro privilegio, non riconoscendo il diritto dei fratelli.

Questa presa di coscienza è il lato positivo di tutte le nostre vicende, non è la soluzione dei problemi. I problemi dobbiamo vederli (ed è più facile oggi che abbiamo tanti mezzi a disposizione, no?), ma dobbiamo passare attraverso una conversione, ascoltare in modo nuovo la parola di Dio, ritrovare una linea di fede, riconoscere e rispettare il fratello, superare i facili o complessi egoismi (commercio capitalistico) : questo è il dazio da pagare, che richiede fede in Dio Padre, fiducia e accoglienza dei fratelli, vivere con responsabilità. E penso che il Signore viene incontro alla sincerità, alla povertà dell’uomo…  è onesto !

E siamo sul positivo: passato lo choc psicologico del momento, dovremmo ritrovare insieme (e allargando a livello di popoli) forza, coraggio e fiducia perché bisognerà ripartire senza continuare i lamenti, ed essere anche innovativi.  Non sarà facile, svelto, non si potrà copiare il passato.

Penso che un punto delicatissimo sarà il vuoto di tante persone scomparse, famiglie falcidiate, paesi che non si riconosceranno, persone centrali mancanti: forse sarà la fase più pesante.

Ma vorrei fare altre riflessioni. Credo che noi, se siamo stati molto impressionati dalla diffusione della pandemia, abbiamo subìto un secondo choc per il “vuoto delle Chiese”, la rottura tradizionale della Quaresima e del Triduo pasquale: non avremmo pensato che mai la Chiesa si sarebbe abbassata a cedere in questa campo essenziale.

Difatti, è stata un’impressione enorme! Ma più grande è stata la testimonianza di Francesco nella piazza vuota di  San Pietro, dove ha testimoniato che la fede non è la folla, che la preghiera è un’adesione personale al Signore che vogliamo interpellare, che è rapporto convinto e non finto, che la folla c’era (il vero miracolo) nei credenti e non credenti che seguivano la preghiera ed erano uniti a lui. Che erano comunità credente… con una piazza vuota.

Riconvocare domani la Chiesa di questi giorni

E ancora: forse in questo mese (solo un mese) è caduta un’impalcatura tradizionale e si è scoperta una Chiesa vuota, un’autenticità rinnovata nei credenti, non abbarbicata alle strutture, alle abitudini, ma in ascolto e libera nel suo rapporto con Dio.

Una comunità che si è sentita, che ha la sua importanza; che un domani dovrà essere riconvocata, ma ha dimostrato di esserci, di partecipare, di scegliere con fede e autenticità. Forse al di fuori di tanti schemi abitudinari… Evidentemente, passata questa sfuriata del virus, saranno necessari vari approfondimenti e riflessioni; a livello ufficiale e interpellando tante voci, tutto il popolo di Dio.

Non bisogna illudersi che tutto sia facile, ma una strada di novità, di approfondimento autentico è aperta: a questa tutti potranno collaborare, in un’apertura di fede, ma anche di accoglienza ecumenica. È una riflessione a caldo, o a freddo come volete.

In dialogo con Giorgio Agamben, Una domanda:

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