Card. Versaldi: il significato del documento sul gender

di: Lorenzo Prezzi (a cura)

Il card. Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica,  risponde alle questioni sollevate dal documento: Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione (cf. L’educazione al tempo del gender; Cominciamo ad ascoltare davvero).

Il documento è finalizzato agli educatori. Che tipo di sollecitazioni ha avuto il dicastero per decidersi a scriverlo? Da dove sono arrivate le richieste? È una questione occidentale?

La Congregazione per l’educazione cattolica nel recente passato ha ricevuto diverse sollecitazioni da parte delle Conferenze episcopali in visita ad limina e anche da molti docenti nelle scuole cattoliche per avere un aiuto e un indirizzo nell’affrontare la questione dell’ideologia del genere che si sta diffondendo in modo sempre più insidioso non solo nelle scuole statali.

Per questo la CEC si è impegnata a consultare esperti e responsabili per preparare questo documento proprio in risposta alle richieste avute. La questione è prevalentemente nell’ambito della cultura occidentale, ma sta pericolosamente minacciando anche altre culture attraverso un colonialismo ideologico tanto sottile quanto condizionante.

Punti di  incontro

La scelta dialogica e lo sviluppo di ascolto-ragione proposta del documento quale approccio al tema suppone o esige?

Il documento, proprio per la sua genesi storica, non vuole essere prevalentemente di carattere dottrinale, quanto piuttosto metodologico proprio per offrire alle persone sul campo un strumento pratico con cui agire di fronte a chi propone come pensiero unico le posizioni di tale ideologia.

Ben consapevoli che non esiste solo la forma estrema di questa ideologia che finisce per negare ogni base naturale della differenza tra uomo e donna, è possibile un confronto e un dialogo volto a cercare dei punti di possibile incontro con l’antropologia cristiana.

Il documento insiste principalmente sulla qualità di questo dialogo nei suoi tre passaggi: ascoltare, ragionare e proporre nel rispetto anche delle differenze, ma anche della legittimità della posizione cattolica a salvaguardia della libertà di scelta delle famiglie e degli alunni.

Gli elementi positivi degli studi di genere oltre alla dignità alla donna e alla lotta alla discriminazione registrano anche un approccio più rispettoso all’omosessualità? Come trasmetterlo in contesti socio-culturali e religiosi in cui la condanna e l’emarginazione sono ancora forti?

La lotta contro ogni discriminazione verso le persone in campo sessuale è ormai un dato acquisito sul piano della dottrina, anche se non ancora messo pienamente in pratica. Ciò vale anche nei confronti dell’omosessualità con la distinzione, ribadita dai documenti della Chiesa, tra il giudizio sulla omosessualità come pratica di vita e le persone aventi tali tendenze.

Si tratta di un’educazione a questa coerenza che esige ogni sforzo da parte dei nostri educatori e delle famiglie, ma anche da parte delle organizzazioni che dicono di difendere gli omosessuali ma finiscono per esporli al pubblico in modo poco rispettoso della loro dignità come persone.

Nuovo patto educativo

Fra gli elementi critici perché il testo sottolinea in particolare la svalutazione del corpo e una «rivoluzione» ideologica e giuridica?

La svalutazione del corpo rientra nel contesto più ampio della mancanza di rispetto della natura da parte di una società che fa del progresso tecnologico uno strumento di dominio anziché di servizio al bene comune: dando all’uomo ogni potere di scelta senza rispetto della natura (e dunque anche della base naturale della corporeità umana) si finisce per far credere che tutto sia possibile senza più alcuna norma etica.

Così non si cade solo nel relativismo etico, ma anche nell’individualismo estremo con conseguente pretesa da parte di chiunque di avere dallo Stato soddisfazione delle proprie richieste.

Il documento è indirizzato in particolare alla famiglia, agli educatori e alla scuola cattolica. Famiglia ed educatori si sentono a loro volta inadeguati. È così?

È evidente che con l’enorme potere acquisito dagli strumenti di comunicazione sociale l’influsso della famiglia e degli altri tradizionali agenti in campo educativo è proporzionatamente diminuito. Ciò comporta la necessità di un nuovo patto educativo in cui anche questi strumenti tecnologici siano usati in modo positivo formando i giovani a una coscienza critica di fronte alla massiccia invasione di notizie e proposte che finiscono per ingannarli nelle loro scelte più importanti.

In questo le nostre scuole cattoliche devono essere all’avanguardia in stretto collegamento con le famiglie e le altre istituzioni educative.

Fra le critiche già registrate al testo ne sottolineo due: a) la visione binaria della sessualità è legata a una concezione naturalistica che confligge con i risultati delle ricerche biologiche, genetiche e chimiche cerebrali; b) il testo risente dell’assenza degli interessati (omosessuali, transgender) e del loro racconto. Cosa risponderebbe?

Per quanto riguarda la presunta conflittualità tra la visione binaria della sessualità e i risultati delle ricerche scientifiche il documento dice chiaramente che tale tesi deve essere oggetto di confronto serio e documentato e non basato su affermazioni o slogan aprioristici.

Il documento propone, seppur in sintesi, gli argomenti razionali che confermano invece la differenziazione sessuale dal punto di vista scientifico, anche se è aperto a una revisione del rapporto tra natura e cultura che concorrono insieme ad attualizzare la differenza di sesso e di genere.

Volendo essere, come detto, un testo pratico a servizio delle persone impegnate nelle scuole, non si è potuto coinvolgere direttamente le persone in difficoltà su questo tema, ma indirettamente si è ben tenuto conto di loro proprio là dove si afferma l’esigenza di rispetto di ogni persona nonché dell’aiuto da dare loro nelle nostre istituzioni.

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