Religione, Chiesa, Cina: questioni connesse

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La vicenda del sacerdote cinese ordinato vescovo senza l’autorizzazione del papa, Dong Guanhua, pare destinata a complicarsi ulteriormente. Secondo voci dalla Cina, infatti, Dong avrebbe fatto sapere di essere pronto a proseguire con ordinazioni di “volenterosi” (zhiyouzhe) che volessero unirsi alla sua causa rischiando di portare un’ulteriore frattura nella Chiesa cinese.

Dong è già stato scomunicato dal vescovo della sua diocesi Giulio Jia, il quale è peraltro non registrato presso l’organizzazione cattolica ufficiale, l’Associazione cattolica patriottica. Ma Dong si oppone a Jia poiché, pur rifiutando di aderire all’Associazione patriottica, voluta da Pechino, questi segue il papa nella sua operazione di dialogo con il governo cinese.

Dopo anni di strenui sforzi, in effetti, la Chiesa cinese, per decenni divisa in ufficiali e clandestini, a seconda della disponibilità dei singoli vescovi a collaborare con il governo, si è unita dietro lo sforzo di Roma di arrivare a una normalizzazione dei rapporti. Questa divisione cinese poi aveva riflessi in tutta la Chiesa cattolica, separata sulla posizione da tenere con il governo cinese in generale.

Una storia più lunga

La storia di Dong però è forse solo in parte legata a questa storia generale. La zona di Zhengding e Baoding nella provincia dello Hebei è tra i più antichi insediamenti cattolici del paese. Qui fedeli si sono fatti uccidere dai lealisti Mancesi durante la ribellione dei Boxer (1900) per non abbandonare la loro fede. I lealisti li uccidevano come traditori della patria in quanto fedeli a una fede religiosa straniera.  Qui per secoli l’opposizione al governo centrale, imperiale o comunista, è stata un elemento identitario, quasi tutt’uno con la religione cattolica.

Dong poi, che si oppone al papa, facendosi ordinare vescovo senza la sua autorizzazione e volendo ora ordinare sacerdoti e vescovi, rientra in un’altra tradizione cinese ancora più antica – quella di usare e distorcere una religione per fini politico-ribellistici.

La ribellione dei Taiping (1850-1864) fu guidata da Hong Xiuquan, il quale all’inizio si era convertito al cristianesimo protestante, di ispirazione battista, e poi man mano ha cambiato il messaggio originale fino a scrivere una sua versione della Bibbia e dichiararsi fratello minore di Gesù Cristo.

La fede religiosa dava sostanza al messaggio rivoluzionario e ispirazione ai ribelli. La dinastia fondatrice della Cina, del resto, venne rovesciata alla fine del II sec. dopo Cristo da una ribellione di ispirazione taoista, i turbanti gialli, i quali diedero così inizio a una tradizione secolare di ribelli uniti da una fede religiosa. Il comunismo stesso per decenni fu, del resto, per molti contadini una specie di fede religiosa coagulata intorno al mito di un Mao semidio.

Certamente il caso di Zhengding ha altre caratteristiche specifiche. È la fine progressiva del cattolicesimo radicato nelle campagne. I contadini le stanno abbandonando e i centri rurali si trasformano in cittadine; la vecchia fede, consolidata intorno alle famiglie che sono state frantumate dall’emigrazione interna e l’urbanizzazione, subisce quindi shock poderosi.

Inoltre dal 1999, dopo la repressione del movimento dei Falun Gong e di altre simili organizzazioni di derivazione buddista-taoista, decine di milioni di normali cinesi hanno cominciato a guardare alla fede cristiana come sbocco dei propri bisogni spirituali. Proprio a cominciare dalla fine degli anni ’90 infatti la diffusione del cristianesimo, nella stragrande parte protestante, si è impennata.

Minoranza significante

Secondo alcune ricerche ufficiali i cristiani in Cina sono oltre 130 milioni, circa il 10% della popolazione, per oltre il 90% protestanti. Nel 1949, alla presa di potere dei comunisti, i cristiani erano appena il 2% della popolazione, un po’ più della metà cattolici, un po’ meno protestanti. La maggior parte dei cristiani attuali sono evangelici, ma anche mormoni o testimoni di Geova e nuovi gruppi totalmente autoctoni, che mischiano cristianesimo con taoismo, buddhismo e anche credenze sciamaniche. In tale milieu molti fedeli però non sanno la differenza tra protestanti di varie denominazioni o anche tra protestanti e cattolici. Per molti credenti vale la fedeltà al proprio sacerdote, al proprio pastore. Senza poi contare i casi, pare non pochi, di sedicenti pastori che si arricchiscono sulle spalle dei credenti.

Fedeli confusi

In ciò allora l’azione di Dong Guanhua va in effetti a confondere ulteriormente molte linee di separazione, già nella pratica spesso poco chiare, tra cattolici e altre fedi.

Del resto, l’episodio di Dong è figlio di decenni di separazione della Chiesa cattolica cinese da Roma, di diffidenza reciproca tra varie fazioni che spaccano spesso molte diocesi e addirittura molte parrocchie, mentre polemiche a Roma sulla direzione della Chiesa verso la Cina si riverberano ingigantite in Cina. Meccanismi analoghi avvennero per esempio durante la Rivoluzione culturale (1966-1976), quando diverse bande di Guardie rosse si combattevano e uccidevano fra loro tutte in nome della propria fedeltà a Mao, sottolineando un paragrafo o invece un altro del celebre Libretto rosso.

Forse allora sarà questo il premio maggiore di un’eventuale normalizzazione delle relazioni tra Santa Sede e Pechino: la possibilità di potere riprendere le fila di comunità di fedeli confusi e bisognosi della guida spirituale di Roma. Forse allora è una specie di “omissione di soccorso” ritardare il sostegno spirituale di queste comunità bisognose con questioni anche giuste di principio nella trattativa in corso.

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Un commento

  1. Marco 30 ottobre 2016

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