Vescovi e Trivelle: si/no al referendum

di: B. F.
Trivelle alle Tremiti

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17 … del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 … limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”»?

«Non c’è un sì o un no da parte dei vescovi al referendum» del 17 aprile sulle trivellazioni in mare, né un invito all’astensione. Piuttosto, «bisogna coinvolgere la gente a interessarsi di più a queste realtà, creando spunti d’incontro e confronto su temi che sono di straordinaria importanza». Queste parole del segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, pronunciate al termine del Consiglio episcopale permanente, lo scorso 18 marzo, delineano la posizione ufficiale della Chiesa sul referendum. D’altronde, i vescovi riuniti al consiglio permanente di marzo, a Genova, sulla questione «se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza delle concessioni» hanno concordato «circa l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’enciclica Laudato sì’ di papa Francesco».

Niente posizioni ufficiali, dunque, ma andando a vedere tra le Chiese locali e le associazioni le posizioni espresse – che sovente traggono ispirazione dall’enciclica “verde” di Bergoglio – si dividono tra un “sì” e un invito alla riflessione per una scelta corretta, senza esplicitare una dichiarazione di voto ma al tempo stesso facendo appello alla partecipazione. È però anche vero che tante realtà non si sono espresse in proposito.

«È importante sottolineare la necessità che tutti partecipino al referendum popolare. La partecipazione è il modo concreto per dimostrare che questa cosa ci riguarda, come tutto ciò che è legato alla cura della casa comune», scrivono l’Ufficio pastorale per i problemi sociali e lavoro, giustizia, pace e custodia del creato della diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola e la Commissione diocesana per i problemi sociali e lavoro, giustizia, pace e custodia del creato, invitando «ad andare alle urne e votare Sì e, soprattutto, a modificare gli stili di vita di ciascuno di noi contribuendo, a partire da subito, ad avere più cura dei nostri territori e del nostro mare».

Per il “sì” – sulla linea del governatore Michele Emiliano, che del referendum ha fatto la sua bandiera politica – sono schierate anche diocesi e associazionismo pugliesi. A partire dalla diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, con una nota dal titolo emblematico «Difendiamo il nostro mare», nella quale definisce le trivellazioni in mare «un pericolo per il nostro ambiente» e fa appello a papa Francesco laddove «ci sollecita a un’ecologia integrale che si sposi con uno stile di vita, individuale e collettivo, sobrio e con uno sviluppo sostenibile, non più dipendente necessariamente dal petrolio e dai combustibili fossili». Sì anche da Taranto, il cui vescovo Filippo Santoro ha espresso, «in termini personali», un  «ragionevole fondamento al sì». Sulla stessa linea l’Azione cattolica pugliese, il cui sostegno al sì viene motivato dalla volontà di «esprimere liberamente il nostro sentimento e la scelta in favore del bene comune e della salvaguardia del creato».

A livello nazionale, al Comitato per il Sì hanno aderito le Acli, invitando innanzitutto al voto, «per non sciupare questa occasione di partecipazione democratica su un tema di primaria importanza come quello energetico e ambientale»; «in secondo luogo le Acli invitano a votare Sì per contribuire a riavviare un dibattito sull’esigenza di pensare ad un modello energetico pulito, basato sulle energie rinnovabili; il tempo delle fossili è finito».

Tra coloro che hanno fatto appello a «prepararsi al referendum con consapevolezza e responsabilità», senza rilasciare dichiarazioni di voto, vi è la rivista dei gesuiti Aggiornamenti sociali, la quale ha espresso l’auspicio che «nelle settimane che ci separano dal referendum si apra un dibattito pubblico serio e approfondito, che consenta a noi cittadini di scegliere consapevolmente come partecipare», evitando «banalizzazioni da una parte e dall’altra».

Così pure alcune Conferenze episcopali regionali. «La partecipazione al voto “nelle forme previste dall’istituto referendario” costituisce un significativo momento di vita democratica», sottolinea la Consulta regionale per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna (CEER), invitando a «guardare oltre al risultato possibile della consultazione» e riconoscendo che «qualunque sia l’esito resta aperto il problema delle decisioni politiche che comunque dovranno essere prese». Di «questione particolarmente importante e delicata rispetto alla quale i cittadini tutti e i cattolici in particolare sono chiamati a prendere una posizione ragionata e documentata» parlano i vescovi della Sardegna, mentre la Pastorale sociale e del lavoro del Piemonte ha fatto proprio lo slogan «Democrazia è partecipazione», esortando a votare «perché l’ambiente ci interessa, il mare ci interessa e interessa non solo a noi ma al nostro futuro e a quello dei nostri figli».

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2 Commenti

  1. Antonio Cecconi (don) 18 aprile 2016
  2. Maurizio Boschini 15 aprile 2016

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