Vescovi USA: l’ombra di quello che furono

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eucaristia

Alla fine la montagna ha partorito il topolino: il tanto atteso documento della Conferenza episcopale statunitense sull’eucaristia, quello che nelle intenzioni originarie doveva segnare la “scomunica” nazionale di Biden, è poco più di una pia esortazione dai toni sostanzialmente moraleggianti.

Scritto con un linguaggio che probabilmente scoraggerà anche i più volonterosi, che si arrenderanno dopo poche pagine – visto che non dice nulla di sostanzialmente nuovo, anche rispetto alla situazione pastorale e alla celebrazione eucaristica dopo la cesura della pandemia.

A differenza del solito, gran parte delle sedute sono state tenute a porte chiuse, facendo venire meno quell’attenzione alla comunicazione e al dibattito pubblico che aveva caratterizzato la Conferenza episcopale americana di un tempo.

Anche perché i momenti di conferenza stampa si sono rivelati essere imbarazzanti – come quando il presidente della Conferenza episcopale, mons. Gomez, si è arrampicato sugli specchi per negare che l’origine del documento sull’eucaristia fosse l’elezione di Biden a presidente degli Stati Uniti.

Insomma, un’Assemblea che vale più per quello che non ha fatto che per quello che ha prodotto. Niente emendamento Biden; niente sul clima e COP26; niente sull’immigrazione; niente sulla questione razziale; niente sulla profonda divisione del paese e della Chiesa stessa. Un grande velo di silenzio su temi cruciali, che nei decenni passati avevano visto i vescovi statunitensi prendere posizioni di rilievo globale e pubblicare documenti che rimangono nella storia della Chiesa (e non solo).

Di quella stagione è rimasta solo l’ombra (e la nostalgia). Specchio di una profonda e drammatica incapacità di comprendere la cultura in cui anche i vescovi vivono e le sfide che essa pone alla fede e alle comunità cristiane. Il tono di clericalismo di cui è imbevuto il documento sull’eucaristia ne è una conferma – come se per i preti e i vescovi non si ponesse per nulla la questione di una fede e un vissuto effettivamente all’altezza della ricezione del sacramento. Ma appunto, essi sembrano essere un popolo esente.

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