H. Zöllner: panoramica abusi

di: Catherine Sheehan (a cura)

Riprendiamo parte dell’intervista di Catherine Sheehan per il Catholic Weekly, giornale australiano, fatta in occasione della visita del gesuita Hans Zöllner (direttore dell’Istituto di Psicologia della Gregoriana e presidente del Centro per la protezione dei minori della stessa Università) alla diocesi di Wollongong (Australia). L’intervista, come pure una sintesi dell’intervento di Zöllner alla diocesi, è stata pubblicata il 5 settembre 2018 sul sito www.catholicweekly.com.au

– Padre Zöllner, quale percentuale del clero o dei religiosi hanno commesso abusi?

Ci sono pochissime statistiche e ricerche attendibili e solo da pochi paesi, vedi Australia, Stati Uniti e forse altre cinque nazioni. La percentuale, più o meno, va dal circa 3 al 5-6% di preti in uno specifico periodo di tempo. Questo è quello che sappiamo, là dove sono state effettuate le ricerche, per quel che riguarda il periodo dal 1950 al 2010. Mentre negli ultimi 10-20 anni, a seconda dei paesi, i numeri sono calati anche fino a zero… Dove una diocesi ha deciso di introdurre le misure di tutela, i protocolli di condotta e le linee guida per concretizzarli, la cosa funziona.

– È possibile dire che è più probabile che un abuso abbia luogo nella Chiesa invece che nella società intesa nel senso più ampio?

Non possiamo dire che è più probabile e chi afferma questo non può presentare statistiche, per il semplice fatto che non c’è nessun’altra istituzione, nessuna denominazione o confessione cristiana che sia stata investigata così profondamente come la Chiesa cattolica. Quindi, non c’è un reale metro di paragone. Anche all’interno di gruppi che esercitano altre professioni non ci sono ricerche che abbiano investigato, per esempio, su docenti scolastici, psicologi, dottori, poliziotti, professori di musica o allenatori sportivi… Dobbiamo anche sapere che la stragrande maggioranza degli abusi sessuali – compresi gli abusi fisici – sui minori avviene nel contesto della famiglia. Ho sentito qualcuno all’interno della Royal Commission dire di ritenere che il 95% di tutti gli abusi in Australia avvenga all’interno della famiglia. Il che significa che solo il restante 5% degli abusi avviene in tutte le altre istituzioni, una delle quali è la Chiesa cattolica. Questo, però, non scusa la Chiesa cattolica. Anche un singolo abuso è di troppo.

– La Chiesa cattolica sta facendo abbastanza per il problema degli abusi sessuali sui bambini?

Non possiamo mai fare abbastanza. Ma la Chiesa cattolica in Australia ha fatto molto ed è certamente tra le cinque più attive nel mondo: risorse in termini di soldi e di personale competente, operatori stabili, sessioni informative, conferenze come questa [nella diocesi di Wollongong]. Avete dato una risposta alla Royal Commission che accetta il 98% percento di tutte le raccomandazioni senza alcuna discussione [il 2% riguarda la richiesta di poter ovviare al segreto sacramentale in caso di confessione di un abusante].

– Di cosa hanno bisogno le vittime per la guarigione?

Essere ascoltate… L’ascoltatore dev’essere aperto, non solo nella sua mente, ma anche nel suo cuore, ed empatizzare realmente, comprendendo la profondità della sofferenza della persona che condivide un’esperienza come questa.

– È possibile che una persona che ha sofferto abusi sessuali da piccola possa guarire?

Ho visto vittime che… dicono che sono guarite e che si sono riconciliate, e questo è un ulteriore passaggio. Ma ciò non è possibile senza l’aiuto di altri esseri umani, soprattutto di coloro che accompagnano – famiglia e amici – alla seduta di counseling e alla psicoterapia. A volte, un buon numero di vittime di abusi da parte di preti dice di essere stato aiutato nel proprio cammino spirituale di guarigione da preti o da religiosi.

– Quali sono le cause principali degli abusi sessuali su bambini perpetrati da preti e consacrati?

Ci sono fattori comuni… “Prendo quello che voglio, senza poter essere accusato”. “Cerco di mostrare la mia superiorità”. Questo mostra, psicologicamente parlando, che molti di quelli che hanno abusato si sentono molto fragili interiormente [questa è la radice del narcisismo, soprattutto della forma che O. Kernberg definisce “maligna”, ndt].

– Vede un elemento diabolico in questa faccenda degli abusi sessuali nella Chiesa?

C’è un elemento di male che va oltre la comprensione umana e certamente c’è qualcosa che ha anche una componente di presenza maligna nell’essere umano, che non è comprensibile.

– L’81% di vittime di abusi sessuali da parte di preti sono ragazzi maschi nell’età della pubertà o oltre. Si può dire che esiste una componente omosessuale nella crisi degli abusi nella Chiesa?

L’omosessualità, prima di tutto, non conduce automaticamente a comportamenti di abuso. È ovvio… non tutte le persone che hanno abusato di ragazzi maschi, preti o laici che siano, si possono definire omosessuali… Si parla molto oggi di questo tema. Secondo alcuni, esiste una percentuale di omosessuali tra il clero: oggi questo è evidente e non dobbiamo negarlo. E, dal momento che non è permesso loro di elaborare questa tendenza, perché pensano o perché è stato detto loro di non parlarne mai, tale tendenza omosessuale persiste e può divenire manifesta, non nelle relazioni con i pari dello stesso sesso, ma piuttosto con ragazzi adolescenti.

– Quindi, benché una così alta percentuale di abusi sessuali da parte di preti sia stata perpetrata contro ragazzi maschi, questa non è una ragione sufficiente per impedire a qualcuno con tendenze omosessuali di entrare in seminario?

No. La Chiesa ha delle linee guida per questo. Esse dicono che le persone con tendenza omosessuale profondamente radicata non dovrebbero essere ammesse al seminario o all’ordinazione. La questione è che cosa significhi “tendenza profondamente radicata”. Ciò non è stato ancora definito, certamente non dalla scienza.

– Qual è la sua risposta a coloro che pensano che il celibato sia un fattore che contribuisce alla crisi degli abusi sessuali e che andrebbe abolito?

Non c’è effetto causale tra celibato e abuso sessuale di minori e la stessa Royal Commission ha stabilito che il celibato non porta a comportamenti di abuso in un senso strettamente causale. Il celibato può divenire un fattore di rischio quando non è vissuto bene lungo gli anni, può portare le persone ad abusare di alcol, di pornografia su Internet, di adulti o anche di minori. L’obbligo del celibato non è un dogma e può essere cambiato. Comunque, il 99,9% degli abusanti non vive una vita celibataria.

– La Chiesa australiana è stata attaccata dai media per non aver accolto la richiesta della Royal Commission a infrangere il segreto confessionale in caso di abuso sessuale su minori. È stato detto che, se la Chiesa vuole davvero essere trasparente, è necessario abolire qualunque segretezza, inclusa quella del confessionale. Qual è la sua opinione a riguardo?

Come faccio a capire chi si sta confessando da me?… Come posso saperne il nome ed essere in grado di denunciare la persona?… Inoltre, è enormemente sovrastimato il numero di persone che frequentano la confessione. Qualcuno pensa che ogni persona, ogni cattolico si confessi tutte le settimane. Niente di più lontano dalla verità: chi si confessa oggi? Ho sentito molti preti dire – e posso confermarlo – che, in decenni di ministero, non hanno mai sentito nemmeno una confessione da parte di un abusatore.

– Qual è il ruolo del clericalismo negli abusi sessuali su minori e sulla copertura di questi fatti da parte della Chiesa?

C’è certamente un problema di clericalismo, se lo definiamo come un modo per affermare se stessi e vivere più per il ruolo e per il prestigio che per la cura della propria personalità e delle proprie competenze… Il clericalismo, comunque, non è solo del clero.

– In un’altra intervista lei ha dichiarato che la crisi degli abusi sessuali non riguarda il fatto di essere cattolici liberali o cattolici conservatori. Cosa intendeva?

Dopo la lettera di Viganò, questo è un problema che riguarda la Chiesa intera al di là degli schieramenti “politici” all’interno di essa, perché ci sono stati abusi da entrambe le parti.

– Lei dà credito alla testimonianza dell’arcivescovo Viganò? Pensa che valga la pena investigare?

Sì, ne vale la pena. Ci sono state molte, moltissime domande che intendono vagliare la credibilità di Viganò. A proposito del tempismo del suo intervento, si apre la questione su quali interessi politici abbiano portato alla pubblicazione della lettera precisamente nel momento in cui il papa era in Irlanda.

– Qual è la chiave per far sì che tale crisi sugli abusi sessuali non si ripeta più?

Che le persone siano consapevoli che gli abusi avvengono, che parlino e che siano informate su chi possono contattare per riferire… Ma voglio mettere in guardia contro l’impressione che questa piaga scomparirà una volta per tutte. Dal mio punto di vista, questa è un’illusione pericolosa, perché il male sarà sempre con noi e non saremo in grado di eliminare tali episodi semplicemente perché abbiamo introdotto nuove linee guida. Questo è uno step necessario e molto importante, ma non è sufficiente. È deleterio pensare che ora saremo in grado di escludere per sempre il ripetersi di tali episodi. Per questo abbiamo bisogno di un’educazione continua, di informazioni affidabili e questo è il lavoro del Centro per la protezione dei bambini dell’Università Gregoriana, del quale io sono presidente.

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