Akira: l’uomo oltre l’uomo

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Da bambino uno dei momenti più attesi della mia giornata era quando nel piccolo televisore della cucina, tipicamente dopo cena, veniva trasmessa la rassegna dei film in uscita nelle sale cinematografiche. Una sera, era il 1992, successe per me qualcosa di nuovo: vidi il trailer di un film d’animazione completamente diverso da qualsiasi altra cosa avessi mai visto prima, diverso da tutto quello a cui ero stato abituato da un cartone animato: immagini iper-realistiche, città gigantesche, macchinari inconcepibili.

Il trailer si concludeva con il titolo del film, un nome di persona scritto in caratteri cubitali nero su bianco che non aveva nulla di rassicurante: Akira. Avevo dieci anni e quel nome insieme a quelle immagini me le portai dentro per molto tempo, finché diversi anni dopo entrai in possesso della VHS e la visione di quel nastro cambiò per sempre la mia idea di futuro e suscitò in me un sentimento nuovo nei confronti dell’esistenza.

Manga, una cosa seria

Akira è un manga (fumetto in giapponese) del fumettista e regista giapponese Katsuhiro Otomo, serializzato a partire dal 1982 in Giappone. Il manga si concluderà però solo a metà degli anni ’90 ed è stato poi raccolto in un’opera in sei volumi che conta più di duemila tavole, pubblicata in tutto il mondo. Otomo dovette infatti sospendere la lavorazione del fumetto perché impegnato nella realizzazione della sua trasposizione cinematografica.

Si trattava di un’impresa titanica, uno sforzo produttivo inedito nel campo dell’animazione: con un budget di sette milioni di dollari Otomo creò uno studio d’animazione ad hoc (l’Akira Committee), con uno staff di più di 1300 persone reclutate nei migliori studi di animazione giapponesi del tempo. La colonna sonora, eseguita dal collettivo Geinoh Yamashirogumi, rimane a tutt’oggi un esempio di espressione e originalità difficilmente ripetibile. La pellicola venne proiettata in Giappone il 16 luglio 1988 e all’inizio degli anni novanta in America e in Europa.

Pur non registrando immediatamente un successo al botteghino, il film diventò presto un cult per gli amanti dell’animazione e del genere fantascientifico, imprimendo il suo marchio sulle produzioni culturali di massa del genere per i successivi trent’anni. Difficile trovare videogiochi, film, romanzi o fumetti che trattando di fantascienza non omaggino anche in piccola parte il film di Otomo.

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Il ritorno

Proprio in queste ultime settimane Akira torna a far parlare di sé: il 24 aprile è uscita infatti in Giappone la versione in 4K ultra HD, mentre in Italia la casa editrice Panini comics ha annunciato una nuova versione del manga in uscita a giugno. Otomo ha recentemente rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui ha spiegato che oltre al suo nuovo film, Orbital Era, sta realizzando un nuovo progetto animato riguardante Akira, che punterà probabilmente a sviluppare meglio la trama del manga.[1]

In ogni caso il mondo di Akira ci è oggi molto vicino anche per questioni cronologiche. Gli eventi della pellicola si svolgono nel 2019 e Otomo costruisce la sua narrazione in un ambito di matrice cyberpunk,[2] tra lo strapotere di multinazionali, regimi militari, tensioni anarchiche e neo-imperiali, in cui per la Tokyo ricostruita dopo la terza guerra mondiale (Neo-Tokyo) una luce è rappresentata dalla costruzione dei monumentali impianti sportivi delle olimpiadi previste nella città nel 2020.

Grazie a questa sua preveggenza la supervisione di Otomo è stata richiesta dal governo giapponese per elaborare un documentario sulla città di Tokyo in vista delle vere Olimpiadi del 2020 (ora rimandate al 2021): è il progetto Tokyo Reborn, che riprende proprio alcune delle estetiche futuristiche del film.

In Akira seguiamo le vicende di una banda di giovani motociclisti quindicenni, capitanati dallo spregiudicato Kaneda e l’amico Tetsuo. Una notte sfrecciando per le strade di Neo-Tokyo e avventurandosi nella città vecchia durante uno scontro con una banda rivale, Tetsuo si scontrerà con uno spettrale bambino. L’incidente libererà in lui straordinari poteri mentali dagli effetti distruttivi, che militari e scienziati cercheranno di controllare e sviluppare. Il potere di Tetsuo sembra infatti riconducibile a quello dello stesso Akira, un bambino frutto di imprecisati esperimenti che – sfuggito al controllo degli scienziati – ha distrutto Tokyo nel 1988 innescando così la terza guerra mondiale.

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Date queste premesse la creatura di Otomo è in prima battuta una riflessione sull’era post-atomica che punta però a guardare molto più lontano. Così come l’uomo è stato capace di liberare le distruttive forze nascoste nell’atomo, allo stesso modo la scienza potrebbe un giorno liberare le forze distruttrici nascoste nell’essere umano stesso. In questo senso diventa interessante il ruolo che Otomo attribuisce proprio alla scienza e alla tecnologia, che nel film sembrano essere diventate un oggetto di un antico passato, così come i dinosauri lo sono per l’uomo.

Eterogenesi della scienza

La scienza in Akira non è più uno strumento di progresso ma solo uno strumento per contenere il potere distruttivo che essa stessa ha liberato nel soggetto Akira. Scienza e tecnologia nel film di Otomo sono molto lontane, dal punto di vista dell’immaginario, da ciò che la fantascienza odierna ci propone, e cioè una tecnologia che agisce quasi a livello cellulare. In Akira esse ci appaiono come qualcosa di ingombrante e monumentale. Anche le architetture urbane sono enormi e sembrano suggerire l’idea che l’uomo sia l’artefice di un mondo in cui tutto ciò che ha conquistato ha esaurito ormai la sua funzione.

La politica è un altro aspetto molto criticato dall’opera di Otomo, poiché completamente incapace di leggere nelle pieghe degli avvenimenti, preoccupata solo del contingente. Tra gli adulti del film solo il Colonnello (personaggio a capo delle forze militari di Neo-Tokyo) sembra essere capace di mettersi in gioco fino all’ultimo, per impedire lo sfruttamento di Akira e la salvezza degli altri bambini dotati di poteri.

Infine c’è lo stesso Akira, il messia bambino atteso dalla popolazione agonizzante e dotato di un potere spaventoso, il bambino che lo stesso Tetsuo vorrà risvegliare dalla sua prigione tecnologica per carpirne i segreti e le ragioni della sua stessa trasformazione. Proprio nel messia bambino Otomo lancia la sua sfida più grande alla società degli adulti, mettendo alla prova la moralità di tutte quelle figure capaci di potere decisionale. Perché Akira è indubbiamente un messia ma è anche e solo un bambino e come tale non può fare a meno della guida degli adulti.

Senza quest’ultima il suo dono porterà sempre e solo distruzione. Tuttavia la catastrofe, centrale nell’estetica del film, nasconde per Otomo sempre un valore epifanico e allude a qualcosa di glorioso. La futura glorificazione dell’uomo, che forse sarà capace un giorno di liberare responsabilmente quella memoria primitiva della nascita dell’universo che porta in se stesso e di cui è il custode cosciente.

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Il futuro prospettato dalla visionaria opera di Otomo non si è realizzato, ma Akira ci dice che ciò che è infinitamente piccolo può essere dotato di un tremendo potere e può cambiare le sorti del mondo. Non esiste un’opera di fantasia che abbia preso la questione dell’evoluzione, il concetto di cambiamento e adattamento così seriamente come Akira, riuscendo a coniugare insieme il meraviglioso e il tremendo ma lasciando al contempo spazio all’inconoscibile, che per Otomo è un aspetto nascosto nella natura stessa, natura che nasconde in sé la chiave del suo superamento e forse il germe stesso di una realtà spirituale.

A distanza di trent’anni l’opera di Otomo rimane un lavoro insuperato e un invito a considerare l’esistenza come un insieme di realtà profonde e interconnesse, in cui l’immaginazione si pone come la più alta forma di esplorazione e conoscenza.


[1] Quest’ultima è estremamente più articolata e differisce in molte parti dalle vicende narrate nel film.

[2] Si tratta di è una corrente letteraria e artistica di genere fantascientifico nata nella prima metà degli anni ottanta del XX secolo che trova nei romanzi dello scrittore William Gibson le sue coordinate principali. Recentemente il genere sta conoscendo una riscoperta sopratutto nell’ambito dei videogiochi.

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