Florenskij legge Dante

di:
Florenskij

Foto di Veronica Lunati

Fu fisico, matematico, filosofo, epistemologo, ingegnere, teologo, sacerdote della Chiesa ortodossa. Non a caso, Pavel Florenskij (1882-1937) è stato definito il «Leonardo da Vinci della Russia». Nel sesto centenario della morte di Dante, Florenskij propose una riconsiderazione dello spazio geometrico presente nella Divina Commedia, approfondita in un agile volume del riminese Natalino Valentini (tra i principali studiosi in Italia del grande pensatore russo) dal titolo Il Dante di Florenskij, tra poesia e scienza (Lindau, Torino 2021, pp. 144, € 14,00). In merito a questo testo abbiamo rivolto alcune domande all’autore.

– Prof. Valentini, da cosa nasce l’interesse di Pavel Florenskij per Dante e la Divina Commedia?

L’interesse per Dante e la Divina Commedia da parte del grande pensatore russo (matematico, scienziato, filosofo, teologo e presbitero ortodosso) nasce all’interno del più vasto fenomeno culturale del dantismo russo che, già dall’inizio del XIX secolo fino ai nostri giorni, ha riservato al “sommo poeta” una straordinaria attenzione, al punto tale da generare una sorta di “mito dantesco” dai molteplici effetti sulla letteratura, la poesia, la pittura, ma anche sulla filosofia e la teologia.

Da Aleksandr Puškin fino a Olga Sedakova, passando attraverso Vladimir Solov’ëv, Vjac, Ivanov, V. Zabughin, A. Achmatova, A. Blok e molti altri pensatori e poeti, sono state davvero tante le esperienze creative di avvicinamento teoretico e spirituale, fino a raggiungere una speciale intensità soprattutto nella celebre Conversazione su Dante del grande poeta Osip Mandel’štam.

In tale contesto, oltrepassando gran parte delle diverse forme del dantismo poetico e accademico, Florenskij è profondamente attratto dalla visione unitaria e integrale del mondo presente nell’opera di Dante, in particolare dalla concezione dello spazio e del cosmo che emergono dal confronto con la Divina Commedia nella quale convergono poesia, teologia, filosofia, ma anche le scienze, la storia, la politica e altre forme della creatività umana.

Il Medioevo

– Perché per Florenskij il Medioevo rappresenta il tempo della perfetta sintesi fra filosofia, spiritualità e scienze?

Nella cultura tardomedievale incarnata da Dante, padre Florenskij coglie quella mirabile sintesi della conoscenza e delle diverse forme del pensiero umano sempre aperte verso la trascendenza e la creatività, in un rinnovato incontro tra ragione e fede, arte e teologia.

Lungo questa direttrice padre Pavel coglie alcuni snodi decisivi non solo attraverso la diversa percezione dello spazio a partire dalla dialettica relazione tra Giotto e Dante che si rispecchiano in san Francesco, ma persino identificando la figura del poeta con quella di san Sergio di Radonež, modello esemplare di santità e spiritualità nella cultura medievale russa.

A suo parere, la cultura medievale (a differenza di quella rinascimentale) si distingue per organicità, oggettività, concretezza, profondità e offre una visione olistica e simbolica della realtà. In questa cultura non vi è alcuna separazione artificiosa tra la cultura umanistica e quella scientifica; infatti, in Dante sono presenti non solo la teologia tomista, la scolastica e la mistica, ma anche la scienza, la matematica e la cosmologia medievale.

– Per Florenskij Dante anticipa nella Divina Commedia la “teoria della relatività” di Einstein. In che senso?

Padre Pavel, che continuerà ad occuparsi di ricerca matematica e scientifica anche dopo la sua ordinazione presbiterale, è il primo ad intuire questa sorprendente convergenza, apparentemente molto ardita e bizzarra, ma che poi sarà ripresa da molti altri scienziati, fisici e cosmologi (tra i quali A. Speiser, Hermann Weyl, James J. Callahan, Mark Peterson, William Egginton, Robert Osserman, fino ai più recenti studi del fisico romeno Horia-Roman Patapievicidi e dei nostri Marco Bersanelli e Carlo Rovelli).

Nell’ultimo capitolo dell’opera Gli immaginari in geometria. Esposizione dei modelli geometrici bidimensionali (pubblicata nel 1922) il pensatore russo espone la tesi secondo la quale la concezione dello spazio e del cosmo della Divina Commedia anticiperebbero non solo la geometria non euclidea, ma anche altre acquisizioni della ricerca scientifica dell’inizio del XX secolo.

Dal suo punto di vista, «l’interpretazione degli immaginari, insieme ai principi della relatività speciale e generale, illumina e dà fondamento a quella rappresentazione del mondo di Aristotele, Tolomeo e Dante che si è cristallizzata definitivamente nella Divina Commedia.

Non si tratta di un fantasioso accostamento di tipo poetico, come si potrebbe pensare. La questione è ben più articolata e complessa e qui non è facile riprendere e descrivere i diversi passaggi matematici. Possiamo però convenire con Florenskij nel constatare che lo spazio di Dante è assai simile allo spazio ellittico, curvo, quadridimensionale.

Tutto ciò ha delle forti analogie con la geometria dello spazio-tempo di Einstein e questo porta poi a riconsiderare completamente la concezione medievale della finitezza del mondo.

La sua idea è che la scienza moderna, con le sue conquiste, abbia fatto uno “stupefacente” regalo alla coscienza scientifica del medioevo – anticipata nella geometria di Dante – la quale, nel pensiero di Florenskij, è più vicina alla concezione del mondo rispetto all’ideologia meccanicista. Infatti, alla fine del suo scritto, padre Pavel afferma: «Squarciando il tempo, la Divina Commedia finisce inaspettatamente per trovarsi non indietro, ma avanti rispetto alla scienza nostra contemporanea».

L’universo di Dante

– Fra le intuizioni di Dante, secondo Florenskij, c’è l’ipersfera, cioè una sfera a quattro dimensioni, ipotizzata da Einstein nel 1917.

Ebbene, la descrizione della forma dell’Universo propostaci da Dante ha straordinarie affinità con una ipersfera (tre-sfera), ovvero con una sfera a quattro dimensioni, la stessa che, nel 1917, Einstein ha ipotizzato essere la forma del nostro Universo, e che oggi resta compatibile con le più recenti misure cosmologiche.

Questo non significa ovviamente che Dante fosse in possesso delle ipotesi che stanno alla base della geometria non euclidea (di B. Riemann) dalle quali deriviamo l’idea e la rappresentazione dello spazio sferico (e non piano), né tanto meno delle equazioni della relatività generale di Einstein, dalle quali si evince la descrizione dell’Universo come ipersfera; tuttavia, la convergenza di queste acquisizioni scientifiche con le sue geniali intuizioni e descrizioni è straordinaria.

Ciò può essere compreso meglio se consideriamo che l’Universo cristiano medievale doveva essere un’ipersfera, avente al proprio centro assoluto l’origine della Creazione.

– Cos’è l’Empireo per Dante?

Dall’esegesi di alcuni canti del Paradiso (soprattutto il XXX) l’Empireo è un cielo che circonda l’Universo sensibile e nello stesso tempo è a sua volta racchiuso in forma di sfera intorno a un punto. Dunque, Dio e le sfere angeliche circondano l’Universo e insieme ne sono circondati.

L’Empireo quale mondo invisibile e incorporeo ha un centro geometrico totalmente diverso rispetto al mondo visibile, sebbene la struttura a cerchi concentrici sia comparabile con questo. Anche in questo caso siamo dunque fuori da qualsiasi comprensione euclidea dello spazio e del cosmo.

 Il Dio luce

– Anche per Florenskij, come per Dante, Dio è luce. È solo una dichiarazione di fede o c’è dell’altro?

In perfetta sintonia con Dante, per Florenskij la luce è il dischiudersi della fede e dell’amore. È negli occhi di Beatrice, come in uno specchio, che Dante è folgorato da un punto di luce abbagliante, Dio stesso, circondato da nove immense e luminose cerchie angeliche, fino a contemplare l’altra parte dell’Universo: «Luce e amor d’un cerchio lui comprende, / sì come questo li altri; e quel precinto / colui che ’l cinge solamente intende» (Paradiso, XXVII, 112).

Anche per Florenskij Dio è luce, ma non in senso edificante, ma come giudizio di una percezione spirituale concreta; come immediata percezione della gloria di Dio. Questa nitida intuizione è anche il frutto della profonda assimilazione della teologia mistica sulle energie divine del grande teologo bizantino del XIV secolo san Gregorio Palamas che ha avuto un particolare influsso non solo su Florenskij ma, anche grazie a lui, persino sulla ricerca epistemologica all’inizio del XX secolo.

– Perché il regime sovietico, a partire da questo scritto su Dante, prima delegittima Florenskij, poi lo fa arrestare, lo condanna al gulag e alla fucilazione nel 1937? Che pericolo rappresentava?

Le innovative riflessioni proposte da Florenskij in occasione del VI centenario della morte del poeta fiorentino, nelle quali la metafisica cristiana si intreccia inscindibilmente con la scienza e la cosmologia contemporanea, sono avvertite dal regime dei Soviet con grande preoccupazione sotto il profilo culturale e politico in quanto minavano le stesse fondamenta dell’apparato ideologico ateo del neonato edificio totalitario.

Per questo l’opera prima venne censurata, poi denigrata su commissione come intollerabile residuo dell’oscurantismo borghese da parte del matematico e ideologo marxista-stalinista Ernst Kolmann, proprio nello stesso anno nel quale Florenskij veniva arrestato definitivamente e condannato alla carcerazione nel gulag delle isole Solovki, per essere poi fucilato cinque anni dopo, nel dicembre del 1937.

Presentandosi in abito talare nei più importanti simposi scientifici, nonostante il ripetuto divieto da parte delle autorità politiche, senza mai rinnegare le proprie convinzioni, Florenskij pagò con la vita la sua aperta e convinta adesione e testimonianza di fede e di libertà. In questo senso è giusto considerarlo un martire della Chiesa ortodossa che ha saputo pensare, affermare e testimoniare la verità nel cuore della tragedia del Novecento, tenendo insieme vita e pensiero, fede e ragione, Vangelo e cultura, scienza e mistica.

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