Fra piazza e chiesa: la gioia del Vangelo

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Fiducia, speranza e missione sono  i riferimenti maggiori della nuova lettera pastorale del vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Gianni Ambrosio (28 agosto). Mossa dallo Spirito, ricolma della presenza di Cristo: il titolo invita a una rilettura dell’Evangelii gaudium e alle conseguenze pastorali che ne derivano. «C’è una frase – un asserto classico della tradizione patristica – che ha sempre diritto di cittadinanza nella comunità ecclesiale: “Ecclesia semper reformanda”, la Chiesa è sempre bisognosa di riforma. I membri della Chiesa, infatti, sono uomini e donne che hanno bisogno di continua conversione e le strutture della vita ecclesiale hanno sempre bisogno di essere riviste e riformate». «Oggi, in particolare, è chiamata a far fronte alle grandi sfide del momento, specialmente alla mancanza di speranza e di senso».

L’atrofia che la nostra società conosce nella sua vita civile è presente anche nelle comunità cristiane che devono saper rispondere con la continua conversione alle domande di speranza, carità, pace e salvezza, nascoste nelle pieghe di una società sempre più smarrita. «Non è dunque un disagio, ma è una grazia chiederci come fare emergere il volto di una Chiesa vivace e umile, consapevole dei suoi molti limiti e certa dell’amore misericordioso di Dio, innamorata del suo Signore e appassionata al bene degli uomini. La gioia del Vangelo è la strada che Francesco ci indica per ritrovare l’entusiasmo della fede e il coraggio di una conversione missionaria che interpella ogni aspetto della vita personale ed ecclesiale».

Sulla scorta dell’esempio di Maria la Chiesa è mossa dalla forza dello Spirito. «Le due espressioni – “Noi e lo Spirito Santo”, “lo Spirito Santo e noi” – evidenziano la consapevolezza che soggiace in entrambe le formulazioni: l’azione di discernimento, di giudizio e di proclamazione è il frutto di una totale sinergia tra l’attore umano e quello divino. L’agire degli apostoli – e quindi l’agire della Chiesa  e dei cristiani – non si dà disgiuntamente dall’agire dello Spirito e, viceversa, l’agire dello Spirito non si attua prescindendo dall’agire degli uomini».

Il “noi” ecclesiale è investito della gioia del Vangelo nell’incontro con Gesù Cristo. Evangelizzare non è trasmettere una dottrina, ma raccontare un incontro che va personalmente esperito. «Dalle parole e dai gesti di papa Francesco, cogliamo la valenza che egli attribuisce all’incontro con Gesù e alla cultura dell’incontro: si potrebbe affermare che il costante e insistito richiamo all’incontro possa essere considerato il filo rosso del suo insegnamento. Fino a prestarsi, a volte, all’incomprensione e alla critica».

«In questo momento di cambiamenti epocali, con livelli di violenza e di crudeltà molto elevati e con fenomeni sociali complessi e spesso incontrollabili la Chiesa è chiamata a offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio».

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