Austria: sì al suicidio assistito

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Come prevedibile, la sentenza del febbraio scorso della Corte Costituzionale tedesca sul suicidio assistito inizia a fare giurisprudenza a livello europeo. È di pochi giorni fa, infatti, la decisione della Corte Costituzionale austrica di dichiarare incostituzionale il paragrafo 78 del Codice di diritto penale laddove si vieta “ogni aiuto/assistenza” al suicidio.

Anche in questo caso il perno su cui ruota la decisione della Corte è quello del “diritto all’autodeterminazione” del singolo, derivato da una serie di diritti costituzionalmente garantiti come il “diritto alla vita privata, il diritto alla vita e il principio di uguaglianza”. Il diritto all’autodeterminazione include, poi, quello di “una morte degna”, così che nell’insieme il divieto totale di un’assistenza da parte di terzi viene a ledere il diritto all’autodeterminazione.

La Corte argomenta che essendo già legalmente riconosciuto il diritto della persona, nella sua sovranità per ciò che concerne i trattamenti medici e farmacologici o per via di una disposizione del paziente rilasciata previamente a essi, di rifiutare terapie di mantenimento in vita o di prolungamento della vita, che coinvolgono la presenza di terzi (in questo caso i medici – infatti la decisione della Corte rimanda esplicitamente alla deontologia professionale, che in Germania e Austria è una vera e propria fonte del diritto), non vi è alcuna differenza “se una persona che vuole suicidarsi ricorre all’aiuto/assistenza di terzi nell’esercizio del suo diritto all’autodeterminazione per porre fine alla propria vita”.

Rimane invece costituzionale il passaggio nel medesimo paragrafo del Codice di diritto penale in cui si afferma che ogni “induzione al suicidio” è un reato penalmente punibile. Il punto discriminante è, infatti, quello che la “decisione di uccidersi è protetta a livello dei diritti fondamentali solo se viene presa in maniera libera e senza alcun tipo di influsso”. In merito, la Corte riconosce che la libera autodeterminazione del singolo “può essere influenzata da molti aspetti sociali ed economici”: è compito del legislatore di provvedere a misure affinché la “decisione di suicidio non cada sotto l’influsso di terzi”.

Rispetto alla sentenza tedesca, la decisione della Corte Costituzionale austrica pare essere maggiormente rispettosa della separazione dei poteri, in quanto non solo rimanda il legislatore a una modifica adeguata del Codice di diritto penale, ma gli lascia un tempo congruo per il dibattito e il processo decisionale che porterà alla formulazione della nuova legge (la decisione entra infatti in vigore con il primo gennaio 2022). Questo aspetto, insieme alla filosofia giuridica di fondo che innerva la decisione della Corte, potrà essere chiarito maggiormente non appena sarà pubblicata la sentenza.

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