Vincent Lambert: il caso e le domande

di: Fabrizio Mastrofini

Troppo semplice dire sì o no: riassumo così il complesso iter della vicenda giudiziaria di Vincent Lambert, l’uomo che, dal 2008, è paralizzato e in stato di «coscienza minima» in seguito ad incidente stradale avvenuto nel settembre di quell’anno. Al momento dell’incidente Vincent aveva 31 anni; è sposato e, nel 2008, la figlia aveva tre mesi.

Nel 2011 viene ricoverato a Reims nell’unità di cure palliative (CHU).

Aprile 2013. Nonostante la logopedia e la riabilitazione, Vincent Lambert non mostra segni di miglioramento. Rimane immerso in un profondo coma e, in base alla legge Leonetti sul fine-vita, la moglie, in accordo con i medici, decide la sospensione dei trattamenti, senza informare la madre, il padre e i fratelli di Vincent.

Nonostante i 31 giorni di sospensione di alimentazione e di idratazione, Vincent non muore. Nel maggio 2013 il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ordina all’équipe medica di ripristinare cibo e idratazione a Vincent Lambert. Ritiene che i genitori non siano stati adeguatamente informati dall’ospedale, come previsto dalla legge.

Sentenze e divisioni

Nel 2014: a gennaio, i medici annunciano la decisione di sospendere di nuovo idratazione e alimentazione ma il tribunale amministrativo la annulla su ricorso della famiglia (genitori e fratelli). Il tribunale precisa, inoltre, che non è chiara la volontà del paziente di rinunciare ai trattamenti (dichiarazione anticipata di trattamento non presente: è un punto controverso perché, secondo la moglie, Vincent si era espresso in tal senso prima dell’incidente ma non c’è niente di scritto in proposito).

A febbraio, il Consiglio di stato chiede una consulenza medica che accerti il carattere irreversibile delle lesioni, la capacità di comunicare con l’esterno, la volontà di interrompere il trattamento espressa da Lambert secondo la moglie.

Ad aprile, i tre esperti (Marie-Germaine Bousser, Lionel Naccache, Jacques Lauté) nel loro rapporto esprimono l’opposizione alla sospensione dei trattamenti di Vincent in assenza di chiare direttive anticipate.

A giugno, il Consiglio di stato è favorevole a fermare i trattamenti a Vincent Lambert. I genitori fanno appello alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ordina la sospensione provvisoria della decisione, in attesa di un’udienza nel merito.

Nel 2015, a giugno, la Corte europea dei diritti dell’uomo dà un parere favorevole alla fine del cibo e all’idratazione di Vincent Lambert.

Il 16 luglio 2015, i genitori di Vincent Lambert presentano una denuncia contro i medici per tentato omicidio, maltrattamenti e isolamento forzato. Intanto Rachel, la moglie, viene nominata tutore legale, tutela confermata nel 2016 da una ulteriore sentenza.

2017: il Consiglio di stato chiede ai medici dell’ospedale universitario di Reims di riprendere la procedura per fermare la cura di Vincent Lambert dopo una ulteriore procedura collegiale.

Nel novembre, l’ospedale di Reims annuncia la decisione di sospendere i trattamenti in seguito alla decisione collegiale e, nell’aprile 2018, il medico curante di Reims fissa la sospensione dei trattamenti. Nello stesso mese, 70 specialisti pubblicano sul quotidiano Le Figaro un appello contro l’eutanasia nei confronti di Vincent e, il 20 aprile, il tribunale amministrativo regionale ordina un’indagine che tenga conto della specificità dei pazienti come Vincent.

Il 15 luglio, i tre esperti rinunciano: un giorno e due ore di esame loro concessi non sono sufficienti. I nuovi esperti, a novembre, giudicano le cure in corso non accanimento e, tuttavia, il paziente è in uno stato di risveglio senza risposta.

I giornali e l’ONU

Il 31 gennaio 2019, il Consiglio di stato conferma la decisione del tribunale amministrativo di sospendere i trattamenti.

Il 3 maggio, su richiesta dei parenti (genitori, fratelli), interviene il comitato ONU per i diritti delle persone disabili che chiede alla Francia di non sospendere il trattamento, sulla base delle convenzioni internazionali in vigore e, il 20 maggio, la Corte di Appello di Parigi ordina la ripresa dei trattamenti.

Sul quotidiano Le Monde, il 21 maggio, sono stati pubblicati due contributi, firmati da diversi specialisti. Nel primo, sotto il titolo “Chiarificazioni necessarie”, 12 docenti di medicina palliativa notano che ogni decisione di arrestare i trattamenti è «specifica», cioè legata ad un particolare paziente e non generalizzabile. Si auspica che la decisione venga presa nel rispetto delle direttive anticipate ma, qualora non fossero state redatte, nel caso di Vincent le decisioni del Consiglio di stato (dal 2014 al 2019) hanno messo al centro la proporzionalità delle cure verso un soggetto con molteplici handicap. Nelle loro considerazioni sottolineano, inoltre, che le procedure di sospensione – seppure nell’attenzione a non strumentalizzare il paziente a favore delle tecnologie mediche – sono finalizzate a non provocare sofferenza.

Il secondo contributo, firmato da 20 specialisti, nota che Vincent si trova in «stato di coscienza alterata cronica» e l’arresto del trattamento non è giustificabile: «la società deve continuare a prendersi cura dei più vulnerabili, anche nei casi di stato di coscienza alterata».

Che fare, che dire?

Il punto di vista ecclesiale a favore della vita e dei trattamenti è stato espresso dal vescovo di Reims e dal suo ausiliare in un comunicato, e un parere più articolato è venuto dal gesuita Bruno Saintot. A ciò si aggiunge il comunicato congiunto dell’Accademia per la Vita e del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita.

Per il momento, anche in Italia, la battaglia ideologica sul caso sembra placata, in attesa di ulteriori sviluppi. Ci sono tuttavia numerose zone d’ombra che, forse, impediscono di formulare un giudizio più completo.

Ad esempio, non sappiamo esattamente cosa dica la cartella clinica di Vincent Lambert e, dunque, non possiamo orientarci tra la dichiarazione della madre, secondo cui il figlio reagisce e risponde sia pure in modo minimo, e la moglie, secondo la quale il marito avrebbe fermamente espresso la volontà di sospendere le cure, volontà enunciata ben prima dell’incidente.

Gli stessi specialisti non sanno dire quale sia la condizione reale di Vincent: soffre? In che misura? Comprende? Cosa comprende? Si esprime e, se sì, in che modo?

E poi la battaglia legale estenuante dovrebbe indurre pacate e ponderate riflessioni sulla posta realmente in gioco: cosa si nasconde dietro una vicenda così tormentata di malattia e di divisione familiare? Quali sono gli interessi economici e “politici” collegati, tra i medici, i familiari, le autorità? E il continuo ricorso al Tribunale e al Consiglio di stato, da anni, non esaspera e rende ancora più accentuata la sofferenza di tutti, prima di tutto di Vincent che è due volte vittima?

In tutti gli interventi che si possono leggere e nelle analisi della situazione, manca un elemento fondamentale: chi ha veramente a cuore lo stato di salute e il benessere psico-fisico di Vincent Lambert, un uomo di 42 anni segnato da un destino tragico?

E, di fronte alla tragicità dell’esistenza – in questi casi –, come si può rispondere senza prima porre la domanda: Vincent Lambert viene strumentalizzato dai suoi stessi parenti e dai medici oppure no? E perché?


Per consentire ai lettori di formarsi un proprio giudizio:

La legge Leonetti del 2016;

Cronologia della vicenda dal sito ufficiale che sostiene Vincent Lambert;

Decisione del 31 gennaio 2019 del Tribunale amministrativo regionale e giudizio completo;

Consiglio di Stato: ordinanza del 24 aprile 2019 e riepilogo della situazione;

Comunicato della arcidiocesi di Reims;

Analisi del gesuita Bruno Saintot;

Comunicato congiunto Accademia per la Vita – Dicastero Laici Famiglia Vita.

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