Educare (ed educarsi) a crescere

di: Maria Teresa Pontara Pederiva

educazione come «avventura cristiana»Nel 2010 aveva pubblicato Educare si può (LDC), 3 anni più tardi Educare si deve (LDC) e ora è fresco di stampa il volume che intende chiudere un’ideale trilogia dedicata all’educazione (questa volta per i tipi della Libreria Ateneo Salesiano). Un testo che, partendo dalla situazione complessa di oggi in particolare italiana, ma non solo, intende promuovere la passione dell’educare (e dell’educarsi). Un testo dove si parla di educazione come «avventura cristiana» e ci si rivolge ai genitori invitandoli a «viaggiare insieme», ma dove si affrontano temi che raramente s’incontrano in questo contesto, come il perdono, «un atto difficile, ma necessario» o il silenzio e il suo «valore biblico», in quanto silenzio e Parola sono già «cammino di evangelizzazione».

L’autore è don Sandro Ferraroli, salesiano e psicologo, direttore del Centro di psicologia e consulenza educativa COSPES di Bologna (già presidente nazionale) e presidente FIDAE dell’Emilia Romagna. Una vita dedicata all’insegnamento nello spirito del fondatore don Bosco: attualmente è docente di psicologia generale e dello sviluppo al Centro salesiano di studio Paolo VI di Nave (BS) affiliato alla Pontificia università salesiana dove ha insegnato fino allo scorso anno presso la Facoltà di scienze dell’educazione. Diverse le sue pubblicazioni, tra libri e articoli, sul tema educativo.

– Dopo tanto scrivere di educazione, cosa si può mai dire di nuovo?

Parto dagli ultimi tre libri: nel primo ho cercato di dimostrare che è ancora possibile educare in anni di emergenza educativa e nel secondo ho tracciato le motivazioni che rendono pressante per gli adulti la responsabilità educativa. In entrambi si parlava di soggetti in età educativa, bambini, ragazzi, giovani.

Questa volta il soggetto cambia: siamo tutti educabili. L’educazione non si ferma con l’età adulta, ma dura tutta la vita.

– In che senso?

L’educazione o è permanente o non si può definire tale. Ecco perché parlo di volontariato, dell’importanza delle emozioni, del silenzio, del perdono e quant’altro. I valori fondanti mi seguono per tutto il corso della vita, sono realtà che valgono per l’intera esistenza. Tutti noi siamo sempre in cammino: chi può mai dirsi “arrivato”? Prendiamo l’esempio del volontariato: ho l’obbligo di uscire da me stesso per andare verso gli altri … Ecco allora che non c’è solo il dovere di educare i più giovani, ma il dovere di esistere per servire gli altri, il mio prossimo. È questo in fin dei conti il significato dell’educazione permanente.

– Nel libro un intero capitolo è dedicato al “benessere”: è davvero così importante oggi?

Come sia giusto spendere la propria vita è una domanda che pensatori e filosofi si pongono da millenni. E continuano a farlo oggi, affiancati dagli psicologi che studiano il misterioso concetto di benessere psicologico attraverso l’impiego di metodologie scientifiche e sono giunti a costruire anche delle scale di valutazione. Le ricerche hanno dimostrato che le persone più aperte alle nuove esperienze danno impulso alla propria crescita personale, e l’essere ben disposti verso gli altri facilita le relazioni. L’ottimismo ha effetti positivi. Essere capaci di regolare le proprie emozioni e di rimetterle in discussione, è un predittore positivo del benessere personale, mentre sopprimerle è un predittore negativo, così come è un intenso desiderio di avere una vita diversa da quella che si ha. Vivere, ad esempio, i diversi ruoli della vita familiare – marito, moglie, genitori, figli, fratello e sorella – come un investimento personale genera benessere psicologico. Chi si sente utile alla propria famiglia delinea più chiaramente lo scopo della sua vita, sull’altro versante ci sono gli aspetti negativi legati ad un divorzio o alla perdita del coniuge ..

È di estrema importanza quindi rimettere a fuoco ciò che dà senso alla vita.

– Un testo dove lo stile educativo di don Bosco risalta in tutta la sua attualità: come può essere vero a distanza di 200 anni?

Nel Bollettino salesiano sono state pubblicate dal gennaio 2013 al giugno 2014, a cura di Pino Pellegrino, alcune strategie pedagogiche che riflettono lo stile educativo di don Bosco, uno stile che «non ama gargarismi», ma è tanto semplice, quanto concreto perché nasce dall’amore per le persone. Solo un esempio: innanzitutto “seminare” e seminare bene. San Bonaventura diceva «Il merito non sta nel raccogliere molto, ma nel seminare bene». Si potrebbe continuare con amare, aspettare, ma vorrei sottolineare il “risplendere” perché educare non è salire in cattedra, bensì tracciare un sentiero.

– Siamo alla vigilia del silenzio del Sabato santo: ci potrebbe spiegare il binomio educazione e silenzio che chiude il suo libro?

Oggi viviamo nella società della chiacchiera, come se questa fosse la vita e il silenzio la morte. Le parole, come dice Hermann Hesse, sono molte volte una maschera. Spesso si parla per evitare il senso di vuoto o perché si è convinti che più si parli e più si appaia intelligenti. In questo contesto il silenzio, quello partecipe, assume un grande valore comunicativo. Comunicare non è tanto saper parlare bene, ma è essenzialmente saper ascoltare in silenzio.

Talvolta ci troviamo di fronte a persone con le quali non riusciamo più a dialogare e rinunciamo al confronto perché riteniamo di non aver più niente da dire. O viviamo il silenzio con imbarazzo e quindi ci sforziamo di dire qualcosa di carino, che faccia ridere, che sia originale, facciamo domande su domande, raccontiamo cose che probabilmente non interessano a nessuno. Tutto questo perché il silenzio ci spaventa, non ci mette a nostro agio, non sappiamo gestirlo.

Comunicare nel silenzio è la più grande forma di dialogo che si possa raggiungere perché chiarisce più di ogni altra parola: è un mezzo per arrivare alla nostra anima e a quella del nostro interlocutore. Come il linguaggio ha molti significati, anche il silenzio ha diverse dimensioni: il silenzio di un abbraccio, il silenzio di uno sguardo, il silenzio come riflessione, il silenzio come paura, il silenzio come ascolto … Il silenzio, la lingua comune ed eterna dell’universo, è la più adatta a comunicare i sentimenti più profondi.

Sandro Ferrarroli, Educare a crescere per uno stile di vita autentico, LAS, Roma 2017, €15,00.

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