Giovani: devices e social

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Il periodo di pandemia ci ha costretto a nuovi comportamenti e, nella migliore delle ipotesi, anche a riflettere su come diventare persone migliori, nelle relazioni, nella gestione del tempo e nell’uso delle cose. Con tre classi prime del liceo Galvani di Bologna (IVa ginnasio della sezione D, 1aF e 1aP), avvalentesi dell’ora di religione, abbiamo fatto un piccolo percorso sul tema dell’uso dei devices e dei diversi social più frequentati da loro stessi.

Non era quanto specificatamente previsto dal programma, ma la nostra disciplina ha, secondo me, anche il compito di provare ad intercettare bisogni e interessi che abitano la vita degli adolescenti di questo tempo, provando a sviluppare un senso critico che li aiuti sempre ad essere un pezzo di società più buono.

Abbiamo iniziato cercando di conoscere la Nomofobia, la paura di rimanere sconnessi dalla rete, richiamando le comprensioni più generali del fenomeno a partire anche dall’esperienza personale e ritrovando, in pochissime circostanze, qualche forma embrionale nella pratica quotidiana.

È ormai evidente come gli smartphone abbiano invaso generalmente la nostra vita e quanto sia importante ribadire il significato di strumento, come da utilizzare e non da farsi utilizzare perché tante forme di tipo ansiogeno, di adulti e giovani, sono sempre in agguato.

Su questa strada, abbiamo proseguito con il prendere in considerazione il fenomeno del phupping (parola composta da phone e snubbing, snobbare l’altro per usare il cellulare), facendo riferimento ad uno studio della Milano-Bicocca dove sono evidenziate letture di una ricerca nel mondo del lavoro, ma anche nel rapporto tra genitori e figli.

In famiglia, nello studio dell’Università milanese, si osserva la crescita di episodi in cui ci si distrae più facilmente davanti ai propri interlocutori. L’esperienza dei nostri ragazzi ha evidenziato quanto sia in agguato sempre la tentazione di non vivere il tempo presente della relazione diretta ma, allo stesso tempo, di quanto sia importante porsi delle regole, sia personalmente che come famiglia: sono piccole attenzioni che, davanti a questi nuovi modi di rapportarsi, aggiungono qualità alla vita in modo significativo.

Così, al termine del modulo di lavoro, abbiamo provato a stilare pro e contro dell’uso dei devices e dei social, mettendone giù dieci più dieci, facendo degli elenchi per priorità, secondo le proprie sensibilità personali e secondo le conoscenze acquisite. Abbiamo fatto dei piccoli gruppi e poi, come gruppo classe, abbiamo integrato il lavoro. A me è spettato il compito di mettere insieme il lavoro delle tre classi.

Mi sono lasciato sorprendere da loro, oltre la mia esperienza professionale pregressa nell’ambito del mondo delle dipendenze (quasi vent’anni come educatore e formatore per la prevenzione dalle sostanze psicotrope e la ludopatia), incoraggiando la loro visione fresca e immediata, ma anche quella di nativi digitali che guardano globalizzazione, rete e tecnologia con belle comprensioni.

Tra i primi “contro”, ricorrono comunemente il rischio della dipendenza, dell’isolamento, della distrazione, della violazione della privacy, delle fake news (e delle truffe in generale); tra i primi “pro”, si evidenziano una comunicazione facile, globalizzata e veloce, la possibilità di avere news immediate e da ogni parte del mondo, di avere fonti illimitate di informazione per conoscere e imparare, un luogo virtuale dove far crescere le proprie passioni e la possibilità di diverse forme di svago immediate.

Una sintesi necessaria per questa lettura, ma indicativa di quanto sia importante parlarne senza pregiudizi innanzitutto e, poi, per condividere quanto emerso tra le loro stesse considerazioni finali come letture del tipo: “è stato più facile trovare i contro dei pro perché pochi ci aiutano a vedere gli aspetti positivi”; “i contro sono molto più specifici dei pro che sono invece più generali”; “bisogna stare attenti e sviluppare molto intuito per non incappare in cattive situazioni”.

Ringrazio gli studenti per il loro impegno nelle ore di lavoro da protagonisti in classe, nello studio di un mondo a loro più che vicino e che li coinvolge in diverse forme emotive.

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