Mons. Luigi Bressan: “La mia Asia”

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Il virus da Wuhan, il dramma dei Rohingya, la crisi ambientale delle Filippine… in questi mesi sembra che, tra la cronaca e le parole del papa a Natale, l’Asia sia entrata nelle nostre case, ma cosa significa per chi ha vissuto e lavorato là per anni parlare di questo continente immenso?
Chiediamo di rispondere a Luigi Bressan, arcivescovo emerito di Trento, dal 1971 al ’73 Segretario della Nunziatura Apostolica in Seul (Repubblica di Corea), dal 1989 al ’93 Nunzio Apostolico in Pakistan, dal 1993 al ’99 Nunzio Apostolico per Thailandia, Singapore e Cambogia e Delegato Apostolico per Laos, Myanmar, Malesia, Brunei; fu inoltre alle Nazioni Unite. Alla CEI fu presidente della Commissione per le missioni. Vistando tutte le diocesi e molte parrocchie e comunità di fedeli e fraternità/sororità religiose; partecipazione a riunioni di Conferenze episcopali e di superiori religiosi/e; assistenza a molte iniziative di sviluppo svolte dalla Chiesa locale; varietà di rapporti con i Governi, in collaborazione con Conferenze episcopali (secondo il mandato dato da Cristo a san Pietro: «tu conferma i tuoi fratelli»)… Decano del Corpo diplomatico per un anno a Bangkok… contatti con FABC (Federazione delle Conferenze episcopali d’Asia, fondata nel 1973, con sede operativa a Manila e incontri spesso in Thailandia).
Accompagnando la vita con contatti in ambito culturale: così sono nati in collaborazione con altri autori un libro in Pakistan (islamo-cristiano), quattro su Thailandia (sulla azione della Chiesa nella storia) uno per la Malesia, uno per il Laos, due articoli per Singapore e due per la Malesia, un libro sulla Birmania… Per queste ricerche, e soprattutto di Thailandia, l’Università cattolica internazionale Assunzione di Bangkok (17.000 studenti da varie nazioni) gli ha concesso il dottorato Honoris Causa.
Seguito anche in seguito sia come CEI (Presidente della Commissione per le missioni) sia come diocesi di Trento, tramite l’Istituto di Studi Cinesi Martino Martini: qualche articolo, promozione del fac-simile dell’Atlas Sinensis (del Martini), pubblicazione di un libro su Hangzhou (dove visse) in cinese… (poi rivisto per l’edizione inglese e ora sta per uscire in italiano).
Vivo interesse da Trento per accompagnare-sostenere missionari trentini e veneti in Asia; quindi particolare per la Terra Santa: preservazione della Grotta dell’Annunciazione a Nazareth; pubblicazione di un volume su tale mistero per il dialogo con l’islam.
Trasmissioni a Telepace Trento su tutti i singoli paesi dell’Asia (15 minuti ciascuna), con attenzione particolare all’aspetto religioso; e alla presenza e azione della Chiesa… (si sta per terminare). In qualità di pastore della diocesi tridentina (1999-2016) ha incontrato spesso ragazzi e giovani che volentieri gli chiedevano notizie sulle sue esperienze trascorse, ascoltandolo sempre con grande interesse.

 – Mons. Bressan, cosa le rievoca il continente Asia?

Tredici anni in Asia in zone diverse marcano la visione del mondo, integrata poi nelle istituzioni internazionali. Alla Cina rivolsi il mio pensiero già nel 1974 acquistando libri per avviarmi allo studio; non imparai la lingua, ma seguii sempre “il celeste impero”. Della metropoli Wuhan avevo letto che non curava l’ecologia (mentre ad esempio lo fa Hangzhou).

In Birmania ci fui una quarantina di volte e mi è rimasta nel cuore, e le vicende tragiche dei Rohingya mi affliggono. Le Filippine care a noi cattolici sono un arcipelago di isole globalmente estese quanto l’Italia e hanno cento milioni di abitanti; incontrai meravigliosi esempi di religiose e di laici impegnati.

– Uno sguardo sull’Asia in genere?

Volentieri. Cominciamo con alcuni dati statistici per comprendere cosa significa quando diciamo “Asia”.

Superficie: 44.717.618 kmq (più di 45 milioni se includiamo il Mar Caspio). Per un confronto: l’Europa ha 10.366.750 kmq, l’Unione Europea copre 4.132.905 kmq (ormai senza Regno Unito).

Abitanti dell’Asia: sono 4.522.817.750 (secondo l’Atlante De Agostini 2020)… probabilmente ormai 4 miliardi e 600 milioni (su 7 miliardi e 4 milioni di persone nel mondo); pur includendo l’immensa ma poco abitata Siberia (Russia asiatica: 12 milioni di kmq), la densità della popolazione è di 101 abitanti su kmq, mentre in Europa siamo 721.517.015 abitanti, con una densità di popolazione di 70/kmq; e l’Unione Europea ha 444.357.965 abitanti (senza Regno Unito) e una densità di popolazione di 116,7/kmq. Con nemmeno il 10% dei cittadini della terra, è difficile pensare che l’Europa sia il polo centrale del mondo!

In Asia, il Paese con la popolazione più giovane è l’Afghanistan con il 40,9% di giovani, ma è anche il Paese più povero con reddito annuo di 544 $ pro capite; il Paese più ricco è il Qatar con 70.780 $ pro capite. I contrasti tra i molto poveri e i molto ricchi si riscontra all’interno di quasi tutte le nazioni.

L’Asia è il continente con numerosi primati: ha il più alto numero di abitanti (il 65% della popolazione mondiale), è il continente più vasto (più delle Americhe…), ha l’edificio più alto del mondo, il Burj Khalifa, negli Emirati Arabi Uniti (829,8 metri), la diga più lunga del mondo, che è in Cina (2.335 metri), e quella più alta, ancora in Cina (si innalza per ben 305 metri); in Asia vi è anche la stazione ferroviaria più trafficata del mondo, a Tokyo con quasi 4 milioni di passeggeri al giorno. Pensiamo poi a tante invenzioni che vengono dall’Asia.

Una cosa è certa: ormai il centro del mondo è in Asia. Del resto, i cinesi hanno sempre chiamato la loro patria “La regione del centro”. Il grande missionario Matteo Ricci lo comprese alla fine del 1500 e fece omaggio a quel popolo, con grande successo, di mappamondi rinnovati, ponendo cioè la Cina al centro (e non, come si faceva all’epoca, e anche adesso, l’Europa con l’America sulla sinistra e l’Asia sulla destra: è un concetto eurocentrico).

– E per quanto riguarda la Chiesa cattolica in Asia?

Va ricordato anzitutto che quel continente è la culla delle grandi religioni del mondo: il cristianesimo (2,5 miliardi di persone), l’islam (1,2 miliardo), l’induismo (900 milioni), il buddhismo (400 milioni), l’ebraismo (9-10 milioni) e poi anche sciamanesimo, bahai, taoismo, shintoismo, sikhismo ecc. Il cristianesimo dalla Terra Santa si diffuse subito e ampiamente in Asia raggiungendo presto l’India al sud, e all’est verso la Cina almeno dal VI secolo; esisteva ben prima della colonizzazione europea.

Per venire ai cattolici d’oggi, secondo le ultime statistiche (2018) il loro numero è calcolato a 147.227.000 (pari all’11% dei cattolici del mondo), le diocesi ammontano a 545 (sono 3.025 nel mondo) con un totale di 692 vescovi (compresi ausiliari, emeriti ecc.), le stazioni pastorali (parrocchie e stazioni missionarie) 71.777. Da rimarcare il numero elevato di sacerdoti diocesani e religiosi: 65.621 (sul totale di 414.065 nel mondo, circa il 17% proviene dall’Asia!). I diaconi permanenti invece non arrivano a 400.

I fratelli religiosi sono 12.280 (sul totale 50.941 nel mondo), le religiose 174.165 (su un totale mondiale di 641.661: circa il 25% sono asiatiche), i missionari laici 42.120, i catechisti sono 378.069 (su un totale mondiale di 3.076.624).

Negli ultimi decenni si registra un aumento notevole di cattolici in Repubblica di Corea, Vietnam e Malesia (Borneo) per conversioni, mentre persistono incertezze sulla consistenza delle comunità cristiane in Cina (20-60-200 milioni?). Accanto a questo, c’è un aumento di cattolici per immigrazione in tutti gli Stati dell’Asia occidentale, ma non possiamo dimenticare i dolorosi esodi forzati dall’Iraq, Siria…, gli esodi “favoriti” dal Libano e dallo Stato della Palestina (territori occupati); e anche oggi vi sono numerosi martiri.

È doveroso aggiungere che i cristiani non-cattolici (protestanti e ortodossi) in Asia sono circa quanto i cattolici, e quindi il totale dei battezzati è del 6-7% della popolazione, in un continente dove il cristianesimo è nato e che nel primo millennio era largamente diffuso dalla Turchia all’India e fin nell’Asia centrale, con alcune diocesi in Cina. Oggi esistono Paesi che non lo permettono: Arabia Saudita (pur favorendo il dialogo, ma all’estero), Maldive, Afghanistan (tranne una chiesa per stranieri), Corea del Nord (anche se ufficialmente vi sarebbe una debole concessione).

Ci sono poi due Paesi a maggioranza cattolica: le Filippine e Timor Est. Una situazione speciale riveste la Corea del Sud: i cristiani delle confessioni storiche sono il 31% e ad essi vanno uniti numerosi appartenenti a religiosità sincretiste (come la Chiesa dell’Unità di Moon) e in totale quindi si supera il 40%.

– Ma gli asiatici hanno un concetto di unità continentale?

A questo dovrei rispondere negativamente. A parte la continuità geografica di territori, i popoli non hanno unità culturale, storica, religiosa, organizzativa che li accomuni. Non esiste infatti una “Unione Asiatica” (come c’è in Europa, Africa, Americhe). Soltanto i Mongoli erano riusciti a conquistare quasi 2/3 del territorio nei secoli XIII-XIV e oggi solo la Chiesa cattolica ha un organismo continentale, la FABC per le Conferenze episcopali, ma non copre quello che noi chiamiamo “Medio Oriente”. È più facile che vedano noi come una “penisola” dell’Eurasia (l’Europa in fondo è estesa come l’India col Pakistan), che un’Asia affiancata all’Europa.

Si possono riconoscere 5 grandi macrozone geografico-culturali: la cinese che noi chiamiamo Estremo Oriente, il sotto-continente indiano, l’Asia centrale, gli Stati del Golfo (Persico) e il Medio Oriente (notando che è oriente per la Spagna ma non per il Giappone, solo per citare due Stati!).

– Circa il futuro vi sono motivi di preoccupazioni?

Sì, certo. La storia ci parla di una Cina che aveva attorno una serie di “stati tributari”; ora una rivalità è ovvia con l’India, mentre il Giappone soffre per le predominio industriale cinese, che una volta era suo. Storicamente la Cina non è stata imperialista, ma ora cerca di accaparrarsi vasti terreni in Africa e risorse prime nel mondo; ne sente il bisogno.

Pechino ha basato la sua economia sull’esportazione, ma fino a quando il resto del mondo sarà in grado di “assorbire” i suoi prodotti? Accanto a questo, preoccupa la volontà cinese di dotarsi di un esercito e di armamenti che corrispondano alla sua importanza commerciale. Una restrizione delle libertà civili e anche di quelle religiose potrebbe essere segno che il potere politico sente un allontanamento della base popolare. La Cina ha certamente una politica espansionista e, com’è impostata, si teme sia veicolo per una cultura che ignora i diritti umani.

Vi sono poi gli enormi squilibri sociali interni. Difficile avere informazioni veritiere sulla Cina stessa; si dice che vi siano circa 500 manifestazioni di protesta all’anno, ma la stampa le ignora; i dati ufficiali dell’ONU la pongono all’86° posto del mondo per lo sviluppo umano; certamente rimangono quindi larghe fasce cui provvedere. Si sa che l’India ha il 25% della sua popolazione sotto il livello di povertà assoluta. L’Afghanistan è al 168° posto nella lista dell’ONU dello sviluppo umano, il Bangladesh al 136°, le Filippine al 113°.

I Paesi del Golfo appaiono e sono ricchi, ma fino a quando reggerà la risorsa del petrolio, fonte non rinnovabile e molto inquinante di energia? Ovviamente esso ora permette ai Governi di non chiedere contributi alla popolazione, ma così non si costruisce un senso di corresponsabilità. L’Arabia Saudita ha un deficit cronico di bilancio (dicono: con tutte le armi che compera!)… e il Giappone ha un debito pubblico del 240% del suo PIL. Non è tutto oro quello che luccica!

Vi sono poi conflitti di cui non si vede un termine. L’Afghanistan è in guerra da decenni su un territorio che non ha coscienza nazionale. Nello Yemen si scontrano le due grandi correnti dell’islam, che da secoli si combattono. Tra India e Pakistan proseguono le tensioni sul Kashmir, che si erano previste già dall’inizio del 1900 quando si cominciò a parlare di dividere l’impero indiano in due Stati indipendenti. L’intervento militare americano in Iraq e quindi in Siria ha destabilizzato tutta la regione, senza portarvi una soluzione alternativa, peggiorandola.

E tutti conosciamo i contrasti tra palestinesi e Israele…, per non parlare dei movimenti fondamentalisti in Mindanao, Indonesia, delle lotte di consistenti gruppi etnici in Myanmar. E vi è la “mina fuori controllo” costituita dalla Corea del Nord.

– Che differenze ha riscontrato nelle popolazioni asiatiche rispetto alla nostra vecchia Europa? (Punti di forza e di debolezza…)

Soprattutto i cinesi hanno un forte senso di superiorità, ma anch’essi, direi come tutti gli asiatici, praticano grande rispetto per gli occidentali. Il dialogo non è sempre facile, quando mancano una cultura del pluralismo e la conoscenza della varietà delle esperienze storiche. Su questo incidono anche le grandi differenze di formazione: andiamo dalla Corea del Sud e Singapore, con il 56% della gente al terzo livello di educazione, all’Afghanistan e Pakistan con oltre il 60% di analfabeti.

Dappertutto ho notato un forte il senso della disciplina e del rispetto dell’autorità (genitori, anziani, docenti, superiori…). Un dato comune è il guardare a noi occidentali con grande curiosità. Non tutti accettano il principio dell’universalità dei diritti umani fondamentali, e in genere sono respinti i cosiddetti “nuovi diritti” legati al gender e alla libertà in campo sessuale.

Soprattutto nell’ambito della cultura confuciana diffusa in tutto l’Estremo Oriente è alta la passione per lo studio, sia nelle famiglie che nei giovani. Così, per motivazioni diverse, è in India…, tra l’altro là non si concepisce una parrocchia che non abbia una scuola. E va notato che in ogni nazione le scuole cattoliche, soprattutto quelle gestite da suore, godono un alto prestigio.

Comune in Asia è la previsione che la vita comporta sacrificio; forte è il senso di appartenere a una comunità per la quale è giusto contribuire; l’individualismo personale è più raro che nell’occidente secolarizzato. La religiosità è diffusa, da quella in forme istituzionalizzate alle varie manifestazioni di animismo; l’ateismo dichiarato è stato soltanto una questione di scelta politica (marxismo, maoismo) ma esso non ha permeato la popolazione in senso di filosofia o metafisica. Forme tradizionali di religiosità hanno poco appeal per i giovani; lo ho constatato tra i buddhisti di Thailandia ma anche in Pakistan.

Talvolta si rileva ancora una mentalità che identifica appartenenza nazionale con appartenenza religiosa; ma nella mia esperienza ho visto anche cambi ad esempio (di nuovo) in Thailandia. Più difficile è un’evoluzione negli Stati a maggioranza musulmani, dove spesso non c’è libertà di pensiero.

– È rimasto in contatto con alcuni là, quali notizie le giungono a Trento?

Sono sempre stato in contatto anzitutto con i missionari trentini in Corea, Filippine, Giappone, India, Sri Lanka, Indonesia. Poi ho seguito l’Asia a nome della CEI e dei Vescovi del Nord-est. Sul piano strettamente personale, leggo riviste missionarie, ricevo un settimanale cattolico dalla Malesia con molte notizie sull’Asia e un semestrale tedesco sulla Cina e ogni tanto mi prendo qualche libro sull’Asia. Tra le persone sono rimasto amico dall’ottobre 1971 con una coppia di sposi cattolici coreani e ci scambiamo notizie; in modo simile faccio con una famiglia di Singapore.

Con la Thailandia mi rapporto con qualche missionario e un monsignore thailandese ecc. Ovviamente ci sentiamo anche con i vescovi e i cardinali con cui sono rimasto in amicizia (Karachi, Bangkok, Laos, Brunei, Yangon…). Non è per uscire dal Trentino, ma per vivere la cattolicità.

 – Quali sono i problemi più urgenti?

Certamente la disuguaglianza sociale: senza una cultura cristiana della dignità umana, i poveri sono scartati e della globalizzazione si accettano le proposte peggiori. Le Chiese asiatiche sono molto dinamiche, ma la loro dimensione è limitata e in vari Paesi persistono restrizioni alla libertà religiosa. Il dialogo ecumenico ha compiuto buoni passi; quello inter-religioso trova la Chiesa d’Asia ben cosciente di una necessità e quindi vi è molto impegnata.

Ma è difficile o per una chiusura di altre appartenenze o per fondamentalisti nazionalistici o per la mancanza di un complesso dottrinale definito; in tal senso, ho trovato più difficile dialogare con il buddhismo che con l’islam.

Non dobbiamo dimenticare, in positivo, la grande generosità delle Chiese d’Asia che danno il 17% dei preti del mondo e il 26% delle religiose: persone giovani, dinamiche, in genere altamente istruite. Mi ha colpito poi che i cattolici cinesi, con tutti i loro problemi, appena scoppiata la pandemia nel marzo 2020 hanno saputo raccogliere in due mesi 4 milioni di euro per assistere i contagiati e hanno inviato protezioni anche in Italia e in Europa per il valore di un milione e mezzo di euro. Un esempio per noi che attendiamo tutto dall’alto!

 – Se si potesse riprendere a viaggiare, dove tornerebbe volentieri?

Ho già in programma un viaggio in Cina per presentare, con un Istituto culturale trentino, i sei volumi dell’Opera Omnia di Martino Martini (uno dei grandi missionari gesuiti in Cina del 1600, un trentino). Sto raccogliendo materiale per uno studio sulla sua iconografia e preparando un’edizione italiana ampliata di un libretto che ho pubblicato in cinese nel 2010 circa la città di Hangzhou, là dove visse padre Martini. Ovviamente sarà un’occasione per incontrare la Chiesa che vive là. Ci fui una volta e dovevo andarci una seconda ma, a motivo delle Olimpiadi dell’8 agosto 2008, i visti per gli occidentali furono sospesi.

Con un giornalista amico stiamo preparando poi un libro sul missionario trentino Antonio Zeni che costruì nel 1938 la chiesa che ora è sede vescovile di Lashio in Birmania; vi ritornerei volentieri. Anche nel passato ho accompagnato il lavoro apostolico con qualche pubblicazione. Dove andrei ancora? Dove posso seminare un po’ di gioia, e questo mi rende felice.

Cerco di vivere la cattolicità nel senso che credo che solo Cristo è al centro ed è operante dovunque tu sia; nessuno di noi invece può considerarsi al centro del mondo: siamo tutti fratelli, come ci ha ricordato recentemente il grande papa Francesco; non primeggiamo sugli altri. Il contatto con vari popoli e con le nostre comunità italiane mi ha insegnato sempre più che apparteniamo tutti a un’unica umanità e che il mondo non gira attorno a noi. Il Salvatore è un Altro.

Ogni bambino porta gioia; ogni adolescente scopre l’amore; ogni giovane ha sogni; la famiglia è il nucleo fondamentale per la vita… tutti temono la malattia e la morte e si interrogano sui fini ultimi. Siamo eguali. È bello sapere che siamo amati da Dio; ma non è merito nostro.

– Un’ultima curiosità: parlando di Olimpiadi, diceva che i cinesi le avevano programmate per l’8.8.2008. È casuale il fatto che compaia tre volte la cifra “8”?

No, ovviamente, anzi va aggiunto che l’inizio era stabilito alle ore 8 di sera. La scelta del numero 8 è dovuta alla credenza che quel numero porti fortuna (come il “4” porterebbe disgrazia). Si dice che in Cina non ci sia religione, ma di fronte a tali decisioni delle più alte autorità della nazione ci domandiamo se non credano a forze extra-umane, se non proprio divine.

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