Portogallo 1974: la rivoluzione dei garofani

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Il 25 aprile 1974 iniziava in Portogallo la sollevazione popolare contro la dittatura. A distanza di anni come viene giudicata quella svolta storica? Nei giorni scorsi il presidente della Conferenza episcopale portoghese, José Ornelas s.c.j., ha espresso preoccupazione rispetto alla disaffezione verso i valori democratici e l’insorgenza di un nazionalismo esacerbato nel paese.

«Ho una grande speranza nel futuro della Chiesa in Portogallo. Dio ha messo tutto dalla sua parte. Il concilio e la rivoluzione del 25 aprile 1974 sono stati due grandi grazie: una dalla mano destra di Dio e l’altra dalla mano sinistra».

Era la primavera del 1980, quando Manuel Martins, 52 anni, era vescovo dal 1975 a Setubal. Colsi con stupore la sua osservazione e gli chiesi il senso della frase: «La mano sinistra di Dio sono gli schiaffi della rivoluzione del 25 aprile, la fine del rapporto stretto Stato-Chiesa, un po’ come la rivoluzione francese per la Francia. La mano destra è quella che accarezza, la più dolce. Il concilio è stato una questione interna alla Chiesa, sia pure in rapporto al mondo, e Dio ci ha gentilmente dato una mano».

Osservava J. Pinto Correia del movimento Reflexao Cristiana: «La Chiesa è sempre stata dalla parte delle classi al potere, si è associata al liberalismo per combattere il socialismo. Si è legata alla monarchia contro la repubblica. Era ovvio che si sviluppasse l’anticlericalismo». Vanno ricordati la censura della Pacem in terris e di altri documenti meno favorevoli al regime, la persecuzione dei militanti della JOC (Gioventù operaia cristiana), l’esilio forzato del vescovo di Porto.

Nel 1974 incominciarono i torbidi. Il presidente della Repubblica, l’ammiraglio Américo Thomaz, e il presidente del consiglio vennero imprigionati a Madeira e più tardi condotti in Brasile. Il potere passò nelle mani di una giunta di salvezza nazionale formata da militari. Venne eletto presidente della Repubblica Antonio De Spinola. Nel luglio 1974 si formò un governo provvisorio presieduto dal colonnello Vasco Conçalves, di sinistra. Fu un periodo di anarchia politica e di tentativi rivoluzionari, che portarono alla rinuncia del generale De Spinola.

Il 25 aprile è la data storica della rivoluzione. Si tennero le prime elezioni per formare l’Assemblea Costituente. Il Partito socialista ottenne il 38%, il Partito democratico popolare il 26,5%, il Partito comunista il 12,5%, il Centro democratico sociale il 7%.

Il 2 aprile 1976 il Portogallo ebbe una nuova Costituzione di sinistra. In luglio con il 61% dei suffragi fu eletto presidente della Repubblica il generale Ramahlo Eanes, riconfermato per la seconda volta nel 1980 con il 56,4%.

Che cosa è stato il 25 aprile 1974? Risposero all’indagine della Fondazione Gulbenkian (1983) i giovani dai 15 ai 24 anni: non giudico (16,4%,), non ha portato benefici (26,4%), indifferente (52,1%). Interpellata anche la società portoghese: benefico (47,5%), non so (21,9%), senza incidenza (22%). I giovani si dichiararono di destra il 24%, di centro destra il 26%, di centro sinistra il 26%, di sinistra il 24%.

Dieci anni dopo, l’amara confessione del vescovo di Setubal, Manuel Martins: «I partiti politici fanno gli affari propri, sono lontani, lontanissimi dal popolo. Non godono più la stima e la fiducia del popolo. È drammatico. Prima c’è stata l’euforia, poi il disincanto, adesso la delusione, poi verrà la disperazione. Adesso siamo senza speranza, ma non siamo ancora alle azioni disperate, che possono comunque incominciare da un momento all’altro. Se qualcuno alza la voce, lancia un grido, siamo all’attacco. Saranno i comunisti a passare all’attacco? Non credo. La gente non crede ai comunisti. Chi allora? Un nuovo dittatore come Salazar? La gente lo vuole».

La gerarchia portoghese, spinta dagli eventi e dalla drammatica e incerta situazione del Paese, uscì dal silenzio e intraprese scelte coraggiose.

Le inchieste davano dati allarmanti: solo il 29% dei giovani pratica, il 47% si dichiara non praticante, gli atei al 13 %. Il 44,3% dei praticanti mostra disinteresse per la politica del Paese e lo stesso è per il 44,9% dei non praticanti. Il 42,8% dei praticanti non conosce l’enciclica Mater et magistra, il 52,4% ignora la Populorum progressio e altri importanti documenti del concilio e della Santa Sede.

Negli anni ’90 un documento della commissione “Giustizia e pace” lo ammetteva apertamente: «La società portoghese vive un processo accelerato di mutamenti, che la investono in varie forme. Il Paese è già cambiato e continua a cambiare in maniera veloce. Tocca a noi passare da semplici spettatori ad attori di un processo di mutamenti che segneranno la decade degli anni ’90. Non basta difendere la modernizzazione, il cambiamento tecnologico o l’integrazione del Portogallo in Europa. Va di continuo messa in questione la finalità di questi processi: modernizzare, rinnovare, integrare».

Diceva in quegli anni il vescovo di Viseu, Antonio Monteiro, discepolo di Häring, già professore di morale all’università cattolica di Lisbona, riguardo alle nuove generazioni: «Basta con i moralismi. I giovani hanno bisogno di valori, che suscitino speranza. A fondamento va posto il vangelo, altrimenti li perderemo tutti. Avremo giovani cristiani “anonimi”, come li chiamerebbe il teologo Karl Rahner».

Su questa strada continuano a camminareverso la 38ª Giornata mondiale della gioventù. Si terrà a Lisbona nell’agosto 2023 e sta suscitando un grande entusiasmo.

 

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