Québec – Canada: l’incultura programmata

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Papa Francesco andrà in Canada, probabilmente nell’autunno del 2022. Prima di darne nota, segnalo la severa critica dei vescovi del Québec per la soppressione dei corsi di cultura religiosa nella scuola che il ministro dell’educazione dello stato (il Canada è una federazione), Jean-François Roberge, ha annunciato il 24 ottobre.

I nuovi corsi si titoleranno: Cultura e cittadinanza quebechiana. Sostituiranno l’insegnamento di cultura religiosa e si svilupperanno attorno a tre assi: cittadinanza, cultura e sviluppo del pensiero critico.

La ragione del cambiamento è legata alla secolarizzazione del paese e delle nuove generazioni. «Il programma precedente – ha detto il ministro – si fondava su un dogma secondo cui è l’appartenenza a una comunità religiosa che definisce essenzialmente la nostra identità. Non si può più tollerare questo angolo di visuale nelle nostre scuole del Québec».

«In quanto cittadini, testimoni di una fede partecipata da molti, e solidali con i gruppi religiosi presenti nel paese, i vescovi si inquietano delle conseguenze che l’evacuazione radicale della nozione di cultura religiosa dai corsi scolastici trascinerà con sé. Ne deriverà inevitabilmente un crescente misconoscimento del fatto religioso. Tale ignoranza rischia di alimentare pregiudizi e aumentare la polarizzazione sociale piuttosto che aiutare gli studenti al progressivo “riconoscimento dell’altro” e al perseguimento del bene comune».

«L’esperienza religiosa è una dimensione centrale della vita di molti cittadini/e. È una dimensione fondamentale dell’esperienza umana. È una dimensione determinante della storia e della cultura del Québec, non solo in ragione dell’importanza storica del cattolicesimo, ma anche per la lunga coesistenza di tradizioni religiose plurali sul territorio», in particolare le religioni dei nativi.

E aggiungono con qualche amara ironia la memoria dell’invito del Consiglio superiore dell’educazione per il mantenimento di un insegnamento laico, non confessionale e pluralista nella scuola primaria e secondaria.

Accesso all’universo simbolico

Un anno fa i vescovi avevano indirizzato al ministro una argomentata memoria nell’ambito delle consultazioni per il rinnovamento dei programmi di studio: «un documento che purtroppo non è stato compreso». Nel 2021 avevano scritto un testo di una dozzina di pagine per motivare la permanenza della cultura religiosa nella scuola in un contesto non confessionale, laico e religiosamente pluralista.

I vescovi sostenevano che «una vera comprensione del fenomeno religioso è una competenza essenziale per essere un cittadino/a informato e responsabile. Avere accesso all’universo simbolico dell’insieme della cultura, per meglio valutare il rapporto fra religioni e società, fra religione e politica, fra religione e produzione culturale, fra religione ed etica, fra religione e filosofia, è una necessità nel contesto democratico».

Non si tratta di proporre una rinnovata egemonia di una fede o confessione, ma di fornire il vocabolario minimo per un giudizio critico personale. «Le nozioni della cultura religiosa costituiscono degli strumenti preziosi per analizzare e interpretare il nostro passato e il nostro futuro, prendendo una distanza critica, attraverso la riflessione etica, in rapporto alle differenti tradizioni».

L’anno prossimo

Il previsto viaggio del papa è una sorprendente conferma dell’importanza dell’appartenenza religiosa di oggi e del passato. Invocato con forza dal presidente della Federazione, Justin Trudeau, sollecitato da diversi ministri, atteso dalla minoranza dei popoli originali (meticci e Inuit), condiviso dai media e, infine, chiesto dai vescovi, il viaggio è percepito come un sostegno alle Chiese del paese e come una risposta autorevole (e una richiesta di perdono) rispetto alle atroci scoperte delle centinaia e forse migliaia di tombe di bambini e adolescenti dei popoli nativi, costretti a convivere in scuole residenziali volute dallo stato e gestite dalle Chiese (in particolare quella cattolica) in vista di «uccidere l’indiano nel bambino» per assimilarlo ai popoli della conquista e della civiltà superiore (cf. SettimanaNews: I bambini nativi morti).

Un vero genocidio culturale che ha interessato almeno 4.000 vittime (ma le stime più ampie arrivano a 15.000) su 150.000 bambini accolti, un sesto dell’intera popolazione giovanile dei popoli nativi tra fine ’800 e gli anni ’60 nel ’900.

La visita sarà preceduta a breve (in dicembre) da un incontro preparatorio in Vaticano con alcuni vescovi, rappresentanti dei popoli nativi e amministratori pubblici. Una esplicita richiesta di perdono è formulata dai nativi che vi riconoscono un parallelo con quanto Francesco ha fatto con i popoli del Sud-America. Attendono inoltre un aiuto economico per le loro comunità. I vescovi hanno già deciso di dedicare alle loro iniziative formative 30 milioni di dollari.

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