Cresima: lettera aperta a Francesca

di: Renato Zanon

Cara Francesca,

ho aperto la mia agenda. 04 giugno. Ore 11: celebrazione delle cresime. Promemoria: mons. vescovo (tel. per invito a pranzo), libro del rito, olio crismale, ricordare norme padrini, tel. fotografo…

E tu, Francesca, dove sei? I tuoi amici dove sono?

Stavo pensando ad una cerimonia senza gli interessati. Pensavo ad una celebrazione senza gli invitati.

Invece è da voi che devo cominciare. Dai vostri tredici anni portati con orgoglio. Ma anche con impaccio. Dai vostri problemi, che forse saranno piccoli, ma voi li sentite immensi. Da quella vita che vi esplode dentro. Dall’imbarazzo di accettare il vostro corpo che cresce mentre dentro rimane la nostalgia del bambino che scompare. Dai nuovi e sempre più numerosi perché, ai quali non sempre trovate risposte. Dalla voglia di bruciare le tappe e le esperienze, perché l’incertezza fa paura. Dalla margherita che ogni giorno sfogliate. Mi ama, non mi ama. Lavoro o studio. Meccanico o infermiere…

Quanti petali staccati prima di riuscire a prendere una decisione! Salvo spesso ricominciare con una nuova margherita.

E qui sta il bello! Il 4 giugno farai la cresima e il giorno dopo riprenderai a sfogliare petali. Perché la cresima non ti risolverà improvvisamente i problemi, non ti toglierà responsabilità.

Gli amici saranno quelli. I compiti a scuola sempre difficili. I rapporti in casa continueranno tra istinto di autonomia e voglia di tenerezza.

Ma sarai diversa tu. Non che di colpo sarai migliore. Certi miracoli sono tali proprio perché capitano raramente. Ma avrai in te una forza. Una forza nuova.

Quella stessa forza che ha creato il mondo e l’ha reso abitabile.

Quella forza che ha dato vita all’uomo e alla donna e anche a te dice che sei bella.

Quella forza che fa incontrare le persone nonostante la torre di Babele. Che fa vivere l’amore nonostante la mano omicida di Caino. Che ha fatto sorgere un segno come Madre Teresa dove l’odio etnico lo bevevano con il latte materno. Che ha fatto dono di questa piccola suora, e donna, a una nazione dove la divisione in caste è legge.

Quella forza che trasforma il cuore di pietra in cuore di carne. Che trasforma il pane e il vino nella persona reale di Colui che ha fatto dono della sua vita anche per te. Quella forza che era presente all’origine della tua vita. Che ora sta in te. Per trasformare la tua speranza migliore in realtà.

Quella forza… ha però bisogno del tuo sì. Come Maria. Come gli apostoli. Come tanti che ti stanno intorno. Senza clamore. Senza etichette. Ma non vogliono riempire di vuoto la loro vita. Vogliono un cuore pieno, curioso, interessato alla vita, aperto al mondo.

Anche tu. Puoi essere forte. Puoi essere grande. Puoi essere aperta.

Lo Spirito che ricevi in dono ti apre l’orizzonte. Ti rende come un gabbiano che spicca il volo.

E allora auguri, Francesca. E coraggio. Non ho molte altre parole da dirti. Ma ho un dovere di testimonianza da darti. Per costruire insieme il tuo e il nostro cammino.

Ciao.

Il tuo parroco

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