Europa, cristianesimo e spiritualità dehoniana

di: Marco Burini
Giustizia della misericordia

Marcello Neri,
Giustizia della misericordia.
Europa, cristianesimo e spiritualità dehoniana

Se c’è un’immagine consumata fino all’insignificanza, anzi ridotta a parodia di se stessa e consegnata al modernariato della Rete, questa è il Sacro Cuore: un Gesù biondo dagli occhi azzurri che in posa languida indica il proprio cuore circondato di spine, in bella evidenza davanti a sé, fuori dal petto, con i raggi che partono in ogni direzione. Insomma, un’immaginetta sgualcita che sembra interessare, dentro la bolla mediatica, soltanto imbonitori da talk show e zeloti di guerre virtuali. Ma non è esausta solo l’immagine, è la devozione stessa al Sacro Cuore che sembra non c’entri nulla col nostro vivere qui e ora, residuo di un’epoca di cui non abbiamo nemmeno memoria.

Anche solo per questo, per l’apparente inattualità dell’argomento, il lavoro di Marcello Neri, Giustizia della misericordia. Europa, cristianesimo e spiritualità dehoniana, meriterebbe di essere letto. Non parla solo di questo, c’è dell’altro e magari ci tornerò su, ma questo è senza dubbio il centro della sua riflessione e non potrebbe essere altrimenti visto che la spiritualità dehoniana è fondata proprio sul Sacro Cuore. Vabbè, dirà il lettore, come potresti parlare male di un libro edito dai dehoniani che parla di dehoniani sul sito di una testata dehoniana? Su, andiamo… La tua è una marchetta e basta, non farla tanto lunga. Non la farò lunga, promesso, ma se uno mi concede un briciolo di fiducia, a dispetto di questo gigantesco conflitto di interessi (ah, dimenticavo, Marcello è un amico), non resterà deluso.

Perché Marcello ha fatto parte dei dehoniani e li onora proprio mentre prende un’altra strada, anzi mi viene da dire, dopo aver letto questo saggio, che questa distanza è piena di affetto e l’affetto gli ha reso la penna (la tastiera) più acuta, più profonda, più persuasiva. Qui c’è un’intelligenza non comune del momento storico che stiamo passando tutti quanti, filtrata dall’esperienza personale e dal confronto con la figura e gli scritti di questo prete francese poco conosciuto dell’Ottocento, Léon Dehon, fondatore di una congregazione piuttosto particolare, senza un carisma specifico se non quello, appunto, di custodire la devozione al Sacro Cuore proprio quando, al massimo del suo radicamento popolare, cominciava il declino. Un gesto profetico, insomma, frutto di un’intuizione decisiva: la devozione al Sacro Cuore è «assolutamente necessaria per salvare la qualità affettiva delle fede dal gelo della precisione dogmatica, razionalizzante e rassicurante, in cui la neoscolastica cercava di ibernarla per sempre». Un’urgenza tutt’altro che rientrata, visto gli enormi iceberg che costellano tuttora il mare ecclesiale. A riprova, come osserva l’autore, che nemmeno la Chiesa postconciliare si è riconciliata con la devozione del popolo, anzi l’ha tenuta al margine come un oggetto di cui diffidare e comunque da controllare – per quanto sia possibile con un materiale così incandescente.

Fino al momento in cui irrompe sulla scena Francesco che invece parte proprio da qui e qui vuole arrivare: al Sacro Cuore di Gesù che, come ha appena detto molto chiaramente, «è il centro», «il centro della misericordia», quella misericordia che «si sporca le mani, tocca, si mette in gioco, vuole coinvolgersi con l’altro, si rivolge a ciò che è personale con ciò che è più personale, non si occupa di un caso ma si impegna con una persona, con la sua ferita». Compromissione totale con l’uomo, dunque. Non male per una devozione che è stata il simbolo della contrapposizione tra cattolicesimo e modernità e poi è stata messa in soffitta oppure derubricata a “cose da suore”.

Ma tant’è, la modernità è finita (tranne che nella testa di qualche giapponese disperso nella giungla) e Bergoglio l’ha capito bene, a tal punto che è proprio la devozione il motore della sua critica al paradigma economico dominante (pochi, dopo tre anni di pontificato, l’hanno colto con la precisione di Marcello). Perché devozione non fa rima con rassegnazione ma con rivendicazione, devozione è esercizio di fraternità e grido di giustizia. Il lettore paziente che ha seguito fin qui avrà capito infatti che devozione è una parola molto più densa e larga di quella che ci hanno propinato da ragazzi a catechismo: non i geroglifici di una lingua morta enunciati davanti a un Dio insensibile ma i gesti di un affetto vivo scambiati con un Dio amabile. Corpo a corpo, cuore a cuore. E non c’è nulla di romantico o di melenso, in questo, malgrado tonnellate di cascami letterari e cattiva poesia. Malgrado, soprattutto, una generale perdita dei sensi che è la vera questione, oggi. Altro che relativismo.

Se poi appunto si riuscisse ad archiviare una volta per tutte un’iconografia aliena alla sensibilità contemporanea – kitsch a parte –, se si riuscisse a rappresentare in un’altra maniera il Sacro Cuore, a raffigurarlo a partire da una ritrovata sensibilità personale e comunitaria, comunque autentica, sarebbe meglio. Intanto, però, sgombriamo la testa da riflessioni pigre e luoghi comuni a buon mercato. Questo libro fa al caso nostro.

Marcello Neri, Giustizia della misericordia. Europa, cristianesimo e spiritualità dehoniana, Collana «Cammini dello spirito», EDB, Bologna 2016, pp. 136, € 13,00. 9788810515112

Descrizione dell’opera

Pensare a fondo la spiritualità dehoniana nel contesto odierno dell’Europa apre le porte a un profilo trans-culturale inatteso e consente di elaborare una riflessione sulla presenza della congregazione religiosa in epoca di globalizzazione.

Il testo si concentra simbolicamente intorno alla figura della misericordia, che consente di congiungere la spiritualità dehoniana alla ripresa sorprendente della devozione al Sacro Cuore, che innerva le trame di una sensibilità spirituale quale criterio di analisi della giustizia sociale nella Evangelii gaudium di papa Francesco. E permette, d’altro lato, di cogliere l’Anno santo come tempo opportuno per un ripensamento e un riposizionamento di quella spiritualità nel solco aperto da papa Francesco.

Sommario

Sigle e abbreviazioni. Ringraziamenti. Introduzione. I. Sacro Cuore:sensibilità spirituale e giustizia sociale. Una ripresa inaspettata. II. Confiance. Il Dio amabile e lo stile di una fede. III. Le grandi parole dehoniane. Una figura di giustizia. IV. Fraternità e legame sociale.

Note sull’autore

Marcello Neri è professore incaricato di Teologia cattolica nell’Università di Flensburg (Germania), dove è co-direttore del gruppo di ricerca «Literatur und Theologie». È inoltre membro del Comitato scientifico del Centro studi «Sara Valesio» di Bologna. Per EDB ha pubblicato Il corpo di Dio. Dire Gesù nella cultura contemporanea (2010),  Il monte e la senape. Meditazioni sul Simbolo apostolico (22012) e La dimora ospitale. Riflessione teologica sull’incarnazione (2012).

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