Fede, omosessualità, Chiesa

di: Bruno Scapin

Fede, omosessualita, chiesa

Questo libro non è di un solo autore ma è un punto di raccolta di tante voci nate dalla realtà e dall’esperienza. E non è neppure l’ennesimo tentativo di dare una definizione all’omosessualità, nella convinzione che «la genesi dell’omosessualità resta ancor oggi un enigma» (p. 14).

Ciò che si respira fin dalle prime pagine è lo stile pacato, l’invito ad un approccio “umile” a questo fenomeno, l’ascolto e non il giudizio.

Si legge nella Prefazione che queste pagine sono state originate da tre coincidenze: il 30° dell’associazione di origine francese “Devenir Un En Christ”, che accoglie e accompagna persone omosessuali, il recente sinodo sulla famiglia e l’anno giubilare della misericordia.

Il Gruppo di redazione avverte, nel capitoletto di apertura, che l’approccio al tema omosessualità si colloca più su un piano pastorale, fatto principalmente di ascolto e di dialogo, che su un piano giuridico o moralistico.

Tutto è condensato attorno a tre temi fondamentali: la scoperta (spesso angosciante) della propria o dell’altrui omosessualità, accettare questa situazione nella verità e ricercando percorsi di vita e, infine, vivere da omosessuali la propria fede cristiana.

Pregio del testo sono le tante testimonianze dirette, schiette, molto veritiere. I tre capitoli di cui è costituito il testo ne riportano molte a commento efficace delle tante problematiche suscitate dalla condizione omosessuale.

Il capitolo intitolato “Lo shock della scoperta” analizza lo stato d’animo di chi si scopre omosessuale: lo sgomento personale, i dubbi sulla propria “normalità”, un soffocante senso di colpa, il possibile rifiuto della propria famiglia, la paura del giudizio altrui, il dramma del futuro, l’angoscia del peccato.

Più volte il testo, nel dare una valutazione rasserenante, ribadisce che, «in quanto orientamento sessuale, l’omosessualità non dipende dalla nostra volontà». È «uno stato e non costituisce affatto un peccato… il fatto  di essere omosessuale non ha niente di condannabile agli occhi del Signore». E, nel giudicare, Dio «non si ferma ai nostri atti, ma prende in considerazione il nostro cuore» (p. 31). «Cristo ci ama qualunque sia la nostra sessualità» (p. 39).

Se , talvolta, queste persone trovano sacerdoti che rifiutano di amministrare loro i sacramenti, trovano anche sacerdoti  che, interpretando i sacramenti come doni dati per pura grazia ai peccatori per aiutarli a lasciarsi trasformare dall’amore che vuole salvarli, non rifiutano i sacramenti a coloro che hanno rapporti sessuali, invitandoli, nello stesso tempo,  «a un cammino onesto, a esigenze reali, serie e proporzionate».

Il secondo capitolo – “Vivere nella verità” – affronta il passaggio della comunicazione. Se mi scopro omosessuale, a chi devo parlarne? Come posso accettare l’omosessualità di mio figlio? Come accogliere una coppia omosessuale? E chi si ritrova questa tendenza quando è sposato o ha fatto la professione religiosa cosa deve fare?

È chiaro l’invito a uscire dal proprio isolamento e dalle proprie paure, a vivere nella verità e non nell’ambiguità o nell’ipocrisia.

In questo capitolo si affronta apertamente la dimensione etica: come devo vivere la mia omosessualità? Nell’astinenza dagli atti sessuali? Risponde il testo: «Essere continente o no è una questione di scelta di vita». E specifica: se vivere nella continenza ti rende gioioso e aperto agli altri, sceglila come «un vero cammino di vita»; se, invece, la continenza ti rende triste e infelice, mentre avere relazioni con persone dello stesso sesso ti rende felice e generoso, allora è questa la strada da intraprendere (p. 60).

L’ultimo capitolo è incentrato su una domanda cruciale e spesso angosciante per chi si scopre omosessuale: se la Chiesa dichiara gli atti omosessuali disordinati e contrari alla legge naturale, come posso vivere e praticare la fede cristiana? L’omosessualità è incompatibile con una vita di fede autenticamente cristiana? La via d’uscita sembra drammatica: «rifiutare il proprio orientamento omosessuale per poter restare credenti; cessare di essere credente per essere veramente omosessuale. Rifiutare Dio o rifiutare se stessi!» (p. 81). La scelta giusta è di non rifiutare nessuna delle due prospettive, a partire dalla convinzione che noi siamo prima di tutto figli di Dio e che «l’omosessualità non è mai il tutto di una persona» (p. 85).

La preghiera e la fiducia in Dio aiutano a superare la ferita che i testi magisteriali possono provocare negli omosessuali credenti e, nello stesso tempo, possono aiutare la Chiesa a lasciarsi condurre dallo Spirito. Particolarmente bisognoso di discernimento è quello che la Chiesa chiama “orientamento omosessuale”, perché questo non significa automaticamente mancanza di maturità affettiva.

Se ben guidata, anche la persona omosessuale – e la coppia omosessuale – può vivere la propria omosessualità come «un vero cammino di fecondità e di santità» (p. 94).

Naturalmente, le citazioni riportate in questa recensione trovano nel testo uno sviluppo ampio e convincente.

La conclusione, riprendendo anche la Prefazione del vescovo emerito di Nanterre, Gérard Daucourt (cf. Settimananews, 5 aprile 2018), invita queste persone ad un cammino umano e di fede condiviso in gruppi di omosessuali credenti, per evitare il peso della solitudine e l’amarezza dell’esclusione.

Francesco Strazzari (a cura), Fede, omosessualità, Chiesa. Riflessioni pastorali e testimonianze. Prefazione di Gérard Daucourt, EDB, Bologna 2018, pp. 109, € 11,00. 9788810501399

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Un commento

  1. Claudio Bargna 12 aprile 2018

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