Rotta balcanica: «comprendere e raccontare»

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Marietti 1820 pubblica in digitale «La porta d’Europa», un testo del regista Mauro Caputo e della giornalista Donatella Ferrario accompagnato da un filmato inedito di 65 minuti. «Comprendere e raccontare questo fenomeno è stato un dovere morale».

migranti

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sugli sbarchi dei migranti che attraversano il Mediterraneo per approdare sulle coste del sud Italia, a nord del Paese, a mille chilometri di distanza, migliaia di “invisibili” attraversano il confine dai boschi di Trieste per raggiungere nel silenzio altre destinazioni europee.

E’ un movimento di persone in costante aumento, come testimonia «La porta d’Europa. Il confine italiano della Rotta balcanica», l’e-book del regista e sceneggiatore Mauro Caputo e della giornalista esperta di cinema e di temi sociali Donatella Ferrario.

Il libro, accompagnato da fotografie e dal film-denuncia inedito di Caputo «No borders. Flusso di coscienza» (65 minuti), primo lavoro sul tratto italiano della Rotta balcanica coprodotto da VOX Produzioni e A_LAB Production, è pubblicato da Marietti 1820 nella collana digitale «iRèfoli» e inaugura la sezione Plus, che sperimenta per la prima volta testi scritti arricchiti da contenuti visivi. L’uscita è prevista per giovedì 25 marzo al prezzo di euro 7,99.

Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico triestino, Mauro Caputo ha collaborato con Giorgio Pressburger firmando la regia dei film «Messaggio per il secolo», «L’orologio di Monaco», «Il profumo del tempo delle favole» e «La legge degli spazi bianchi», presentati e segnalati nei principali premi e festival internazionali del cinema e trasmessi dalla RAI.

«Lontano dal clamore mediatico – spiega il regista migliaia di persone attraversano il confine con l’Italia a pochi passi da dove vivo, liberandosi di ogni cosa, anche della loro identità. Comprendere e poi raccontare questo fenomeno è stata una necessità, un dovere morale e umano al quale non potevo sottrarmi. Perché non dobbiamo dimenticare che nel mondo una persona su 97 è in fuga».

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