Il diacono e la celebrazione dell’eucaristia

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A papa Francesco è stata presentata la nuova traduzione della terza edizione in italiano del Messale Romano che era stata approvata nel novembre 2018 dall’Assemblea generale della CEI, dopo essere passata al vaglio della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti per la necessaria confirmatio.

Come le edizioni precedenti, la nuova edizione riecheggia i Padri conciliari, che ritennero normativa la celebrazione eucaristica celebrata nella Chiesa locale dal vescovo circondato dai suoi presbiteri, diaconi e ministri laici in cui il santo popolo di Dio partecipa pienamente e attivamente, e diventa così espressione preminente della Chiesa.

Dai Padri conciliari, nell’ultima edizione del Messale Romano, si evince come il diacono assuma un ruolo indispensabile e preminente dentro la celebrazione dell’eucaristia.

Due cambiamenti significativi nel nuovo Messale Romano consolidano questo punto.

Colpisce innanzitutto che la struttura dell’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) sia stata modificata per descrivere solo due forme fondamentali della Messa: Messa senza il diacono (OGMR, 120 ss.) e Messa con il diacono (OGMR, 171 ss.). Quindi, mentre descrive con grande precisione i ruoli specifici che il diacono assume, il nuovo Messale enfatizza l’effetto del tutto pervasivo che questa presenza ha per rafforzare e modificare la forma della celebrazione.

In secondo luogo, in una sezione interamente nuova, viene detto che, «dopo il presbitero, il diacono ha il primo posto tra coloro che servono nella celebrazione eucaristica» (OGMR, 94). Due punti andrebbero qui sottolineati.

Primo, questa concentrazione sull’importanza del ruolo del diacono non è affatto nuova: rievoca le parole di papa Paolo VI il quale, nel 1972, nel motu proprio Ad pascendum, osservava che, «a partire dal periodo apostolico, il diaconato ha avuto un rango distintivo e superiore tra questi ministeri ed è sempre stato tenuto in grande onore dalla Chiesa». Al riguardo, egli richiama come san Paolo esplicitamente salutasse non solo i vescovi ma anche i diaconi, e descrivesse in dettaglio le qualifiche previste per questo importante ministero.

Allo stesso modo, egli richiama il grande martire sant’Ignazio di Antiochia – Lettera ai cristiani di Magnesia, La concordia –, che descrisse il ministero del diacono come «lo stesso ministero di Gesù Cristo, che era con il Padre prima di tutti i tempi ed è stato manifestato nel tempo finale».

Il riferimento del papa a sant’Ignazio può fornirci una chiave di ciò che l’Ordinamento intende quando dice che il diacono «ha il primo posto tra i ministri della celebrazione eucaristica». Come, infatti, sant’Ignazio pone sullo stesso piano il ministero del diacono e quello di Cristo, così egli richiama anche il comando del Signore ai suoi discepoli di amare gli altri come lui per primo li ha amati.

Il diacono è dunque chiamato ad essere il “primo” dei ministri secondo il modello di Cristo servo. Dal Cristo ci è venuto l’insegnamento che chi vuole essere il primo deve farsi ultimo, diventare come un bambino, e farsi servo di tutti; dallo stesso Cristo ci viene il monito che il diacono è “primo” di tutti i ministri secondo il sacrificio della croce; dunque, il Cristo che muore sulla croce, maledetto e oltraggiato dagli uomini, è lo stesso che chiama il diacono ad amare gli altri come lui lo ha amato.

Così, sin dall’inizio, è la definizione di diakonia come donazione kenotica e servizio sia alla mensa del sacrificio sia a quella della carità che deve guidarci a leggere l’identità e la funzione del diacono così come essa appare nell’ultima edizione del Messale Romano.

Il ruolo del diacono

Il paragrafo 94 dell’OGMR ci dà il senso dell’alta considerazione che viene data al ministero diaconale. La presenza pregnante del diacono è dovuta sia all’“alto onore” in cui l’ordine è sempre stato tenuto sia alle funzioni del diacono nella messa.

Sono precisamente queste funzioni che ci danno un’immagine ancora più chiara di chi è il diacono agli occhi della Chiesa. Se il diacono serve la liturgia, allo stesso modo egli è chiamato a servire la Chiesa, e il posto che occupa nella liturgia è descrittivo del posto che gli spetta nella Chiesa.

E anche se osservazioni valide sul ministero e sull’identità del diacono possono venire da altre fonti, è sicuramente la liturgia il luogo privilegiato per ogni fondamentale riflessione sul significato e sul ministero del diaconato (lex orandi, lex credendi).

Nell’omelia di ordinazione diaconale, il vescovo ricorda al diacono che tra i suoi compiti fondamentali c’è quello di preparare il sacrificio, e dare il corpo e il sangue del Signore alla comunità dei credenti. Allo stesso modo, il canto del salmo 84, che accompagna la vestizione del nuovo diacono con la stola e la dalmatica – intercalato dall’antifona Benedetti coloro che abitano la tua casa, Signore –, è teso anch’esso a indicare proprio nel servizio liturgico il cuore stesso e il paradigma del servizio ecclesiale.

E i diaconi che abitano la casa del Signore sono chiamati a quei cinque ruoli indicati dal nuovo Messale Romano che sono rivelatori delle caratteristiche essenziali del ministero diaconale: il diacono come servo all’altare, proclamatore dell’evangelo, voce dei bisognosi, suscitatore di preghiera, dispensatore del calice di salvezza.

Servo dell’altare

Come precedentemente accennato, il primo ruolo del diacono è quello della diakonia. Un ruolo che prende forma concreta nella celebrazione eucaristica, poiché il diacono è chiamato sì ad assistere il presbitero o il vescovo, ma specialmente ad assistere all’altare nella preparazione dei doni e durante il rito di comunione.

San Policarpo di Smirne è il primo a dire che il diacono è chiamato ad essere «disciplinato in ogni cosa, misericordioso, diligente, in sintonia con la verità del Signore che è divenuto il servo di tutti». In modo analogo, anche la Didascalia Apostolorum richiama le parole di Cristo: «Chiunque vuole essere grande fra voi deve farsi vostro servo».

Tutto ciò viene riecheggiato in ogni ordinazione diaconale, in modo da offrire molti richiami sulla specifica diakonia cui i diaconi sono chiamati.

Nello schema di omelia si ricorda che i diaconi «aiuteranno il vescovo e il suo presbiterio come ministri della parola, dell’altare e della carità. Essi si faranno servi di tutti». Poco più avanti, vengono suggerite queste parole al vescovo che si rivolge all’ordinando dicendo: «Figlio carissimo, … il Signore ti ha dato l’esempio perché come egli ha fatto così faccia anche tu. Come ministro di Gesù Cristo, che in mezzo ai discepoli si mostrò come un servo, sii sempre pronto e disponibile e servi con gioia i fratelli».

Infine, potremmo ricordare come il primo scambio diaconale della pace è accompagnato dall’antifona che cita proprio le parole del Salvatore: «Se qualcuno mi serve, dice il Signore, il Padre mio che è nei cieli lo onorerà».

Una connessione intima e reciproca tra il diacono come ministro della carità e insieme servo del presbitero e dell’altare ha sempre caratterizzato la Chiesa attraverso i secoli, come ci ricorda la seguente descrizione del diacono risalente al XII secolo, che riflette quasi alla lettera i ruoli assegnati dal nuovo Messale Romano:

«Spetta ai diaconi assistere i presbiteri e servire in tutto ciò che viene fatto nei sacramenti di Cristo, cioè nel battesimo, nella cresima, nella patena e nel calice, portare le offerte e porle sull’altare, prendersi cura e vestire la mensa del Signore, portare la croce, e leggere il vangelo al popolo. … Ai diaconi spetta anche recitare la preghiera e leggere i nomi dei nuovi catecumeni. Il diacono ammonisce quanti ascoltano il Signore; dà la pace e annuncia… I diaconi ricevono i testi del Vangelo perché possano riconoscersi come predicatori del vangelo di Cristo».

Vediamo in che modo, allora, il Messale Romano fa riferimento al servizio del diacono all’altare e al presbitero: nel preparare la liturgia, il diacono dovrebbe aver cura che i vasi e i paramenti necessari siano adeguatamente predisposti per la celebrazione. Dovrebbe anche preoccuparsi che i libri liturgici siano adeguatamente preparati e i testi della celebrazione abbiano il segnalibro al posto giusto; egli accompagna il presbitero quasi in ogni momento e può pronunciare introduzioni e istruzioni al suo posto.

Assiste con l’incenso e l’aspersione dell’acqua santa e siede vicino alla sede per poter essere disponibile a dirigere qualsiasi e tutte le azioni da svolgere. Se sono presenti catecumeni, il diacono può congedarli prima della professione di fede; cosa più importante di tutte, egli prepara l’altare e assiste il presbitero nel ricevere i doni dell’assemblea, che può anche ricevere egli stesso. Prepara il calice e porge i doni al presbitero, che li pone sull’altare; assiste allo spezzare il pane e alla distribuzione del prezioso sangue in calici ancillari, durante il canto dell’Agnello di Dio.

Come ministro ordinario della santa comunione, il diacono presenzia anche alla purificazione dei sacri vasi; durante la Preghiera eucaristica, il diacono assiste alla cura e anche all’ostensione del calice e all’incensazione delle specie consacrate.

Il nuovo Messale Romano prescrive inoltre che, mentre per la maggior parte della Preghiera eucaristica il diacono sta in piedi vicino al celebrante, quando il suo ministero riguarda il calice e il Messale, abitualmente egli si inginocchia dall’epiclesi fino all’ostensione del calice (OGMR, 179) e, «per quanto è possibile, egli sta abbastanza arretrato, un po’ indietro rispetto ai sacerdoti concelebranti che si dispongono attorno al celebrante principale» (OGMR, 215).

Tre principi sembrano dettare la postura del diacono durante la Preghiera eucaristica: 1. Che egli sia ben posizionato per svolgere il suo ruolo di assistente primario del presbitero. 2. Che sia chiaro che il diacono non sta celebrando, ma sta svolgendo la sua assistenza diaconale. 3. Che il diacono sia d’esempio alla postura stessa dei fedeli.

messale diaconato

Proclamatore del Vangelo

Il secondo ruolo del diacono nel nuovo Messale Romano è quello di proclamatore del Vangelo. Dal X secolo in poi la presentazione dell’Evangeliario all’ordinazione di un diacono ha inteso significare che il diacono è un ministro della proclamazione liturgica del Vangelo. Il rito di ordinazione riconosce il ministero diaconale della Parola nel rito di consegna dei vangeli:

«Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunziatore: credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni».

Quando egli porta l’Evangeliario nella processione d’ingresso, il libro è leggermente elevato (OGMR, 172). Arrivato all’altare, egli non si inchina, ma immediatamente pone l’Evangeliario sull’altare e poi bacia l’altare, come fa il presbitero (OGMR, 173).

Maggior dettaglio viene dato al ruolo del diacono nella proclamazione del Vangelo. Egli deve inchinarsi mentre chiede la benedizione e quando prende dall’altare l’Evangeliario (OGMR, 175). È inclusa anche una descrizione del bacio opzionale dell’Evangeliario da parte del vescovo. Il diacono può proclamare le letture, ma solo in assenza di un lettore qualificato (OGMR, 176). Allo stesso modo, egli può anche tenere l’omelia (OGMR, 66).

Voce dei bisognosi

Il terzo ruolo previsto dal nuovo Messale Romano è il diacono come voce dei bisognosi. Dagli albori della Chiesa, l’intenzione degli apostoli nell’instaurare il diaconato – com’è espressa negli Atti – è chiara. Un documento della Chiesa primitiva dichiara che, oltre a «curare i malati», il diacono «si occupa degli stranieri, aiuta le vedove, è padre degli orfani, visita le case povere per vedere se ci sia qualcuno nella necessità, malato o in miseria. Veste i defunti e seppellisce gli stranieri; si fa carico di coloro che hanno lasciato il loro paese o sono esiliati; fa conoscere alla Chiesa la situazione di tutti quelli che hanno bisogno di soccorso».

Ecco perché il diacono è il ministro ordinario del Kyrie eleison, di tutte le litanie e anche delle intercessioni universali. Egli articola il “grido dei poveri”, perché è il ministro che più intimamente conosce le fatiche, le sofferenze e le lotte di coloro che più hanno bisogno delle nostre preghiere. Egli è, in un modo molto concreto, la loro voce sia nella liturgia che nel mondo. In un certo senso, dunque, le intercessioni universali sono il prototipo della preghiera diaconale.

Suscitatore della preghiera

Il quarto ruolo del diacono è essere il suscitatore di un rito che si fa carne. Il diacono assume questo ruolo non perché è rimosso dal contesto del popolo, ma proprio perché è un uomo scelto fra gli uomini per essere servo di tutti.

È questa intimità con l’assemblea che lo abilita ad essere colui che guida la postura e i gesti ed esorta i membri dell’assemblea liturgica a pregare. Così, egli invita la gente allo scambio della pace, guida tutti quando devono inginocchiarsi, inchinare il capo, o svolgere gesti rituali, come nella solenne benedizione o nella preghiera sul popolo alla fine della messa, o nella solenne preghiera universale della liturgia del venerdì santo.

Dispensatore del calice di salvezza

Dai tempi antichi della Chiesa, il diacono è il ministro del sangue prezioso. Porta il calice della salvezza eterna e lo offre ministerialmente al santo popolo di Dio. Così, il nuovo Messale Romano prescrive che, durante la comunione, il presbitero stesso dia la comunione al diacono sotto le due specie (OGMR, 182).

Quando la comunione viene data ai fedeli sotto le due specie, il diacono serve il calice. Dopo che la comunione è stata distribuita, con reverenza il diacono consuma all’altare quanto rimane del sangue di Cristo (OGMR, 182).

Tutto questo comincia con la sesta promessa che i diaconi pronunciano alla loro ordinazione: conformare la propria vita «sempre secondo l’esempio di Cristo il cui corpo e sangue essi daranno al popolo».

Questa promessa, a sua volta, si radica nella prima preghiera per l’ordinazione di un diacono che si trova nella Tradizione apostolica di Ippolito, che menziona un solo compito specifico assegnato al diacono: «portare (nel santo dei santi) i doni che sono offerti a voi dai vostri presbiteri preposti».

Così, i riti della Chiesa rendono chiaro che la diakonia significa il servizio stesso ed esprime l’inestricabile legame tra la diaconia ministeriale della carità e quella della liturgia. Perché, proprio come la celebrazione eucaristica è la «fonte di ogni autentico spirito cristiano e il culmine di tutta la vita cristiana», ciò che la Chiesa fa con la liturgia è il prototipo di ciò che essa fa nella vita. Il diacono servo dei poveri è così lo stesso diacono servo dell’altare.

  • Enzo Petrolino è presidente della Comunità del diaconato in Italia.
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4 Commenti

  1. Carlos Gad 5 settembre 2020
  2. Danelle 5 settembre 2020
  3. Ciro 4 settembre 2020
    • Vittorio 7 settembre 2020

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