Musica per la celebrazione liturgica

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Il Maestro Simone Baiocchi è Coordinatore del Segretariato Compositori della Associazione Italiana Santa Cecilia per la Musica Sacra con sede in Roma. Accompagna la sua attività di musicista professionista, compositore e direttore sia di musica sacra per concerti che di musica per la liturgia, alla diretta pratica come organista e direttore di coro liturgico.

Maestro Baiocchi, può brevemente presentare il suo impegno per la promozione della musica sacra e del canto liturgico? Si tratta di due ambiti, per lei, diversi ovvero comunicanti?

Il mio impegno nella musica sacra e nel canto liturgico si muove sotto più aspetti, tutti connessi tra loro. Ho iniziato il mio servizio di musicista di chiesa nel 1987 facendo l’organista in parrocchia, attività che ancora oggi svolgo. Oltre all’impegno in parrocchia si è aggiunto quello in Cattedrale e poi in varie altre chiese della mia città e del resto d’Italia. Il mio essere organista, prima, durante e dopo il conseguimento del diploma di conservatorio non è mai stato improntato esclusivamente alla pratica concertistica ma è sempre stato un vivere il servizio nella liturgia, a cui si sono aggiunti man mano i vari appuntamenti concertistici. Vespri, Messe festive e feriali, funerali: ho iniziato a conoscere e a suonare l’organo nella preghiera liturgica e tutto ciò occupa un posto particolare nelle corde della mia sensibilità artistica e spirituale.

Partecipazione alla liturgia

Essere organista nella liturgia per me significa non solo accompagnare qualche canto ma conoscere bene gli ambiti d’espressione ed avere padronanza mnemonica di gran parte del repertorio di canto liturgico (gregoriano, melodie di corali, composizioni moderne). Significa poi avere pratica nell’improvvisazione e nel trasporto, dimostrando anche capacità di adattare ai tempi ed ai momenti liturgici il repertorio dei grandi autori.

Parallelamente al mio interesse per l’organo è nato anche quello per la composizione musicale che mi ha portato a conseguire il diploma di Composizione presso il conservatorio “Rossini” di Pesaro, mia città natale. Nel frattempo, le necessità del servizio alla liturgia mi hanno condotto a prendere pratica con la direzione di coro e, per fare al meglio le cose, ho conseguito presso lo stesso conservatorio il diploma di Musica Corale e Direzione di Coro. Il Signore mi ha donato buona voce, ragion per cui occasionalmente, mi capita di prestare servizio come guida del canto del popolo o come cantore e solista in alcuni complessi corali.

Musica liturgia

Penso che il musicista che intenda prestare servizio nella liturgia in modo appropriato debba saper fare un po’ tutte queste cose. Se dovessimo parafrasare il rapporto tra canto liturgico e musica sacra in genere, potremmo dire che la musica sacra è il grande albero formato dai rami del canto liturgico e della musica d’organo e strumentale, i quali sono ornati dalle foglie e dai frutti della composizione musicale: se non vi fosse chi compone, quei rami sarebbero spogli e senza segni di vita.

Quali finalità persegue il segretariato compositori da lei coordinato nella Associazione Santa Cecilia?

Il Segretariato Compositori ha il compito di organizzare il repertorio da pubblicare nei vari sussidi dell’AISC: il “Cantet vox, cantet vita” che è l’allegato musicale del Bollettino Ceciliano e poi tutto ciò che è stampato nei Quaderni Ceciliani, ossia i vari sussidi che sono strumento di lavoro durante i corsi e i convegni dell’associazione.

Grazie alla disponibilità dei vari autori, nell’avanzar del tempo si è formato un piccolo repertorio stabile a cui fa da corollario una grande quantità di musica che viene prodotta appositamente per le varie circostanze. Tutta questa musica è come un grande fiume che scorre e il suo fluire è scandito dagli appuntamenti che sono la vita dell’associazione: il consueto convegno di formazione in Assisi, i tanti convegni di scholae cantorum, i corsi di formazione per cantori – direttori – organisti, i congressi straordinari.

Associazione Santa Cecilia

Dunque l’attività del Segretariato è intensa: occorre coordinare i musicisti tra loro, dare loro le linee su cui lavorare, tenere aperto lo sguardo sul panorama musicale per individuare nuovi autori con adeguate capacità. Poi è necessario fornire stimoli attraverso il confronto: ecco perché da quando sono direttore del segretariato (2014) ho ideato e promosso due convegni di compositori che hanno rimesso in moto i propositi nati dallo storico convegno di Levico del 1991.

Purtroppo in questo ambito (ma nella musica in genere) esiste anche molto personalismo e tanto individualismo e dunque se intendiamo rendere vero il nostro servizio dobbiamo cercare di superare queste difficoltà attraverso il dialogo e il confronto. Il servizio diventa vero quando aderisce pienamente al senso della preghiera liturgica, dando vita ad una musica che parla di Cristo e della grazia che dalla liturgia scaturisce, senza indugiare nell’autocompiacimento del compositore che l’ha scritta.

Mettere in connessione tante personalità artistiche differenti non significa chiedere loro di rinunciare al proprio carattere o alla propria poetica ma vuol dire fornire stimoli per consentire di centrare il risultato in modo più preciso, generando un repertorio che con espressioni attuali sia però realmente a servizio della liturgia e non diventi autoreferenziale o peggio ancora qualcosa che strizza l’occhio a linguaggi estranei alla preghiera liturgica, con il solo intento di divertire chi esegue e chi ascolta. Alla base di tutte le attività del segretariato c’è poi un grandissimo lavoro di redazione grafica, che in buona parte è svolto da me con grande impegno di tempo.

Faccio anche a lei la domanda già rivolta a Mons. Cola, Presidente della Associazione: è possibile comporre nuova musica per il canto liturgico in maniera effettivamente praticabile nelle nostre chiese? Con quali criteri e conservando quali tradizioni?

Certamente questa è una bella sfida al giorno d’oggi, ed è una sfida che non dobbiamo considerare come qualcosa di impossibile ma piuttosto come un risultato che può essere raggiunto solo con tanto allenamento. L’allenamento del compositore è costituito dallo studio e dalla pratica. Solo gli autori che studiano tanto e scrivono musica prestando grande attenzione ai destinatari delle loro pagine possono sperare di raggiungere questo scopo.

Musica liturgia

Occorre alzare il livello del contesto generale ma al contempo bisogna essere molto pratici e prestare grande attenzione a quelle che sono le reali possibilità dei cori e delle assemblee liturgiche. Inutile produrre musica che richieda una capacità esecutiva non comune e parimenti è deleterio giocare al ribasso con il solo obiettivo di far cantare e far suonare. Il compositore deve conoscere bene il proprio mestiere, deve essere sciolto nella pratica del contrappunto, deve avere grande dimestichezza con lo studio dell’armonia.

Buona musica per le nostre assemblee

Purtroppo nell’immaginario di molti vive l’idea che comporre musica sacra sia scrivere un misero canto ad una voce con quattro accordini sotto, e per far questo sia sufficiente conoscere un po’ di armonia e un po’ di solfeggio. Tengo invece a precisare che per scrivere musica semplice che sia saporosa e solida occorre avere una grandissima pratica compositiva.

È complesso scrivere una polifonia a 4 o 5 voci, quando si hanno determinate capacità tecniche, ma è ancora più difficile realizzare un facile canto popolare: per quest’ultimo occorre ridurre al minimo il discorso musicale, portandolo all’essenziale e il compositore deve sapere molto bene cosa togliere e cosa lasciare, in modo da non penalizzare l’idea riducendola ad un pensierino scialbo e insipido.

Conosce tradizioni musicali liturgiche al di fuori della Chiesa cattolica e ritiene possibile un lavoro “ecumenico” di ricerca e di sperimentazione nella composizione?

La liturgia della Chiesa Cattolica è qualcosa di ben preciso e chiaro che comprende in se una grandissima tradizione liturgica e musicale, fatta di un vissuto di circa duemila anni. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra storia e della ricchezza del patrimonio liturgico e musicale che ci appartiene, definito dal Concilio il “Thesaurus”.

Molto spesso in Italia c’è la mania di considerare l’erba del vicino più verde della nostra, disprezzando quanto abbiamo in casa. Un musicista sensibile e capace sa attingere a quegli elementi esterni che possono essere piegati alle necessità di chi fa musica nella liturgia cattolica. Non condivido il disprezzo di taluni che si manifesta sminuendo ciò che abbiamo accresciuto nei secoli (il patrimonio musicale) e classificando come retrivo e inadeguato ai nostri tempo ciò che di profondo ha prodotto la pratica della musica sacra nella liturgia cattolica.

Per esempio, già da molti anni sono entrati nei nostri repertori alcuni corali luterani, anche pregevoli, con armonizzazioni di grandi autori come Bach ed altri. Questa può essere considerata una forma di ecumenismo, se così piace. Mi sembra però frutto di un pensiero limitato il ridurre la musica sacra di oggi solo ad espressioni di corali mettendo alla porta il canto gregoriano, Palestrina, Perosi o Bartolucci (e con loro tanti altri validi autori di un passato più o meno recente).

Musica liturgica, tra professione e passione

Viviamo purtroppo un momento difficile sotto questo aspetto, e capita che molti nella Chiesa considerino questo grande repertorio come qualcosa di nocivo per il nutrimento delle anime dei fedeli. A mio avviso occorre alzare i cuori e rivolgerli al Signore, piuttosto che perderci in considerazioni della pratica liturgica caratterizzate da impostazioni aride e sociologiche, ostili alla musica di valore.

Condivide il rilievo di situazione piuttosto sconfortante che riguarda la musica e il canto nelle nostre chiese? A quali condizioni secondo lei potrà migliorare tale situazione?

La situazione potrà migliorare solo con una terapia ben precisa. Innanzitutto è importante che la musica sia fatta da musicisti. Certo, questo non significa escludere tanti musicofili appassionati e di buona volontà che si impegnano con fede e dedizione in questo servizio, ma è fondamentale avere in tale ambito tanti artisti preparati che possano stimolare, entusiasmare, ideare e promuovere, in modo da far crescere con profitto anche coloro che fanno musica per passione e che svolgono comunque un servizio importante e prezioso in tante comunità parrocchiali.

Musica liturgia

E per far si che la musica sia fatta da musicisti, occorre considerare, quando possibile, un riconoscimento economico a questi, perché per far bene la musica serve molto studio e molta preparazione e dunque è richiesto a quanti intraprendono questo cammino molto tempo e tanto sacrificio: così come il sacerdote che si mette a disposizione di Dio senza limiti di tempo nella giornata ha il suo sostegno economico, anche il vero musicista di chiesa va sostenuto nella sua missione fatta di liturgia e arte.

Ma c’è un lavoro, forse il più importante di tutti, che va compiuto al più presto: occorre riprendere un corretto insegnamento musicale nei seminari, perché solo formando chierici oggi possiamo sperare di incontrare domani presbiteri sensibili al problema e culturalmente formati. Altrimenti l’impegno di tutti in tal senso rischia di essere penalizzato quando non addirittura ostacolato e a farne le spese sarà purtroppo la liturgia.

Non dimentichiamo ciò che hanno proclamato solennemente i padri conciliari nella Sacrosanctum Concilium al n. 112: “Il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne”.

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Un commento

  1. Marina 29 marzo 2020

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