L’intercessore

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Domenica 15 marzo papa Francesco si è recato in forma privata in visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore, per rivolgere una preghiera alla Vergine, Salus populi Romani. Successivamente, facendo un tratto di Via del Corso a piedi, come in pellegrinaggio, ha raggiunto la chiesa di San Marcello al Corso, dove si trova il Crocifisso miracoloso che nel 1522 venne portato in processione per i quartieri della città perché finisse la “Grande Peste” a Roma. Con la sua preghiera, Francesco ha invocato la fine della pandemia che colpisce l’Italia e il mondo, implorato la guarigione per i tanti malati, ricordato le tante vittime di questi giorni, e chiesto che i loro familiari e amici trovino consolazione e conforto. La sua intenzione si è rivolta anche agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, e a quanti in questi giorni, con il loro lavoro, garantiscono il funzionamento della società.

La grandezza del gesto di intercessione di Mosè consiste nel rifiutare il privilegio che Dio gli concede di separarsi dal destino del suo popolo. Mosè rimprovera il popolo per la sua infedeltà a Dio e, allo stesso tempo, espone se stesso davanti a Dio intercedendo per la vita del popolo (…).

L’intercessione come disposizione pratica e mentale dell’accettazione di un destino comune richiede l’umiltà di comprendersi come soggetti a un’istanza di giustizia e di giudizio profondamente radicata nel sacro e superiore a noi. L’intercessione impedisce che la mediazione prenda il posto del fondamento, di diventare autoreferenziale e di vedere nella propria sicurezza l’unica meta da raggiungere.

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Una dimensione religiosa, questa, che radica la rivelazione cristiana nello Spirito e nel grembo di Dio, e che deve generare una corrispondente umiltà e un analogo spirito di dedizione nell’ethos dei politici e delle politiche della coesistenza umana.

Sotto questo punto di vista, la «rivoluzione della tenerezza» di papa Francesco perde ogni dubbia connotazione retorica o sentimentale, mirando a una reale trasformazione del potere e della rappresentanza – nel senso più alto possibile.

Un uomo che dice «se tu non li vuoi salvare allora cancella anche me dal libro della vita» non è solo una persona generosa, quest’uomo è veramente un capo.

Da: P. Sequeri, Sich aussetzen zwischen Gott und die Menschen, in K. Appel – J. Deibl (hg.), Barmherzigkeit und zärtliche Liebe. Das theologische Programm von Papst Franziskus, Herder Verlag, Freiburg i. Br. 2016, 413-418.

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