Medjugorje e la cristianofobia

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Il 28 luglio sono stati denunciati alcuni atti vandalici nell’area del santuario mariano di Medjugorje (Bosnia). Danneggiamenti, scritte ingiuriose alla Madonna, al luogo e ai veggenti, incendio di un altare esterno alla basilica: di questo è stato accusato un fermato di 31 anni di cui la polizia non ha dato il nome.

Uno sfregio e una ingiuria che arriva a pochi giorni dal Mladifest, l’incontro internazionale di preghiera che raccoglierà 50.000 giovani da tutto il mondo (1-6 luglio). Il rapido intervento dei frati francescani, dei parrocchiani e del personale di sorveglianza hanno limitato i danni e l’evento religioso programmato non dovrebbe subire modifiche.

La parrocchia ha scritto: «Con grande tristezza abbiamo verificato l’atto di vandalismo che ha danneggiato i luoghi di preghiera della nostra parrocchia» invitando i fedeli alla preghiera, al digiuno e al perdono. Il vescovo del luogo (Mostar-Duvno), mons. Petar Palic, ha denunciato con dolore gli atti vandalici che non deturpano solo immagini, statue e altari ma «feriscono il cuore di molti fedeli che cercano Dio, la pace, la conversione e il conforto».

«Quando una persona si reca sinceramente (al santuario) alla ricerca di Dio, tutti sono chiamati a rispettare la sua coscienza e il suo diritto alla preghiera». «Nessun atto di odio può spegnere la luce che Dio accende nel cuore umano. Cristo ha vinto il mondo e il suo amore rimane più forte di qualsiasi violenza».

Richiamando il contenuto dei messaggi della Madonna il vescovo invita alla preghiera, al digiuno, al perdono e alla conversione. L’atto di riparazione, secondo il mariologo p. Matteo Roggio sarà compiuto dal vescovo e sarà composto da una richiesta di perdono e dal una rinnovata benedizione ai manufatti sacri e all’altare. Insieme all’assemblea in preghiera «ogni fedele si assume l’incarico di fare lui stesso una piccola penitenza ha beneficio delle persone che hanno compiuto il gesto» (Sir, 28 luglio).

Sui fatti è intervenuto anche il Consiglio interreligioso della Bosnia ed Erzegovina con una nota di condanna per l’atto vandalico che rischia di minare la pace, il rispetto e riconoscimento reciproco fra le religioni presenti nel paese e la dignità umana all’interno di una nazione caratterizzata da un contesto fortemente multietnico.

Il culto mariano e lo sviluppo del santuario

Nel settembre del 2024 il Dicastero per la dottrina della fede aveva decretato: «Gli elementi raccolti in questa Nota (circa l’esperienza spirituale legata a Medjugorje) permettono di riconoscere che sono presenti le condizioni per procedere alla determinazione del nihil obstat» (n. 39) e cioè del permesso al culto mariano».

Il consenso al culto non comporta l’affermazione della soprannaturalità delle visioni mariane e non significa l’attestazione di veridicità di tutte le testimonianze dei veggenti. La decisione del riconoscimento del culto è conseguenza dei nuovi criteri di approvazione delle apparizioni che focalizza l’attenzione sulla fecondità dei frutti e l’opportunità del culto, rimandando all’autorità papale il successivo eventuale riconoscimento di soprannaturalità.

Medjugorje è oggi uno dei più grandi centri di pellegrinaggio cattolico nel mondo. Dal 1981 sarebbero cinquanta milioni i pellegrini nel sito mariano bosniaco.

Crimini d’odio

Gli atti vandalici offensivi della sensibilità religiosa si stanno moltiplicando nell’area occidentale e in tutti i paesi europei. Li censisce, anno dopo anno, un rapporto dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDAC). Nel testo del 2025 sono registrati 2.211 crimini di odio anticristiani, di cui 274 attacchi personali. I paesi più colpiti sono Francia, Regno Unito, Germania e Spagna.

Recenti sondaggi in Polonia e Spagna segnalano una significativa sottostima delle aggressioni al clero. Fra i crimini d’odio e di ostilità sociale, gli atti di vandalismo sono il 50%, seguiti da incendi dolosi (15%), atti di profanazione (13%), aggressioni fisiche (7,5%), furti di oggetti religiosi (5,4%) e minacce (4%). Non sono computati i furti e le effrazioni nei luoghi di culto, un migliaio circa.

Fra le cause che normalmente vengono indicate vi sono l’anticlericalismo, l’intolleranza religiosa, l’estremismo religioso, l’immagine negativa delle fedi nei media. Alcuni governi nazionali si sono già attivati per censirli, limitarli e punire i colpevoli (Germania, Francia, Regno Unito, Austria). Si stanno muovendo anche le istituzioni europee. Il Parlamento ha auspicato la nomina di un coordinatore per combattere la cristianofobia (l’odio anticristiano) nei paesi dell’Unione (23 febbraio 2026) il cui compito sarebbe di affrontare i casi di discriminazione e intolleranza coordinando le informazioni e le politiche di contrasto. Il 26 marzo la Commissione europea ha inoltre nominato Mairead McGuinness a inviata speciale dell’Unione Europea per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell’UE.

Per gli atti vandalici e le discriminazioni nell’Occidente si parla di cristianofobia piuttosto che di persecuzioni. La persecuzione religiosa è sistematicamente declinata dentro la rimozione dei diritti umani e in un contesto di autoritarismo più o meno dittatoriale. La cristianofobia e cioè la discriminazione anticristiana – sempre censurabile e da denunciare – è collocata nel contesto socio-culturale e ha una valenza meno inquietante anche se non si possono escludere i reciproci rapporti.

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