I 100 giorni di Macron

di: Hugues Derycke

La Francia si muove al ritmo delle riforme della presidenza Macron?

La Francia è come una nave alla quale si darebbe  un’indicazione di riforma stoppando le spese pubbliche, attuando una semplificazione amministrativa e alleggerendo le restrizioni amministrative soprattutto in materia di impiego.

Toccare il rigore amministrativo e il codice del lavoro è un fatto inedito per lo spirito francese. Poiché il nostro paese è fondato sul codice napoleonico e sullo spirito delle leggi di Montesquieu. Tradimento della nostra memoria o aggiustamento di un’economia sempre più interattiva? Per fedeltà all’integrazione europea c’è da sperare che questi aggiustamenti avvengano attraverso le riforme e non sotto l’espressione sempre brutale di rivoluzioni e di cambiamento di regime.

Come un grande vascello che innesta la retromarcia, noi viviamo una fase di incertezza, dove è partito sì l’impulso, ma il suo effetto tarda a verificarsi.

Ma è anche una delle ultime chances per la Francia di riprendere il cammino di crescita e di impegnarsi durevolmente a diminuire la spesa pubblica.

La  stanchezza delle campagne elettorali, mediocri se non addirittura malsane in termini di accuse, offre una chance reale per questi progetti. Il desiderio di riprendere lo slancio della crescita può giocare favorevolmente sullo spirito della ripresa.

La ripresa politica e l’età relativamente giovane degli eletti possono ridare fiducia e speranza a questi movimenti di riforma.

Se un rischio c’è, sta nella lentezza relativa ai cambiamenti. Se la Francia capisce che deve mettersi in marcia da se stessa e non sotto il semplice effetto dei proclami, allora questo movimento può svilupparsi.

La fede cristiana crede che l’impossibile possa divenire possibile se ognuno fa la sua parte. Più grande della fede e della speranza è la carità. La ripresa può mettersi sotto questo segno generoso e audace della carità. La potenza di Dio – “dinamismo” in greco – la possiamo tradurre nelle nostre azioni.

Ciò fa sì che, ogni anno, i 400 studenti che entrano nella “Grande scuola” per un master, si entusiasmino per uno stage in ambito operaio o  in un supermercato o  nel movimento Emmaus o nei foyers dell’Arca. Alcuni di loro andranno presso gli emigrati a Parigi o nei pressi di Calais.

Ogni ripresa ci ringiovanisce e porta nuovo entusiasmo all’interno della comunità educativa dell’ESSEC (École Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales).

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