Bambini, non schiavi!

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«La tratta delle persone è un crimine contro l’umanità. Dobbiamo unire le forze per liberare le vittime e per fermare questo crimine sempre più aggressivo, che minaccia, oltre le singole persone, i valori fondanti della società e anche la sicurezza e la giustizia internazionali, oltre che l’economia, il tessuto familiare e lo stesso vivere sociale». (Papa Francesco, discorso ad un gruppo di nuovi ambasciatori in occasione della presentazione delle lettere credenziali, 12 dicembre 2013).

Per la terza volta

Promossa da Talitha Kum (la rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone), in coordinamento con il Dicastero per la vita consacrata, il Dicastero per il servizio dello sviluppo Umano Integrale, l’Accademia delle scienze vaticane, la Caritas internationalis, l’Unione internazionale delle associazioni femminili cattoliche (Wucwo) e il gruppo di lavoro contro la tratta della Commissione giustizia e pace dell’Unione internazionale delle superiore e dei superiori generali (Uisg/Usg), sarà celebrata il prossimo 8 febbraio la “Terza giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone”.

La terza edizione di questo importante evento, fortemente voluto da papa Francesco, denuncia lo scandalo di bambine, bambini e adolescenti, vittime della tratta di esseri umani e avrà come filo conduttore proprio il tema Sono bambini, non schiavi! Lo stesso tema, cioè, presente nel messaggio di Francesco per la “Giornata mondiale del migrante e del rifugiato” che si è celebrata domenica 15 gennaio 2017 (Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce).

Gravità del problema

Secondo i dati dell’ILO, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne, nel mondo ci sono 168 milioni di bambini che lavorano. Più della metà, 85 milioni, sono impie­gati in lavori pericolosi. 20 milioni di bambini sono impiegati nelle in­dustrie di abbigliamento, tappeti, giocattoli, fiam­miferi e sigarette. L’agricoltura rimane di gran lunga il principale settore che impiega lavoro mi­norile (98 milioni, che corrisponde al 59%); il pro­blema non è trascurabile neppure nei servizi (54 milioni) e nell’industria (12 milioni), la maggioranza senza contratto di lavoro. Molti bambini lavorano in aziende agricole che producono cacao, caffè, cotone, gomma naturale e altre coltivazioni.

L’Asia e il Pacifico hanno il maggior numero dei bambini che lavorano, circa 78 milioni, cioè il 9,3%. È l’Africa Sub-sahariana che presenta la maggior incidenza di bambini lavoratori con circa 59 milioni, cioè il 21% del totale. Ci sono 13 milioni di bambini lavoratori in Ame­rica Latina e nei Caraibi. Nel Medio Oriente e nel Nord Africa sono 9,2 milioni. Ogni anno, 22 mila bambini muoiono in inci­denti lavorativi. Il numero dei bambini coinvolti in conflitti ar­mati è aumentato di circa 300 mila unità negli ul­timi dieci anni. L’età media dei bambini soldato è di 14 anni. Il 40% dei bambini soldato è costituito da femmine.

Secondo l’UNICEF, nel mondo sono 2 milioni i bambini sfruttati nella prostituzione e nel mercato globalizzato del commercio sessuale. Ogni anno altri milioni di bambini in tutto il mondo sono similmente sfruttati sessualmente, nella prostituzione o della pornografia, la maggioranza ingannati e costretti a forza a questa situazione con false promesse e poca conoscenza dei rischi. Circa 1 ragazza su 10, sotto i 20 anni, ad un certo punto della sua vita, è stata obbligata ad avere relazioni sessuali o a subire altri atti sessuali contro la sua volontà.

Obiettivi della Giornata

Partirà da questi drammatici dati la “Terza giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone” che si auspica sia celebrata con impegno in tutte le comunità cristiane mercoledì 8 febbraio, memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la religiosa sudanese che, da bambina, fece la drammatica esperienza di essere ridotta in schiavitù.

Voluta da papa Francesco e lanciata per la prima volta nel 2015, la “Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone” ha l’obiettivo di creare maggiore consapevolezza del fenomeno e di far riflettere sulla situazione globale di violenza e ingiustizia che colpisce ancora tante persone, che non hanno voce, non contano, non sono nessuno: sono semplicemente schiave. Al contempo, si vuole esortare le comunità cristiane a dare risposte incisive, concrete e innovative, ai problemi drammatici che la moderna forma di tratta di esseri umani pone alla società civile e alle istituzioni, alla Chiesa e alle coscienze.

È fondamentale, da un lato, ribadire la necessità di un coinvolgimento corale perché alle persone trafficate e ridotte in schiavitù siano garantiti i diritti di libertà e dignità e perché siano stigmatizzati i comportamenti di coloro che usano e abusano della povertà e della vulnerabilità delle persone per farne oggetti di piacere o fonti di guadagno.

Come ci ha ricordato papa Francesco nel messaggio per la “Giornata mondiale del migrante e del rifugiato” 2017, il fenomeno migratorio costituisce un segno dei tempi che fa parte della storia della salvezza. Ad esso è connesso un comandamento di Dio: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nella terra d’Egitto» (Es 22,20). E nella comunità cristiana, che abbraccia «ogni nazione, razza, popolo e lingua» (Ap 7,9), nessuno è straniero e ogni persona è preziosa. Le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto quando è in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti che sono tre volte indifesi: perché minori, perché stranieri e perché inermi.

Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, nel 2015 i minori non accompagnati sbarcati in Italia sono stati 12.360, mentre nel 2016 sono stati 25.846. Proprio in quanto «minori non accompagnati», a questi ragazzi e ragazze che finiscono spesso in strada abbandonati a se stessi e preda di criminali senza scrupoli, vanno garantite protezione e difesa e vanno offerte opportunità di integrazione all’interno di progettualità non emergenziali ma durature.

«La spinta viene dalla domanda»

Dopo aver citato il famoso e inquietante passo di Mt 18,6 (Mc 9,42 e Lc 17,2) «Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare», papa Francesco – sempre nel messaggio per la “Giornata mondiale del migrante e del rifugiato” 2017 – pone una domanda stringente: «Come non pensare a questo severo monito considerando lo sfruttamento esercitato da gente senza scrupoli a danno di tante bambine e tanti bambini avviati alla prostituzione o presi nel giro della pornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati, coinvolti in traffici di droga e altre forme di delinquenza, forzati alla fuga da conflitti e persecuzioni, col rischio di ritrovarsi soli e abbandonati?».

La “Terza giornata mondiale di preghiera e di riflessione contro la tratta delle persone” può essere una preziosa occasione per interrogarsi sul “che fare”, come comunità cristiana, per contribuire, unitamente a tutte le persone di buona volontà, a prevenire e a contrastare un tale obbrobrioso crimine contro l’umanità. Non dimenticando – è ancora Francesco a ricordarcelo – che «la spinta più potente allo sfruttamento e all’abuso dei bambini viene dalla domanda. Se non si trova il modo di intervenire con maggiore rigore ed efficacia nei confronti degli approfittatori, non potranno essere fermate le molteplici forme di schiavitù di cui sono vittime i minori».

Per quanto riguarda la domanda, Eugenia Bonetti, religiosa dell’Istituto Missioni Consolata, presidente dell’associazione Slaves no more, impegnata da anni nella costruzione della rete delle religiose e dei religiosi che operano per contrastare la tratta di esseri umani e sostenere le vittime, coordinatrice dell’Ufficio «Tratta donne e minori» dell’USMI, insignita nel 2004 e nel 2007 di una duplice onorificenza da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America per la lotta contro le moderne schiavitù e nel 2013 dal Parlamento Europeo del Civi Europaeo Premium, ha recentemente affermato[1] che, se la prevenzione della schiavitù sessuale va fatta nei Paesi d’origine delle vittime, non di meno va fatta «a tappeto» là dove vi è domanda di sesso mercenario, a partire «dalla scuole e dalle parrocchie». Invece, «non si sente mai in una predica accennare a questo problema. Tutte le realtà di Chiesa devono sentirsi coinvolte in questo enorme problema. Purtroppo invece le conferenze episcopali non ne parlano mai. E questa è una cosa che deve cambiare. Serve la voce dei vescovi».


[1] Cf. “La Stampa-Vatican Insider” dell’11 gennaio 2017, intervista a cura di Francesco Peloso.

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