Greta e il futuro del pianeta

di: Maria Teresa Pontara Pederiva

Ha la stessa età dei ragazzi che da noi candidano e vengono eletti in questo periodo d’inizio anno scolastico per entrare a far parte del Consiglio dell’Istituzione, il vecchio Consiglio d’Istituto, organismo che segna la partecipazione attiva delle diverse componenti la realtà scolastica di un Istituto superiore. Salvo eccezioni, in genere di piccolo cabotaggio le loro richieste e i programmi elettorali: in testa, sempre, la riduzione del carico di lavoro e, a seguire, la soluzione dei problemi legati alla mensa scolastica, la vendita delle merendine all’intervallo, la sovrapposizione dei compiti lungo la settimana, il nodo delle giustificazioni delle assenze… fino a temi più pratici e locali, come la tettoia che nella stagione invernale dovrebbe garantire protezione a biciclette e motorini vari…

Decisamente diversa la sua, e pure ripetuta a voce ferma, di fronte ai grandi della Terra: «Salviamo il pianeta Terra!». Ma lei è Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che da quasi un anno è diventata l’emblema della lotta al cambiamento climatico e della strenua difesa della salvaguardia ambientale. In particolare attraverso le manifestazioni – che quest’anno hanno raggiunto 161 Paesi al mondo – dei FridaysforFuture –.

Ora, al di là di autentiche “demenzialità”, ascoltate e lette in casa nostra dai soliti contrari e negazionisti (ma si è mai visto uno sciopero in giorni e orario extralavorativo, tipo il sabato o la domenica?), nessuno può negare il carisma, e la determinazione, di questa ragazza che, dall’autunno scorso, si era installata di fronte al Parlamento di Stoccolma nei giorni di venerdì della campagna elettorale… per scuotere i candidati su questi temi che lassù, peraltro, sono già più avvertiti rispetto alla nostra realtà (non è un mistero che, da anni e anni, l’educazione ambientale, e relativa consapevolezza aumenti andando verso nord…).

E, in questi giorni, è andata oltre.

Il discorso ai grandi della Terra

Dopo aver viaggiato in treno in tutta Europa –, il viaggio aereo è altamente inquinante e lo ripete spesso – si è pure recata a New York via mare per partecipare alla Conferenza straordinaria indetta dal segretario ONU Guterres per verificare le decisioni degli Stati in conformità agli accordi di Parigi COP21 di 3 anni fa. E, contemporaneamente, ha indetto un’intera Settimana (dal 20 al 27 settembre) dedicata alla riflessione sul clima e sul suo cambiamento, in particolare puntando il dito sulla responsabilità degli umani. Come dire: il tempo stringe, non ci possiamo permettere ritardi di sorta.

«Mi avete rubato l’infanzia con le vostre parole vuote!»: Non sono espressioni da poco quelle pronunciate di fronte ai rappresentanti degli Stati radunati al Palazzo di Vetro, ma Greta è così e Guterres se l’è fatta sedere accanto a lui, chissà forse per aumentare la propria autorevolezza, ed è tutto dire, lui segretario generale delle Nazioni Unite.

In realtà 59 Paesi si sono nel frattempo accordati per dimezzare (ridurre del 45%) le emissioni di diossido di carbonio CO2 entro il 2030, esattamente come chiedevano gli accordi di Parigi.

«Noi ragazzi vi guardiamo. Se ci deluderete ancora, non vi perdoneremo mai!». I presenti affermano che la sua denuncia, quasi in lacrime, ha davvero commosso l’Assemblea, al punto che persino un negazionista come il presidente USA, Trump, si è sentito in dovere di intervenire il giorno successivo (e la smorfia di Greta al suo arrivo è diventata virale sui social…).

«Noi ragazzi vi guardiamo. Se ci deluderete ancora, non vi perdoneremo mai!». E ancora: «La gente soffre. La gente muore. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui potete discutere sono i soldi e le favole di un’eterna crescita economica. Come vi azzardate?».

Sono espressioni comparse nei cartelli delle tante manifestazioni che si sono svolte in centinaia di Stati nel mondo venerdì scorso. E il 27 settembre si ripeteranno, forse, in maniera ancora più ampia.

Per qualcuno è legittimo chiedersi a quali comportamenti, comodità, tipo di alimentazione, spese sono disposti a rinunciare i tanti giovani che scendono in piazza: legittimo sì, ma non esageriamo. L’importante, per ora, è la presa di coscienza del problema, del grosso problema dei cambiamenti climatici. Ciascuno, poi – vogliamo sperarlo – farà la sua parte.

«La natura è arrabbiata. E ci prendiamo in giro se pensiamo di poter prendere in giro la natura. Perché la natura si vendica sempre, e nel mondo sta colpendo con furia. C’è un costo per tutto, ma il costo più grande è non fare nulla», anche il segretario Guterres non è stato da meno. È curioso che, almeno negli Stati Uniti, sono le grandi città le più “convinte” a dover fare qualcosa (senza dimenticare interi Stati come la democratica California), mentre nelle campagne prevale ancora il negazionismo, in stile presidenziale.

E il nostro presidente del Consiglio, in un brevissimo intervento, ha dichiarato tutta la sua disponibilità ad inserire concetti come sostenibilità e rispetto dell’ambiente all’interno della nostra Costituzione (oltre a legiferare in merito).

Lo scioglimento dei ghiacciai

Tra l’altro, proprio i questi giorni si è levato un grido di allarme che mostra quanto il cambiamento climatico stia interessando anche il territorio italiano: parte dell’abitato di Courmayeur è minacciato dallo scioglimento di una buona parte del grande ghiacciaio del Monte Bianco, nello specifico il Planpincieux: sono almeno 250 mila mc di ghiaccio che si stanno letteralmente disintegrando per l’aumento della temperatura estiva e il mancato rimpiazzo delle precipitazioni invernali. Ma sulle Alpi non è il primo caso di ghiacciaio “scomparso”, a partire da quello del Careser in Trentino occidentale; anche la Marmolada ha le sue ansie.

L’esaurimento di un ghiacciaio è un’enorme perdita in termini di riserva idrica, ma anche di una grande storia in essi contenuta (vedi tutti gli studi paleoclimatici sulle carote di ghiaccio…).

Una delle informazioni più importanti è la concentrazione di CO2 negli anni. Mai nel corso degli ultimi 800 mila anni, la nostra Terra ha sperimentato una concentrazione così alta come oggi che siamo a 400 parti per milione, come accade negli ultimi 150 anni.

Più aumentano il CO2 e tutti i gas serra, più aumenta anche la temperatura nell’atmosfera. Con le misure dell’americano Keeling (iniziate nel 1958) si può vedere la crescita record dei gas serra: le curve di Keeling ancora oggi sono quelle che ci mostrano l’impatto antropico sull’esplosione dei gas serra e, di conseguenza l’urgenza di invertire la rotta.

Intanto sono arrivati a 73 i Paesi che hanno deciso di ridurre le emissioni entro il 2050, sempre come deciso a COP21.

La riduzione dell’uso dei combustibili fossili, come auspicato a Parigi, sarebbe già una strada da percorrere: pensiamoci tutti quando ci accingiamo a salire in auto, rinunciando al mezzo pubblico.

In attesa del 27 settembre, un altro dei Venerdì per il Futuro con le parole dei giovani.

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3 Commenti

  1. Claudio Bargna 1 ottobre 2019
  2. Maria Teresa Pontara Pederiva 30 settembre 2019
  3. Claudio Bargna 27 settembre 2019

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