Perseguitati e martiri

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Il 26 dicembre, giorno di santo Stefano martire, il papa ha ricordato le antiche e le nuove vittime della persecuzione: «Anche oggi la Chiesa, per rendere testimonianza alla luce e alla verità, sperimenta in diversi luoghi dure persecuzioni, fino alla suprema prova del martirio. Quanti nostri fratelli e sorelle nella fede subiscono soprusi, violenze e sono odiati a causa di Gesù! Io vi dico una cosa, i martiri di oggi sono in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli. Quando noi leggiamo la storia dei primi secoli, qui, a Roma, leggiamo tanta crudeltà con i cristiani; io vi dico: la stessa crudeltà c’è oggi, e in numero maggiore, con i cristiani. Oggi vogliamo pensare a loro che soffrono persecuzione, ed essere vicini a loro con il nostro affetto, la nostra preghiera e anche il nostro pianto».

Kill the catholics

La nuova ondata

Sono ormai decine gli appelli di papa Francesco a favore dei nuovi martiri: il 15 dicembre 2013 (intervista a La Stampa), il 26 dicembre 2013 (Angelus), il 13 gennaio 2014 (discorso ai diplomatici), in tutte le occasioni delle violenze in Nigeria, Siria, Iraq e in vari paesi nel mondo, il 26 dicembre 2015 (Angelus), il 13 luglio (intervista a La Vanguardia) ecc.

In una lettera del 6 agosto 2015 a Maroun Lahham, vescovo ausiliare di Gerusalemme e vicario per la Giordania, scrive: «Più volte ho voluto dare voce alle atroci, disumane e inspiegabili persecuzioni di chi in tale parte del mondo (Medio Oriente) – soprattutto tra i cristiani – è vittima del fanatismo e dell’intolleranza, spesso sotto gli occhi e nel silenzio di tutti. Sono i martiri di oggi, umiliati e discriminati per la loro fedeltà al Vangelo». «Possa l’opinione pubblica mondiale essere sempre più attenta, sensibile e partecipe davanti alle persecuzioni condotte nei confronti dei cristiani e, più in generale, delle minoranze religiose».

La coscienza ecclesiale era stata sollecitata in forma diretta da Benedetto XVI che, nel messaggio per la Giornata della pace del 2011, aveva scritto: «I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede».

L’opinione pubblica era ancora lontana dal percepire la nuova ondata di martiri che sembrava esaurita con la fine del comunismo in Europa. Alcune Chiese locali se ne erano fatte voce. In Germania nasce nel 2003 la Giornata di preghiera per i cristiani perseguitati e oppressi e, nello stesso anno, si avvia la memoria dei martiri il 24 marzo (morte di mons. Romero). Negli istituti di ricerca specializzati si data attorno al 2007 l’impennarsi delle nuove forme di persecuzione. Con numeri che variano molto a seconda dei criteri usati.

In una recente intervista a Radiovaticana, M. Introvigne, lo spiega così: «Mettendo insieme statistiche di almeno tre diversi centri di ricerca degli Stati Uniti e anche del mio, il Cesnur, e paragonandoli fra loro in 102 paesi del mondo, le stime variano fra i 500 e i 600 milioni di cristiani (su circa due miliardi) che non possono professare la propria fede in modo totalmente libero. Senza voler dimenticare o sminuire le sofferenze di membri di altre religioni, i cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato del mondo. Qualcuno può rimanere perplesso di fronte alle statistiche perché da qualche parte il Center for Study of Global Christianity ci dà questa cifra di 90.000, mentre altri ci parlano di alcune migliaia, altri ancora di alcune centinaia. Quando le discrepanze sono così grandi, è chiaro che si stanno contando cose diverse. Chi conta le persone messe di fronte consapevolmente alla tragica scelta “o rinneghi la tua fede o muori” ne conta ogni anno alcune centinaia. Chi ha una nozione più larga: non “candidati alla beatificazione”, ma persone che mettevano in conto che potevano essere uccise compiendo certi gesti o pratiche di fede, parla di alcune migliaia (8-10.000 ca). Se però si parla di persone che sono uccise in senso lato perché sono cristiane, allora arriviamo ai 90.000, cioè un morto ogni sei minuti».

Troppa violenza

Il 30 dicembre è stato reso noto lo Speciale Fides sugli operatori pastorali uccisi nell’anno 2016. Sono 28: 14 sacerdoti, 9 religiose, 1 seminarista, 4 laici. I continenti maggiormente interessati sono l’America (12) e l’Africa (8). Seguono l’Asia (7) e l’Europa (1).

La ragione principale di queste morti sono i contesti di violenza civile e di criminalità diffusa. È uno dei contesti più pericolosi, come accennerò dopo. L’assenza del potere statuale e la forza della criminalità più o meno organizzata si scaricano spesso su figure ecclesiali perché rappresentano il primo baluardo per la popolazione coinvolta.

Nel 2016 ci sono state anche memorie martiriali importanti. Fra queste, la morte di mons. Enrique Angelelli (1976), vescovo di La Roja (Argentina) e grande difensore dei poveri; mons. Christophe Munzihirwa (1996), vescovo di Bukavu (Congo) e custode dei profughi provenienti dal vicino Rwanda; i sette monaci di Tibhirine (Algeria, 1996); don Andrea Santoro (Turchia, 2006). Fra i martiri formalmente beatificati o canonizzati nell’anno scorso: lo statunitense p. S. Rother, ucciso in Guatemala nel 1981; p. E. Ramin, comboniano, ucciso in Brasile nel 1985; p. F. Palliola, ucciso nelle Filippine nel 1648; 17 martiri laosiani, fra cui l’italiano M. Borzaga (1960).

Tra fine dicembre e inizi gennaio si attendono il rapporto Open Doors e Chiesa che soffre, oltre a quello del Dipartimento di Stato americano, della Commissione dei diritti umani dell’ONU, e a voci ecumeniche (come il rapporto del 2013 delle Chiese tedesche) o di organismi nazionali (come la Caritas italiana nel 2015).

Al di là dei diversi criteri di lettura, per quanto riguarda le persecuzioni anti-cattoliche e anti-cristiane la piattaforma condivisa è quella di collocarle entro la crescita inquietante della violenza e delle guerre (nuove e vecchie). Nel 2014 si contavano 424 conflitti di varia intensità nel mondo.

In secondo luogo, la denuncia riguarda tutte le religioni e tutte le minoranze religiose, non solo quelle cristiane. In nome dei diritti umani sottoscritti nelle dichiarazioni dell’ONU.

Il meccanismo principale di persecuzione è il fondamentalismo islamico che è attivo nel 70% dei casi. Ma ci sono diverse altre cause come i fondamentalismi di altre religioni (induismo o buddhismo), i regimi politici totalitari o autoritari, la corruzione, la violenza civile, la totale disgregazione di alcuni Stati. Il tribalismo esclusivo, il laicismo intollerante, i poteri abusivi, il confessionalismo rigido contribuiscono ad aggravare il clima. L’area più pericolosa, oltre al Medio Oriente, sembra essere diventata l’Africa.

La maggiore esposizione dei cristiani è dovuta al fatto di essere minoranza, di non avere ormai un “territorio” garantito (non lo sono più i Paesi occidentali) e di essere presenti maggiormente al Sud del mondo. «Il mondo odia i cristiani – ha sottolineato papa Francesco nell’intervento del 26 dicembre – per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvagie».

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