Povertà: Una foto in bianco e nero

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In questo periodo dell’anno Oxfam presenta ai potenti riuniti a Davos, la foto di una umanità spaccata in due. È una fotografia in bianco e nero senza sfumature: l’1% più ricco detiene oltre il doppio della ricchezza posseduta da quasi 7 miliardi di persone. Non si tratta più di sapere e approfondire quei numeri per alimentare in noi una sana indignazione. Si tratta di gridare la nostra rabbia contro un sistema che uccide e umilia ogni giorno milioni di persone e, al tempo stesso, di rivisitare i nostri stili di vita, di sporcarci le mani con «chi soffre perché “scartato” rendendolo libero e protagonista della propria vita».

sistema che uccide

Povertà: Una foto in bianco e nero (Foto: Oliviero Bettinelli)

La povertà prende forma nella disuguaglianza e nell’iniquità, tutte e due frutto di una visione politica ed economica voluta e precisa. La povertà non è una calamità naturale inevitabile. È una scelta imposta. Scellerata e disumana, ma è una scelta. Fatta da pochi che negano la speranza e la dignità a molti. In questo periodo dell’anno il rapporto di Oxfam presenta, agli uomini potenti che si riuniscono a Davos per disegnare le loro strategie sul futuro del mondo, la fotografia di una umanità spaccata in due invitando noi a guardarla con occhi attenti.

È una fotografia in bianco e nero senza sfumature e con toni forti e netti. Solo per cominciare. Nel mondo nel quale viviamo l’1 per cento più ricco detiene oltre il doppio della ricchezza posseduta da quasi 7 miliardi di persone. Sempre nel nostro mondo 2.153 miliardari detengono più ricchezza di 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione globale. In Italia la ricchezza posseduta dall’1% dei cittadini supera la ricchezza del 70% più povero del paese.

I numeri del dossier di Oxfam, sono dettagliati e mettono in evidenza l’iniquo rapporto tra uomini e donne, la mancanza di opportunità per i giovani, il persistente aumento delle povertà estreme; numeri che a cascata ne producono altri drammatici, rispetto alla tutela dei diritti, alla cura della salute, alla dignità del lavoro, all’istruzione e alla stessa sopravvivenza. Un sistema che si abbarbica nelle sue roccaforti per continuare a produrre queste fratture insanabili e che si arma, per giustificarsi, di slogan menzogneri e di visioni strumentali che manipolano la realtà. Quello che invece capita davvero è che tutto questo devasta la coesione sociale, la comunione tra le persone, la visione dell’uomo come artefice della creazione e riduce la vita soprattutto di chi è più debole, ad azione sacrificale nei confronti un sistema iniquo e senza futuro.

Viviamo ormai come normale il paradosso di mercati finanziari e di ogni forma di globalizzazione selvaggia che, liberi di agire indisturbati e senza regole, condizionano la vita di miliardi di persone mentre riteniamo illegale il movimento delle persone che vogliono liberarsi da questa morsa. Siamo artefici e creatori di un sistema che alimenta la morte fisica e spirituale di ogni essere vivente che non sia funzionale al suo rafforzamento e alla sua stabilità.

Noi, che cerchiamo con fatica e con la nostra pochezza, di essere compagni di viaggio di persone fragili che cercano speranza, dobbiamo con lucidità denunciare che le guerre, il saccheggio della nostra terra, il disprezzo della vita delle persone, la povertà strutturale di interi continenti rappresentano il segno inequivocabile di un sistema economico e sociale che mira a garantire che i ricchi e i potenti lo siano sempre di più mentre condanna chi è povero e fragile ad essere e a rimanere un misero strumento da asservire a questa ricchezza.

Non sentiamo la curiosità di sapere e approfondire numeri in grado scandalizzarci o di alimentare in noi una sana indignazione. Sarebbe troppo poco e non molto credibile. Si tratta invece di considerare cosa possiamo fare perché questo processo si possa invertire. L’enciclica Laudato si’ di papa Francesco ci indica una strada. Complicata e difficile ma che non prevede alcuna scorciatoia. Passa per la rivisitazione dei nostri stili di vita, dalla consapevolezza che dobbiamo vivere una costante attenzione e vicinanza a chi soffre perché “scartato”, rendendolo libero e protagonista della propria esistenza. Non dobbiamo semplicemente sopperire alle conseguenze di un sistema nefasto; dobbiamo dare testimonianza, voce e speranza perché questo sistema inverta le sue certezze e con costanza e fiducia possa diventare un servizio alla vita e non un despota che la opprime.

Pubblicato sul sito del Comune di Roma il 21 gennaio 2020.

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