Testimonianze sulla Siria

di: Markus Schwarz (a cura)

La formazione dei giovani in Siria è omogenea, uguale per tutti, mono-tematica. È stata e tuttora rimane una sola. A scuola si canta e si partecipa a eventi nei quali si elogia il partito della nazione: un unico partito. Ci sono altri partiti ma solo come denominazione, in realtà non esistono.

Il partito unico

Questo partito unico (Ba’th) decide come educare e formare: si mette la divisa e si canta – perché qualcuno dice che così si deve fare – per elogiare il presidente e il partito. Nelle scuole medie e superiori si veniva vestiti con una divisa militare, ed erano previste lezioni settimanali di educazione militare. La presenza della politica e del partito si manifesta fin da subito nella vita in Siria, sin dalla culla e la prima infanzia.

Testimonianze sulla SiriaIl partito Ba’th, fondato a Damasco da Michel Aflaq (siriano cristiano), Salah al-Din al-Bitar (musulmano sunnita) e Zaki al-Arsuzi (ateo) si divulga in molti Paesi, in particolare in Iraq, Yemen e Giordania.

In Siria il partito ha preso il potere nel 1963. Nel 1970 Assad padre, attraverso un colpo di stato militare quando era ministro della difesa, sale al potere. Subito dà vita ai quattro organismi fondamentali dei servizi segreti siriani.

In quel periodo i colpi di stato erano frequenti. Quest’ultimo ha posto fine alla serie. Assad è rimasto al potere sino alla sua morte e ha passato il potere al figlio: né l’uno né l’altro sono stati eletti.

Quando si parla del regime si parla di questo sistema. Sistema che ha dei lati positivi che non si possono negare, ma pur sempre fortemente ideologico. Il regime stesso ha avuto momenti di auto-critica interna; ma chi critica dal popolo è classificato come un traditore della nazione. La critica non è considerata positiva o produttiva; ma è vista come qualcosa di estremamente negativo.

Anche all’università e in tutti gli ambienti culturali la presenza del partito è molto forte. Ci sono persone culturalmente straordinarie nel partito. Ma il sistema rimane comunque «militare», gerarchico-militare.

Un regime che perpetua se stesso

I servizi segreti hanno un potere forte. L’intellettuale conta poco. Il sistema è talmente gerarchico da non consentire alcuna trasformazione. Cadrebbe sotto il suo peso. Ancora oggi è così. Non è tanto questione di una persona, se il presidente sia buono o cattivo. Da alcuni è considerato buono, da altri meno buono.

Si può correggere il sistema? Si può dare voce all’opposizione? La risposta del sistema è no! Non si può criticare il sistema in quanto tale. Ci sono argomenti che non possono essere assolutamente discussi.

Con i famigliari e gli amici che vivono in Siria al telefono non si può esplicitamente parlare di politica. Per diverse ragioni. Loro stessi, che vivono là, non sanno bene come stanno le cose; hanno però una conoscenza di prima mano della realtà quotidiana. Ma si tratta di cose diverse. Una cosa è la politica, che evidentemente determina una realtà; altra cosa è la realtà del vissuto di tutti i giorni.

Turchia-Siria-Curdi

Se guardiamo alle fonti europee, è chiara la condanna alla Turchia. Non viene però trasmessa l’altra opinione, ovvero quella turca, oppure anche quella americana. Evidentemente gli americani si sono messi d’accordo con i turchi. Non può essere che gli americani abbiano deciso di ritirarsi per lasciare il vuoto. Hanno lasciato le cose in mano ai turchi.

Anche questo intervento, come altri delle grandi potenze, è stato deciso a tavoli in cui non c’era neppure un siriano. È stato evidentemente stabilito che la Turchia ottenesse questa zona, con la Russia a garante del controllo della situazione e concedendo all’Iran di rimanere comunque una potenza nell’area.

I curdi hanno una loro cultura. Ci sono curdi musulmani, ebrei, cristiani ed Ezidi. Hanno una cultura e diverse appartenenze religiose. Si distinguono per due principali indirizzi. Il primo è determinato dai curdi che si sentono siriani: parlano il siriano, vivono come tutti i siriani, sono totalmente siriani. Una parte numericamente minoritaria, ma senz’altro significativa, dei curdi rifiuta questo. Vuole parlare solo ed esclusivamente la propria lingua. Vuole l’indipendenza totale.

Per la Turchia – e non solo – è una parte fatta da terroristi. I curdi separatisti vorrebbero lo stato del Kurdistan, con una parte di Siria, di Turchia e di Iraq. Sono stati sostenuti dagli americani e da Trump in particolare in questa guerra: sono stati utilizzati contro l’Isis. Quando viene meno un appoggio di tipo militare, facilmente i gruppi armati continuano a usare le armi. Ora i curdi si sentono traditi. A loro volta i turchi si sono sentiti traditi quando gli americani hanno appoggiato militarmente i curdi. Ma gli interessi in gioco sono sempre più grandi dei soli interessi locali.

Testimonianze sulla Siria

In Siria da quando è iniziata la guerra ci sono opinioni diverse. C’è una opinione del governo siriano, ma il popolo siriano non può parlare. Il governo non tollera interventi in territorio siriano: quindi, per il governo, c’è un’invasione turca in atto. Così come è stata – per il governo siriano – un’invasione militare quella americana. Mentre lo stesso governo giustifica la presenza russa e iraniana perché richiesta dal governo stesso.

In Occidente c’è sempre la paura di avere, da una parte, gli ottomani e, dall’altra, i persiani. In Turchia si vuole ricostruire l’impero ottomano. In Iran si vuole ricostruire l’impero persiano. Ma quelli che non contano nulla sono i popoli interessati, al di là di chi abbia ragione o meno.

Il popolo siriano

I siriani non hanno potuto essere protagonisti delle decisioni che li riguardano: non si è mai potuto votare veramente (se non un unico candidato); non è possibile decidere del proprio futuro. È questo il grande nodo del popolo siriano. Pare che i poteri mondiali non vogliano che ci sia una democrazia in Siria, così come in altri paesi. La parola «democrazia» ormai è passata di moda. Non se ne parla più. Le grandi potenze non la vogliono in Siria, si vuole che la Siria sia comandata in maniera autoritaria come accade da cinquant’anni a questa parte.

In occidente si studia che sono i popoli a decidere; proviamo a chiederci che cosa è successo con le cosiddette «primavere arabe»? In Egitto abbiamo visto che cosa è successo, in Siria lo stiamo vedendo. In Libia non ne parliamo. L’onda di volontà del popolo è stata rubata: da una parte, da estremisti che si sono infiltrati da tutto il mondo; dall’altra parte, dai poteri mondiali che vogliono semplicemente l’autorità e la stabilità di chi comanda in questi paesi.

Stabilità che serve per ottenere le risorse e coltivare interessi economici. I siriani di oggi hanno capito bene. Ma questo non viene detto. La realtà viene nascosta, oscurata.

Il potere e le paure dell’Occidente 

Quando è stato nominato presidente, nel 2000, Assad ha provato ad aprire a dei confronti interni. Quella che è stata chiamata la «primavera di Damasco»; è durata sette mesi. Subito dopo però i servizi segreti hanno arrestato tutti quelli che dal popolo avevano parlato. Il vicepresidente di Assad disse in quei giorni: «non vogliamo che la Siria diventi come l’Algeria». Da quel momento il popolo non è stato più considerato. Regimi di questo genere contano sul fatto che, in caso di una loro caduta, si aprirebbe la strada agli estremisti. Come Hamas in Palestina; come in Algeria dove hanno vinto i radicali; come in Egitto con i Fratelli Musulmani; e così via. E ora qualcosa di simile abbiamo in Turchia.

Questi regimi possono dunque dire alle potenze mondiali: «guardate, se non ci siamo noi a controllare la situazione, questi cattivi vanno al potere». Se si lasciasse però tempo al popolo di esprimersi, qualcosa potrebbe cambiare; ma questo è stato proprio ciò che non si è concesso. Nei paesi arabi ora ci sono sostanzialmente due partiti: quello del potere e il partito «religioso». Non ci sono alternative. Se si lasciasse lo spazio ad altre opinioni politiche, qualcosa cambierebbe; mentre invece il popolo non ha possibilità di esprimersi e questo genera grandi insoddisfazioni.

La Siria, un crogiuolo di culture

È nota la capacità storica della Siria di dare spazio alle culture. Tante le culture religiose – ebraica, cristiana, musulmana e altre – sono state accolte in Siria. Le prime comunità cristiane, cominciando da Paolo, sono in Siria. La regione (romana) della Siria comprendeva allora Palestina, Giordania, parte della Siria, parte dell’Iraq e della Turchia attuali. Tutta questa storia ha fatto un popolo. La Siria ha offerto fiumi, terreno fertile, la possibilità di stare bene, di pensare e di sviluppare cultura. La Siria ha accolto ogni tipo di cultura e di pensiero religioso.

Oltre a quella locale, la prima religione accolta è stata quella ebraica. Tanti siriani erano ebrei. Ve ne sono ancora alcuni, anche se la presenza è oramai ridottissima. La loro presenza, anche così minoritaria e quasi invisibile, è però una buona cosa per il paese. Molti sono stati costretti ad andare via. Poi vi è stato il cristianesimo. Molti profughi siriani oggi sono cristiani. La percentuale dei cristiani si era già abbassata prima della guerra: tutte le minoranze rappresentavano circa il 31% della popolazione (per circa 1/3 erano cristiani delle varie Chiese). Ora la percentuale è più bassa.

Testimonianze sulla siria

La presenza cristiana era distribuita in tutto il paese, anche nella zona popolata dai curdi. La nostra storia ha accolto poi i musulmani. La maggioranza del paese è oggi musulmano sunnita – intorno al 69% circa dell’intera popolazione. Ci sono però poi anche le minoranze musulmane. Gli sciiti e gli ismailiti sono circa il 2%. Ci sono anche gli alawiti che sono una minoranza considerevole (16%); infine, i drusi che sono circa il 3% della popolazione musulmana.

Gli stessi sunniti si differenziano. Ci sono diverse fasce tra i sunniti. Alcuni non praticano la religione, altri praticano in modo moderato; altri ancora hanno pratiche frequenti; infine, vi sono coloro che potremmo chiamare i fedeli rappresentanti di un islam sunnita conservatore.

Un governo dalla minoranza islamica

Gli alawiti, dai quali proviene Assad, sono filo-sciiti. Nella guerra tra Iraq e Iran tutto il mondo arabo era a favore dell’Iraq con l’eccezione della Siria che era a favore dell’Iran.  Gli iraniani hanno comunque conservato la loro presenza in diversi paesi arabi. Ad esempio in Libano, dove c’è uno stato e, accanto ad esso, un altro potere in grado di determinare guerre con Israele: Hezbollah.

In Iraq, dopo Saddam, è aumentato il potere sciita; e nello Yemen è presente una corrente filoiraniana. Per cui oggi in Iran si parla di cinque capitali dell’Islam sciita: Beirut, Damasco, Bagdag, Sana’a e ovviamente Teheran. Dall’altra parte, abbiamo l’Arabia Saudita che contrasta in ogni modo questa presenza. I sauditi cercano di aggregare tutto il mondo sunnita contro l’Iran, insieme con gli alleati dell’islam sunnita (gli Stati Uniti in primo luogo, ma non solo loro).

Gli stessi sunniti sono divisi almeno in due gruppi: ci sono i sunniti che non vogliono il partito radicale dei Fratelli Musulmani, come in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi e in Egitto; questi paesi hanno preso una direzione molto chiara alleandosi con gli Stati Uniti e trovando un accordo con Israele, contro l’Iran. Dall’altra parte, ci sono i sunniti schierati con i Fratelli Musulmani – prevalentemente in Turchia e in Qatar. Ancora una volta: i popoli in tutto questo non contano.

Si sente spesso la definizione di Assad quale figura «meno peggio» nella situazione attuale. Il partito Ba’th, all’inizio, è stato accolto molto bene dalla gente. Sicuramente ha avuto anche lati positivi, soprattutto per le minoranze. La volontà positiva del partito è stata di unire il tessuto sociale del paese.

Testimonianze sulla SiriaMa il paese è sempre stato di per sé unito. Moschee e chiese sono state costruite le une accanto alle altre da migliaia di anni fa. Questo è dovuto all’indole del popolo siriano. Non al partito.

Il fatto più negativo è che sia il partito sia il presidente sono oggi indiscutibili. Il presidente è intoccabile. Questo ha favorito gli estremismi.

La propaganda si è accentuata da quando è aumentata la possibilità di accedere a fonti di informazione alternative. L’islam è divenuto più radicale in Siria come conseguenza dell’atteggiamento «laico», ma impositivo e autoritario, del regime.

Cristianesimo

Assad ha lasciato spazi religiosi a tutte le minoranze. Certo, essere cristiani e trovarsi in un villaggio quando arrivano gli estremisti stranieri vuol dire invocare la protezione del presidente, e solo del presidente. In Siria abbiamo figure luminose di fede cristiana: come padre Franz, come padre Dall’Oglio. Sono stati cristiani critici col regime. Hanno avuto la capacità di vedere e di andare al di là delle apparenze.

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