Carlo Caffarra: vescovo e maestro

di:
Caffarra, esequie
Omelia nelle esequie

Care Anna Maria e Norma, sorelle del Cardinale, nipoti e parenti tutti,
care Lia e Luisa e quanti lo avete accompagnato per tanti anni, in questi ultimi il seminario e le suore minime,
cari rappresentanti dell’Istituto Giovanni Paolo II e cari fratelli tutti di Ferrara e Bologna.

«Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi», dice Gesù ai suoi discepoli. Il Signore ci fa conoscere il desiderio di Dio, che risponde al vero desiderio che abbiamo scritto dentro di noi e che è sempre, e per tutti, quello di pienezza, di senso, di futuro, insomma di amore che non finisce. Il Verbo si è fatto carne proprio per aprire agli uomini del mondo la via del cielo perché, come scrive Sant’Agostino, «Egli sarà il fine di tutti i nostri desideri, contemplato senza fine, amato senza fastidio, lodato senza stanchezza» (De civitate Dei 22,30. 1). Il Cardinale al termine del suo servizio episcopale pregò così: «Guidami in questi anni che mi restano perché incontri nel momento della morte il volto festivo del tuo Figlio: Lui che ho sempre desiderato, Lui che ho sempre amato». Oggi il nostro caro Cardinale Migravit in sideribus e contempla quel volto festivo, cioè gioioso, risorto, luce piena, che ha desiderato. Lo salutiamo inaspettatamente, con l’amarezza di tanti discorsi interrotti e con una presenza che viene a mancare, importante per la Chiesa tutta e per la nostra città.

Siamo quasi alla conclusione del nostro Congresso Eucaristico, che ci permette di mettere al centro solo Lui, desiderio che risponde ai desideri. E’ adesso dall’altro lato di questa mensa che unisce terra e cielo. Diceva: «L’Eucaristia è un anticipo della risurrezione a cui siamo destinati». L’ha celebrata sempre con devozione intensa, quasi estraniandosi fisicamente per immergersi nella grandezza dell’orizzonte salvifico, con un trasporto personale di abbandono, di ascolto, di intimità con Colui che è stato il centro di tutta la sua vita. Ancora prima di entrare in seminario con decisione fermissima, con la stessa forza di volontà che ha poi rivelato dopo, fu lui a scegliere quando ricevere la prima comunione, mettendosi in fila e ottenendo, nonostante l’età ancora non prevista, il Corpo di Cristo. Il suo parroco, con una certa chiaroveggenza, disse ai familiari, preoccupati per l’accaduto, che non aveva mai visto una prima comunione così intensa! «L’Eucarestia è unione. Dio non è più soltanto di fronte a noi. Egli è in noi e noi siamo in Lui. La dinamica del suo amore ci penetra e ci possiede. Questo altare vuole essere come un “fuoco” che entra nella nostra città – nelle sue vie, nelle sue case, nei palazzi del potere politico ed economico – perché il servizio all’uomo diventi la sua misura dominante», disse Caffarra proprio in occasione del nostro Congresso Eucaristico di dieci anni or sono.

Frutto dell’Eucarestia è l’unione dei fratelli. È per questa che intercede Gesù nella sua preghiera testamento ed è affidata a noi. Il Cardinale ha amato e servito l’unità della chiesa, con intelligenza e fermezza e allo stesso tempo con tanta delicatezza e profonda vicinanza umana ad ogni persona, con ironia sempre colta e misurata. Tutti lo ricordiamo come un uomo affettuoso, sensibile, sincero, come mi disse parlando di lui papa Francesco, con i tratti di timidezza. In tempi di narcisismo protagonista e di esibizione di sé la riservatezza del Cardinale è una ricchezza che aiuta a andare oltre le apparenze e a cercare la profondità interiore in ogni incontro e nel sensibilissimo relazionarsi degli uomini.

Non voleva essere affatto confuso con interpretazioni e posizionamenti preconcetti che, al contrario, indeboliscono l’unità. Il suo era un amore indiscusso ed obbediente per Cristo e per la Chiesa e alcune interpretazioni strumentali o divisive lo amareggiavano profondamente. Ha voluto che la Chiesa indichi e predichi la Verità di Cristo senza accomodamenti e opportunismi «non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio che prova i cuori» [1Ts 2,4b], con una chiarezza che ha ottenuto il rispetto anche di quanti avevano sensibilità e convinzioni diverse. In questi giorni molti che in passato ebbero posizioni differenti dalle sue, hanno sottolineato proprio la sua integrità e chiarezza e l’importanza di avere un interlocutore così. Qualcuno ha scritto che era come un padre severo che prima o poi tutti rimpiangono, un «poi» che arriva sempre troppo tardi.

Aveva imparato a conoscere ed amare Gesù nutrito dalla fede forte dei suoi genitori e con la sua famiglia, alla quale era intimamente legato. Ricordo, conoscendo il suo dolore per la scomparsa tragica, anche l’amata sorella Lucia. La sua è la terra di Peppone e don Camillo, Samboseto di Busseto. Guareschi era una delle sue passioni – lo aveva sul comodino – anche perché il Cardinale era capace di unire riflessione teologica e morale con tanta conoscenza letteraria, storica e anche musicale. Lo immagino nella preghiera parlare con Gesù proprio come faceva don Camillo che si rivolgeva appassionato e con immediatezza al crocifisso e ne ascoltava poi i richiami a volte bonari a volte forti che lo invitavano sempre alla misericordia. E proprio questa era il suo stemma e il suo motto: Sola misericordia tua, con Gesù che sembra accorrere per stringere quelle mani tese verso di lui dell’uomo che cerca salvezza. Sola misericordia tua è la verità.

Ringraziamo di cuore il Cardinale per come ha vissuto i suoi tre amori – i sacerdoti, le famiglie, i giovani – e come ha coinvolto tanti per questi. Ogni amore, poi, è anche motivo di qualche sofferenza, ma è sempre pieno di frutti, anche se a volte non li riusciamo a vedere come vorremmo. Grazie per l’insegnamento e per l’Istituto Giovanni Paolo II, per la difesa della famiglia, per i tanti contributi mai scontati, sempre capaci di interrogare la coscienza perché frutto di ricerca vigile e inquieta. Grazie perché maestro che non legava gli allievi a sé o alle proprie idee, ma come «padre nel cuore» li aiutava a guardare insieme ad una Verità più grande, da amare, ricercare e onorare senza calcoli umani, compiacenze, false indulgenze o riserve. Grazie per la cristallina chiarezza con la quale conduceva le sue lezioni, insegnando sempre che tutto ha origine nell’incontro con Cristo.  Grazie per il servizio pastorale e la paternità nelle chiese di Ferrara e Bologna, comunità che ha amato e conosciuto attentamente, con le tante visite e la sempre pronta disponibilità, in maniera personale e diretta, non a distanza (le girava in bicicletta finché gli è stato permesso!).

Poteva non essere facile per un uomo di studio unire questo con la pastorale. Qualcuno ricordava che quando lasciò l’Istituto Giovanni Paolo II, da lui fondato e frutto di tanta passione sua e di San Giovanni Paolo II, disse che lo faceva solo in spirito di obbedienza e che soffriva profondamente perché sapeva di perdere una parte di sé. In realtà lo studio nasceva dalla pastorale concreta, come quello per la famiglia che era motivato dall’ascolto di tante situazioni personali e dalla sua paternità su tanti ragazzi. Il suo servizio pastorale fu d’altra parte sempre così pieno di tanta sapienza teologica. Ha amato Bologna e la sua Chiesa e la città, con passione e dedizione, senza riserve, fino allo sfinimento fisico. Silenziosamente, ma con tanta predilezione, ha amato i poveri, che aiutava e difendeva. Sola misericordia tua. Un cittadino mi ha fatto avere un ringraziamento che sento interpretare tanti: «Grazie eminenza, riposi in pace. E grazie per avere pregato anche per me».

Grazie per gli infiniti legami di amicizia, coltivati sempre con profondità e intelligenza evangelica, da don Giussani a don Divo Barsotti ed ai tantissimi con i quali ha voluto rafforzarsi nel Signore e nel vigore della sua potenza, combattendo la battaglia mai contro gli erranti, ma contro gli spiriti del male, afferrando lo scudo della fede, prendendo l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio. Grazie per il suo servizio alla chiesa universale nei vari dicasteri della Santa Sede, in particolare per la collaborazione lunga e ricca con Papa Benedetto XVI.

Tempus resolutionis meae instat.  È giunto il tempo di sciogliere le vele (2Tm 4,6). Il Cardinale aveva due immagini per descrivere questo momento finale di verità piena. La prima è la vita come una sorte di parete di una piramide che scaliamo e soltanto quando si arriva in cima possiamo vedere le altre facce della piramide. L’altra la indicò in occasione dei funerali del Cardinale Biffi, parlando della confusa vicenda umana come un ricamo. La parte inversa è una gran confusione di fili; la parte retta è un disegno intelligibile. Adesso vede. In realtà ci ha sempre aiutato a cercarla, a vederla e a difenderla, perché non venga strappata da chi vuole dividerla. Il suo ricordo ci aiuterà a salire il nostro lato della piramide.

La sua morte invita noi, che raccogliamo dove non abbiamo seminato, a scegliere di seminare tanto, perché altri possano raccogliere a loro volta dopo di noi.

Eminenza, la affidiamo alla Vergine di san Luca, che tanto ha amato. Continui a pregare per noi, a pregare per la Chiesa e per la sua unità intorno a chi la presiede nella comunione, per i suoi tre amori. Cercheremo noi di amarli con ancora più convinzione e intelligenza, incoraggiati dal suo esempio.

Sola misericordia tua.


Nota biografica

(dal sito della Chiesa di Bologna)

Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna

Nato il primo giugno 1938 a Samboseto di Busseto, in provincia di Parma, Carlo Caffarra frequenta il seminario vescovile di Fidenza ed è ordinato sacerdote da mons. G. Bosetti, il 2 luglio 1961, a Samboseto. Prosegue gli studi a Roma dove consegue il dottorato in Diritto canonico presso la Pontificia università gregoriana, con una tesi sulla finalità del matrimonio, e il diploma di specializzazione in Teologia morale presso la Pontificia accademia alfonsiana.

Insegna per qualche anno Teologia morale presso il seminario di Parma e Fidenza; poi Teologia morale fondamentale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano e al Dipartimento di scienze religiose dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, istituito in quegli anni dal Rettore Lazzati.

Negli anni Settanta inizia ad approfondire i temi del matrimonio, della famiglia e della procreazione umana. Insegna, quindi, Etica medica presso la Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma e nell’agosto 1974 è nominato membro della Commissione teologica internazionale da Paolo VI, incarico che mantiene per dieci anni.

Nel 1980 Giovanni Paolo II lo nomina esperto al Sinodo dei vescovi sul matrimonio e la famiglia, e nel gennaio del 1981 gli conferisce il mandato di fondare e presiedere il Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi sul matrimonio e la famiglia, dove tiene il corso di Etica della procreazione e i seminari di Etica generale e di bioetica.

Nel 1983, per un quinquennio, è consultore della Congregazione per la dottrina della fede; inoltre è chiamato a far parte della Commissione di studio per l’ingegneria genetica, istituita ad actum presso il Ministero della sanità. Contemporaneamente tiene corsi e lezioni in diversi atenei stranieri: l’Università Mistral e l’Università cattolica di Santiago del Cile; l’Università di Bamberg; l’Università di Sidney; l’Università di Navarra, Pamplona e Complutense; l’Università di Madrid.

A Washington D.C., nel 1988, fonda la prima Sezione extra-urbana del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi sul matrimonio e la famiglia, cui seguono la sezione messicana e la sezione spagnola, dove tiene regolari corsi accademici. Riceve, inoltre, il dottorato honoris causa in Lettere cristiane dalla Franciscan University di Steubenville (Ohio).

Consacrato vescovo nel Duomo di Fidenza il 21 ottobre 1995 per le mani del cardinale Giacomo Biffi, in quell’anno inizia l’attività pastorale nell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio. Il 16 dicembre 2003 è chiamato a reggere l’arcidiocesi di Bologna, in sostituzione del cardinale Giacomo Biffi ritiratosi per raggiunti limiti d’età. Si insedia nella sua nuova sede il 15 febbraio 2004.

Insignito del titolo di “Prelato d’onore di sua santità”, conferitogli da Giovanni Paolo II, è stato presidente della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna, membro della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, membro del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, membro del Comitato di presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia, membro della Pontificia accademia per la vita, moderatore del Tribunale flaminio per le cause matrimoniali e gran cancelliere della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna.

È stato creato e pubblicato cardinale di santa romana Chiesa nel concistoro del 24 marzo 2006, e gli è stato assegnato il titolo presbiterale di San Giovanni Battista dei fiorentini.

È morto il 6 settembre 2017 e la città di Bologna gli ha dato l’ultimo saluto oggi, 9 settembre.

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