Da Nizza paura per le religioni

di: Hugues Derycke

A distanza di una settimana, l’attentato di Nizza sulla Promenade des Anglais, che ha fatto più di 80 morti e numerosi feriti, rivela le sue motivazioni e apre dibattiti molto complessi.

Le motivazioni del terrorista e il fatto che l’attentato sia stato rivendicato credibilmente dal Daesh lasciano pensare che la Francia si trovi di fronte a un atto terrorista di un livello più simile a quello di Orlando negli USA che a quello del 13 novembre scorso. Si tratta di un atto isolato che unisce una rivendicazione esplicita e un’opportunità, quella di un personaggio dai molti volti che per tanti aspetti esprime un esplicito rifiuto di un certo stile di vita con la sua condotta in ambito sessuale, con le sue abitudini, con l’assenza di una pratica religiosa. È il gesto di uno squilibrato che “nobilita” il proprio suicidio rivestendolo di motivazioni politiche? È quanto meno un indice terribile dell’efficacia degli appelli lanciati dal Daesh a commettere attentati isolati e votarsi individualmente al martirio. In questo senso si può comprendere l’inquietudine dei francesi per questa minaccia diffusa che può indurre il passaggio all’azione di quanti, in circostanze diverse, sarebbero stati trattati da squilibrati.

Una settimana dopo, è giocoforza constatare che le reazioni politiche e nell’opinione pubblica sono sensibilmente differenti da quelle prevalenti al tempo degli attentati del 13 novembre o di febbraio.

Stanchezza, rilassamento, inizio del periodo di vacanze non possono da soli spiegare questa differenza di toni. Si può evocare l’avvicinarsi dell’avvio della campagna elettorale per le presidenziali, con la necessità di marcare la differenza fra destra e sinistra. E, nella destra, fra candidati e più ancora in riferimento agli appelli del Fronte nazionale. In ogni caso si alimenta un sentimento di paura. Questo senso di insicurezza viene strumentalizzato da interessi politici. Non è più il tempo dell’unità nazionale.

Prima di andare oltre nell’analisi, è necessario menzionare le vittime, turisti stranieri e francesi che sono morti, feriti, le cui famiglie sono devastate. Altrettanto gli spettatori, le almeno 3.000 persone testimoni dell’attentato, colpite dalla paura scatenata dalla prossimità dell’evento e dunque della morte. «Sarebbe potuto toccare a me, o ai miei figli, ai miei parenti o amici». In questo senso, anche se Daesh avesse rivendicato a sé un attentato discutibilmente riconducibile all’organizzazione, ha comunque incassato con successo la diffusione di paura e insicurezza.

Alcuni invocano un passo ulteriore verso una Francia secolarizzata: «Nessun segno religioso nello spazio pubblico» … «Tutto l’islam è veicolo di ambiguità e violenza» … «Ogni musulmano può costituire una minaccia anonima» … e infine «chiunque dichiari un’appartenenza religiosa è ancora immerso in un arcaismo che genera violenza anziché convivenza pacifica» …

Ci vorrà coraggio domani per dire che Daesh non è l’islam, che i musulmani di Francia sono esseri umani come ciascuno di noi, che le religioni vogliono la pace, che Francesco celebrerà in autunno il trentesimo anniversario dell’incontro di Assisi nel quale Giovanni Paolo II ha invitato tutte le religioni e le scuole spirituali a pregare per la pace. Si vocifera di un viaggio di papa Francesco in Francia nel 2018, a Marsiglia, l’altra metropoli della regione di Nizza, oggi in lutto. Sì, la Francia ha bisogno di comprendere che il dialogo fra le religioni è necessario e che esso è sorgente di pace e di unità per il genere umano.

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