A 50 anni dalla Legge sull’aborto

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Giornata per la vita

In occasione dei 50 anni dall’approvazione della Legge sull’aborto (Abortion Act) nel Regno Unito (27 ottobre 1967), i vescovi cattolici di Inghilterra, Galles e Scozia hanno pubblicato una dichiarazione congiunta (qui nell’originale inglese), lo scorso 23 ottobre. Nel testo della dichiarazione, che si rivolge ai cattolici dei rispettivi paesi, ma anche a tutti coloro che s’impegnano a diversi livelli nella difesa della dignità della vita umana, i vescovi esortano a proseguire sul piano politico tutti gli sforzi e le iniziative intese a modificare la forma attuale della legge approvata 50 anni fa. La riprendiamo nella traduzione curata da Silvia Bertozzi.

Questa dichiarazione, pubblicata dai vescovi cattolici di Inghilterra, Galles e Scozia è indirizzata prima di tutto ai cattolici dei nostri paesi, ma in maniera più ampia a tutti coloro che s’impegnano nella difesa della dignità della vita umana e dei bambini non ancora nati. L’anniversario della Legge sull’aborto nel Regno Unito, del 1967, offre un’opportunità di riflettere sull’aborto attraverso le esperienze di donne e famiglie degli ultimi 50 anni, alla luce degli sviluppi sociali e medici e delle questioni etiche coinvolte.

Il 50° anniversario della Legge sull’aborto (Abortion Act)

La Legge sull’aborto fu approvata 50 anni fa, per offrire almeno in parte soluzione al problema degli aborti clandestini. Solo nel 2015, in Inghilterra e in Galles, sono stati effettuati 185.824 aborti. In Scozia, nello stesso anno, se ne contano 12,134. Persino tenendo conto delle riserve espresse allora, sarebbe forse stato impossibile prevedere che il numero di aborti nei nostri paesi potesse salire a livelli così allarmanti. Si è avuto in parallelo anche un significativo ampliamento e interpretazione delle basi su cui effettuare l’aborto.

Nonostante queste statistiche, solo in pochi considerano l’aborto una soluzione desiderabile o la migliore soluzione davanti a una gravidanza difficile sotto tanti aspetti. Infatti, c’è un diffuso malessere tra i molti che riconoscono come la decisione di abortire per una donna porti con sé tragiche conseguenze. Allo stesso tempo, è forte la voce di chi perora la libertà delle donne di decidere. Insieme, questi diversi punti di vista dicono qualcosa della complessità e dei dilemmi che ruotano attorno all’aborto e alla sua legislazione.

Che significa scegliere?

Negli ultimi 50 anni, noi, vescovi cattolici di Scozia, Inghilterra e Galles, abbiamo parlato in modo consistente in favore dell’intrinseco valore della vita umana e del bene del nascituro e della madre. La vita di entrambi è preziosa, è un valore e va protetta. Questa nostra posizione contrasta in modo considerevole quella secondo la quale la libertà di scelta in materia di aborto dovrebbe incentrarsi solo sul bene relativo alla vita della madre.

In questi 50 anni, l’appello alla libertà di scelta nella nostra società si è progressivamente incentrato sulla risoluzione dei dilemmi e delle difficoltà secondo il loro impatto emotivo e secondo i nostri desideri immediati. Si tratta di una visione molto ristretta della scelta, che ignora ogni riferimento a valori più fondamentali. Un desiderio soggettivo viene spesso affermato come scelta giusta. Tale inadeguata interpretazione è divenuta ormai un fattore dominante nella nostra società e in-forma i discorsi sul matrimonio, sul gender, sulla famiglia e sull’aborto. Seguire degli slogan non è un fondamento solido per prendere delle buone decisioni. Riteniamo invece che tali decisioni richiedano come base una buona formazione e valide prospettive, orientate e aderenti a verità importanti su quanto è genuinamente buono.

Nell’operare delle scelte dovremmo sempre ricercare quanto rispetta la dignità umana nel servizio alla vita. Le nostre scelte dovrebbero essere frutto di una matura riflessione, consapevole e informata delle conseguenze e delle implicazioni del nostro agire. Abbiamo il dono della libera volontà e la capacità e responsabilità di esercitarla bene, ma vi sono condizioni che inibiscono la nostra libertà. Ci è difficile prendere decisioni e fare scelte buone quando siamo sotto pressione, spaventati, soli e profondamente insicuri sul da farsi.

Ogni scelta individuale deve prendere in considerazione le sue ramificate conseguenze le quali, inevitabilmente, hanno un effetto profondo che supera la persona che le compie. Nel caso dell’aborto, decisioni e scelte sono chiamate a riconoscere il dovere di promuovere la vita umana e di favorirne lo sviluppo oltre le circostanze particolari di ogni persona, per quanto difficili esse possano essere.

Riconoscere la difficoltà delle decisioni

Scegliere di avere un aborto è una decisione grave. Il processo che porta alla decisione si compie in circostanze diverse ed è influenzato da diversi fattori: un pericolo percepito per la salute mentale o fisica; non sapere come gestire la situazione di gravidanza; essere sole o sotto pressione; non sapere da chi si può ricevere aiuto; la diagnosi di una disabilità del nascituro; sapere che il bambino aggraverà la pressione finanziaria su un budget già limitato. La questione dell’aborto, inoltre, non ha conseguenze soltanto per le madri, ma colpisce anche i padri sia per la loro responsabilità di proteggere e curare i figli che hanno concepito sia per il fatto di dover gestire l’impatto di un aborto. In queste situazioni, la capacità di esercitare la scelta può essere compromessa con conseguente limitazione della colpevolezza morale di una persona.

Facendo eco all’insegnamento di papa san Giovanni Paolo II, nella sua lettera enciclica Evangelium vitae (n. 99), papa Francesco ha scritto delle donne che hanno avuto un aborto: «Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a questa decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza» (Lettera con la quale si concede l’indulgenza in occasione del Giubileo della misericordia, 1 settembre 2015).

Entrambi i papi, comunque, riconoscono il peso della colpa che spesso accompagna la decisione di distruggere una vita umana ancora nel grembo. Entrambi parlano insistentemente di una sempre presente misericordia di Dio per tutti coloro che ritornano a Lui nel pentimento e con il desiderio di perdono.

Come ha scritto papa san Giovanni Paolo II: «Se ancora non l’avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino» (Evangelium vitae, n. 99).

L’intrinseco valore e dignità di ogni vita umana

Il 50° anniversario dalla Legge sull’aborto ci da anche l’opportunità di riflettere sulla verità circa la dignità umana e sulla vitalità e potenzialità del nascituro. La consistente affermazione della Chiesa che la vita umana inizia al concepimento evidenzia questo inizio unico dell’esistenza umana. La sfida che si offre alla nostra società è oggi quella di recuperare una comprensione del bene incommensurabile rappresentato da ogni nascituro e di considerare la sua vita con un rispetto ancora maggiore.

Una contraddizione particolare emerge a proposito della legislazione che permette l’aborto del nascituro diagnosticato con una disabilità. La legge del Regno Unito, infatti, permette l’aborto di un bambino con disabilità sino alla nascita e questo risulta in evidente contrasto con la protezione e il rispetto mostrato verso le persone portatrici di disabilità dopo la nascita. Gli ultimi 50 anni hanno visto nella società crescente rispetto e comprensione per le persone con disabilità e la legislazione le ha aiutate a vivere una vita soddisfacente. La testimonianza di coloro che partecipano ai Giochi paralimpici rappresenta un modo con il quale persone con disabilità eccellono e competono, usando i loro doni al massimo. Ci auguriamo che una maggiore riflessione e consistenza nell’approccio verso i nascituri con disabilità portino a un cambiamento di prospettiva, con una maggiore protezione garantita da una nuova legislazione.

A confronto con il 1967, la cura prenatale del nascituro è considerevolmente migliorata. Di fatto, la sopravvivenza e la salute dei bambini prematuri ha conosciuto delle svolte e degli sviluppi medici significativi. Abbiamo grande considerazione per tutti coloro che dedicano la loro vita a servizio delle unità prenatali e delle unità speciali di assistenza ai neonati per il loro impegno ad aiutare la vita umana in queste fasi iniziali.

Il 50° anniversario della Legge sull’aborto ci invita a un’ulteriore riflessione su come le donne vengono sostenute e aiutate durante la gravidanza. Rispetto a 50 anni fa, sia la società sia la Chiesa mostrano una maggiore accoglienza verso le madri single, e spesso offrono assistenza per quelle che ne hanno bisogno. Molto di più, comunque, deve essere fatto.

Riconosciamo che si è registrata un’erosione del rispetto verso chi fa obiezione di coscienza contro l’aborto. Questo fenomeno ha interessato la professione medica e quella dell’assistenza sanitaria, ambiti nei quali le persone affrontano una crescente difficoltà a combinare la pratica professionale con le convinzioni personali. Molto talento è andato perduto in aree professionali importanti. La coscienza personale è inviolabile e nessuno dovrebbe essere forzato ad agire contro la propria coscienza rettamente formata in materia. Si tratta di un tema che richiede un più ampio dibattito dentro la nostra società. Abbiamo testimonianza recente della possibilità che dei farmacisti perdano il loro diritto a non dispensare medicine abortive anche se questo va contro la loro coscienza o religione.

Imparare a rispettare la vita

I genitori e gli educatori nelle scuole hanno il dovere di aiutare nella formazione dei valori e degli atteggiamenti dei bambini e dei giovani. Contro la tendenza culturale dominante che presenta l’aborto come l’esercizio del «diritto a una ovvia e libera scelta», c’è bisogno urgente di insegnare l’inviolabilità della vita umana, dal concepimento alla sua fine naturale, e di aiutare tutti ad apprezzare il valore di ogni vita umana, senza eccezioni.

Ringraziamo quei giovani che si sforzano generosamente di promuovere i valori della vita. Sono un reale incoraggiamento e un’ispirazione, nella Chiesa e nella società. È di vitale importanza per le giovani generazioni giungere a una comprensione del significato della sessualità umana e del luogo della relazione sessuale quali espressioni di amore nel matrimonio. Sappiamo che la formazione alla castità è di aiuto ai giovani per crescere in modo maturo e genuino. L’impegno continuo della Chiesa nello sviluppare programmi di educazione all’amore e alla relazione aiuterà i giovani ad apprezzare la bellezza di una relazione sessuale vissuta nel contesto del matrimonio, e il dono della genitorialità come una vocazione in Cristo.

Ringraziare e guardare avanti

Abbiamo la più alta considerazione per ogni donna che, pur nella difficoltà e in condizioni avverse, ha preso la decisione coraggiosa di continuare la gravidanza e dare alla luce il figlio. Ringraziamo le associazioni caritative, e coloro che le hanno sostenute, per la loro solidarietà e sostegno.

È nostro obiettivo e desiderio che coloro i quali devono affrontare angosciose decisioni intorno a una gravidanza abbiano la più ampia informazione sia delle possibili alternative positive che gli consentirebbero di tenere il bambino sia delle tragiche conseguenze di un aborto.

Siamo grati a tutti coloro che attraverso il sistema politico lavorano a difesa della vita umana dal concepimento. Esortiamo coloro che cercano di riformare l’attuale Legge sull’aborto a proseguire il loro buon lavoro.

Sappiamo che persone di tutte le fedi e di diverse convinzioni sostengono il dovere di proteggere i bambini non nati. Questo cinquantesimo anniversario è l’occasione di riaprire il dibattito per cambiare gli atteggiamenti verso la vita umana nel grembo, per promuovere quanto occorre per una buona ed autentica scelta, e per proteggere e avere cura delle madri e dei loro bambini.

Come cattolici, esortiamo affinché – ovunque nei nostri paesi – la preghiera e il digiuno siano utilizzati per la protezione della vita umana, specialmente per quella nel grembo; per  tutte le madri in attesa; per i padri e per le famiglie. Chiediamo l’intercessione di nostra Signora di Guadalupe e di san Raimondo Nonnato, patrono del parto, delle ostetriche, dei bambini e delle donne incinte.

Lasciamo che l’ultima parola ci venga da papa Francesco, che nel 2005, da arcivescovo di Buenos Aires, in una omelia nella festa di san Raimondo disse: «Tutti noi dobbiamo curare la vita, amare la vita, con tenerezza, calore. (…) Prendersi cura della vita, dal suo principio fino alla fine. Che cosa semplice, che bella cosa. Padre, perché ci sono così tanti lupi che vogliono sbranarci? Perché, dimmi? Gesù ha forse ucciso qualcuno? Nessuno. Ha fatto cose buone. E che fine gli hanno fatto fare? Se andiamo in fondo alla strada della vita ci possono accadere cose brutte, ma non importa. Ne vale la pena. Lui per primo ci ha aperto la strada. Quindi, andate avanti e non scoraggiatevi. Prendetevi cura della la vita. Ne vale la pena!».

Vincent card. Nichols,
presidente della Conferenza dei vescovi cattolici di Inghilterra e Galles

Philip Tartaglia,
presidente della Conferenza episcopale di Scozia

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