Migrazioni senza tratta

di: Andrea Lebra

«Cari fratelli e sorelle, non vi nascondo la mia preoccupazione di fronte ai segni di intolleranza, discriminazione e xenofobia che si riscontrano in diverse regioni d’Europa. Esse sono spesso motivate dalla diffidenza e dal timore verso l’altro, il diverso, lo straniero. Mi preoccupa ancor più la triste constatazione che le nostre comunità cattoliche in Europa non sono esenti da queste reazioni di difesa e rigetto, giustificate da un non meglio specificato “dovere morale” di conservare l’identità culturale e religiosa originaria. La Chiesa si è diffusa in tutti i continenti grazie alla “migrazione” di missionari che erano convinti dell’universalità del messaggio di salvezza di Gesù Cristo, destinato agli uomini e alle donne di ogni cultura. Nella storia della Chiesa non sono mancate tentazioni di esclusivismo e arroccamento culturale, ma lo Spirito Santo ci ha sempre aiutato a superarle, garantendo una costante apertura verso l’altro, considerata come una concreta possibilità di crescita e di arricchimento». (Papa Francesco, dal discorso del 22 settembre 2017 ai Direttori nazionali della pastorale per i migranti, partecipanti all’incontro promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa-CCEE)

Sarà celebrata giovedì 8 febbraio 2018 – memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la religiosa che conobbe nella sua vita le sofferenze della schiavitù – la quarta Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani.

L’iniziativa, voluta da papa Francesco, è promossa dal Comitato per la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta, coordinato da Talitha Kum (UISG-USG), la Rete internazionale della vita consacrata contro la tratta di persone. I partner del Comitato sono: la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica (CIVCSVA), la Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio allo sviluppo umano integrale della Santa Sede, la Caritas internationalis, l’Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche (WUCWO), l’Anti-Trafficking Working Group (UISG/USG), il Jesuit Refugees Service.

Il tema della Giornata – Migrazioni senza tratta. Sì alla libertà, no alla schiavitù – mette a fuoco il dramma della tratta di persone tra le popolazioni itineranti: i migranti, i rifugiati e gli sfollati.

Migrazioni senza tratta

In un mondo in via di rapida globalizzazione, la lotta alla tratta di esseri umani sarà efficace solo se si comprendono i suoi legami con i diversi flussi migratori e il contesto politico e sociale internazionale in continua evoluzione in cui essi hanno luogo. Basti pensare che il 90% dei migranti arrivati in Europa negli ultimi anni è vittima dei trafficanti di esseri umani.

La violenza e lo sfruttamento sofferto dai migranti che si mettono in viaggio senza avere un regolare visto di ingresso in un altro paese, sono identificabili come tratta di persone. La vulnerabilità causata dal loro status li rende, infatti, preda facile di ogni forma di sfruttamento: da quello sessuale a quello lavorativo. Spesso migranti e rifugiati sono ridotti, sia nei paesi di transito che in quelli di destinazione, in situazione di vera e propria schiavitù.

Ad essere particolarmente vulnerabili, sia durante sia al termine del viaggio, sono le donne e i bambini. La vulnerabilità è accentuata sia dall’aumento enorme dei flussi migratori che si è registrato negli ultimi temi sia dalle politiche migratorie sempre più restrittive praticate da molti paesi.

È il motivo per cui, in occasione della quarta giornata di preghiera e riflessione contro la tratta, è stato opportunamente scelto il tema Migrazioni senza tratta.

“Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti”

L’edizione 2018 della Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta può essere l’occasione per accompagnare con la preghiera, la riflessione e l’ impegno i lavori delle Nazioni Unite che, a seguito della Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti[1] adottata il 19 settembre 2016, hanno avviato importanti processi di preparazione in vista dell’adozione di due Patti mondiali, rispettivamente, sui rifugiati (Global Compact on Refugees-GCR) e per una migrazione sicura, ordinata e regolare (Global Compacts for safe, orderly and regular migration-GCM).

Con papa Francesco,[2] auspichiamo «che tali sforzi, con i negoziati che si apriranno a breve, portino risultati degni di una comunità mondiale sempre più interdipendente, fondata sui principi di solidarietà e di mutuo aiuto. Nell’attuale contesto internazionale non mancano le possibilità e i mezzi per assicurare ad ogni uomo e ogni donna che vive sulla terra condizioni di vita degne della persona umana».

La Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti costituisce un passo importante verso la costruzione di un concorso globale sulla strategia di gestione dei flussi migratori, un fenomeno senza precedenti che il mondo si trova ad affrontare.[3]

«Sin dai tempi più antichi – si legge nelle premesse della Dichiarazione –, l’umanità è in movimento. Alcune persone si spostano per cercare nuove opportunità e prospettive economiche. Altre per fuggire da conflitti armati, povertà, mancanza di cibo, persecuzioni, terrorismo o violazioni dei diritti umani. Altre ancora lo fanno in risposta agli effetti dei cambiamenti climatici, catastrofi naturali (alcune dei quali sono collegate ai cambiamenti climatici) o altri fattori ambientali. Molti si spostano per una combinazione di queste ragioni».[4]

«I massicci movimenti di rifugiati e migranti – si legge ancora nelle premesse – hanno ramificazioni politiche, economiche, sociali, per lo sviluppo, umanitarie e di diritti umani che oltrepassano ogni confine. Questi sono fenomeni globali che richiedono approcci e soluzioni globali. Nessuno Stato può gestire da solo questi movimenti».[5] «Serve una più grande cooperazione internazionale».[6]

E ancora. Il governo del fenomeno migratorio deve avvenire con umanità, sensibilità e compassione (in a humane, sensitive, compassionate), rispondendo ai bisogni di ogni persona e rispettandone pienamente i diritti e le libertà fondamentali, perché possa vivere in sicurezza e dignità.[7] Le persone più svantaggiate dovranno essere le prime ad essere aiutate.[8]

Attenzione particolare ai soggetti in situazioni di vulnerabilità

Nell’indicare gli obblighi da assumere a livello internazionale, la Dichiarazione sottolinea i gravi rischi affrontati soprattutto da soggetti in situazione di vulnerabilità, come i minori non accompagnati e le donne, ed evidenzia con forza la necessità di adottare le misure necessarie per proteggere le une e gli altri, oltreché da ogni possibile esposizione a forme di discriminazione e sfruttamento, anche da violenze sessuali, fisiche e morali, dal rischio di cadere vittima della tratta di esseri umani e di forme nuove di schiavitù.[9]

Donne e ragazze migranti o richiedenti protezione internazionale vanno altresì tutelate a fronte di ogni forma di violenza di genere e di discriminazione.[10] Vanno prese in carico dal momento del loro arrivo, senza discriminazione e indipendentemente dal loro status giuridico o migratorio o dal mezzo di trasporto utilizzato, le persone che hanno subìto violenze fisiche e morali durante il viaggio.[11]

Peraltro, nella consapevolezza che a rischio di tratta e di lavoro forzato sono tutti i migranti e i rifugiati coinvolti nei grandi fenomeni migratori contemporanei, la Dichiarazione segnala l’assoluta necessità, nel pieno rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale, di combattere energicamente, fino ad eliminarla, la tratta di esseri umani, adottando misure specifiche per fornire aiuto e protezione alle vittime.[12]

Catene da spezzare

Anche in Italia il fenomeno dei flussi migratori si sta rivelando sempre più drammaticamente interconnesso con quello della tratta. L’aumento esponenziale di persone che – in fuga dalla povertà o da paesi in guerra o comunque rischiosi per l’incolumità personale – si affidano ad organizzazioni criminali che favoriscono l’ingresso illegale sui nostri territori, ha indotto i trafficanti a confondere le loro vittime tra i tanti migranti che, approdati sulle nostre coste, chiedono il riconoscimento dello status di rifugiato.

Per questo oggi è più che mai necessario – come afferma la Dichiarazione di New York – mettere in atto tutte le misure che consentano una tempestiva identificazione delle potenziali vittime, per assicurare loro pronta assistenza e idonea protezione.[13]

Comunità cristiana, società civile, uomini e donne di buona volontà, tutti siamo invitati, in occasione della quarta Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani, ad accendere e alimentare le luci dell’accoglienza, della speranza e dell’incontro, contribuendo a spezzare le catene delle nuove forme di schiavitù.

Senza dimenticare che l’obiettivo della Giornata è anche quello di creare, in ambito ecclesiale come in quello civile, maggiore consapevolezza del fenomeno e di riflettere sulla situazione globale di violenza e di ingiustizia che colpisce tante persone, che non hanno voce e non contano: sono semplicemente nessuno. Quando non sono vilipese e discriminate, sono ignorate e abbandonate a se stesse.

 


[1] La New York Declaration for Refugees and Migrants costituisce una presa di posizione di notevole rilievo, da parte della comunità internazionale, in merito ai principali temi giuridici legati ai fenomeni migratori contemporanei e, in particolare, ai movimenti massicci (large movements) di migranti e rifugiati. In particolare, essa costituisce un passo importante verso la costruzione di un consenso globale sulla strategia di gestione dei flussi migratori. Ciò emerge chiaramente non solo dalla volontà, espressa nella Dichiarazione stessa, di salvare vite e identificare soluzioni di lungo periodo, ma altresì nella proposta di linee guida per la definizione di un modello di risposta comune.

[2] Cf. il discorso rivolto l’8 gennaio 2018 ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

[3] Secondo il rapporto dell’ONU sulle migrazioni internazionali pubblicato in occasione dell’ultima Giornata internazionale dei migranti (18 dicembre 2017), sono circa 258 milioni le persone che hanno lasciato i loro Paesi di nascita e ora vivono in altre nazioni, con un aumento del 49% rispetto al 2000 (173 mln), e del 18% sul 2010 (220 mln). Il 3,4% degli abitanti del mondo sono ora migranti internazionali, con un aumento del 2,8% sul 2000. La percentuale di quelli residenti nel Paesi più ricchi è però salita dal 9,6% del 2000 al 14% del 2017.

[4] Dichiarazione di New York per i rifugiati e i migranti, par. n. 1.

[5] Ivi, par. n. 7.

[6] Ivi, par. n. 7.

[7] Ivi, par. n. 11.

[8] Ivi, par. n. 16.

[9] Ivi, par. n. 23, 29 e 31.

[10] Ivi, par. n. 60.

[11] Ivi, par. n. 26.

[12] Ivi, par. n. 35.

[13] Ivi, par. n. 35.

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