Unione Europea: non siamo un incidente della storia

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Viene celebrato oggi, venerdì 14 gennaio, il funerale di David Sassoli. In sua memoria e riconoscenti per il suo impegno istituzionale e civile nell’Unione Europea, pubblichiamo il discorso che ha tenuto il 3 luglio 2019 in occasione dell’insediamento a presidente del Parlamento europeo (nostra traduzione dall’inglese).

Cittadini dell’Unione europea, colleghi parlamentari, colleghi, cari amici, rappresentanti delle istituzioni e dei governi, membri dell’amministrazione,

tutti voi comprenderete la mia emozione nell’assumere la carica di Presidente del Parlamento europeo e nell’essere stato scelto da voi per rappresentare l’istituzione che più di ogni altra ha un legame diretto con la gente comune, che ha il dovere di rappresentarla e difenderla e di non far dimenticare a nessuno che se vogliamo salvaguardare la libertà di cui oggi godiamo, dobbiamo puntare su due cose: la giustizia e la solidarietà.

Permettetemi di ringraziare il presidente Antonio Tajani per il suo lavoro, per la dedizione con cui ha svolto le sue funzioni e per il suo impegno verso questa istituzione. Vorrei anche dare il benvenuto ai deputati neoeletti, che costituiscono il 62% del nostro Parlamento, dare il benvenuto ai deputati rieletti e dare il benvenuto alle donne che sono state elette e che costituiscono il 40% dei nostri deputati: è un buon risultato, ma vogliamo fare meglio.

Oggi, al termine di un’intensa campagna elettorale, è iniziata una nuova legislatura. Alla luce degli ultimi avvenimenti, questa legislatura porterà con sé grandi responsabilità, perché non possiamo accontentarci semplicemente di conservare ciò che abbiamo già: questa è la conclusione che dobbiamo trarre dal risultato elettorale e dalla composizione di questa assemblea.

Viviamo in un’epoca di grandi sconvolgimenti: la disoccupazione giovanile, le migrazioni, il cambiamento climatico, la rivoluzione digitale, il nuovo equilibrio mondiale, per citarne solo alcuni. Se vogliamo affrontare queste nuove sfide, abbiamo bisogno di nuove idee e il coraggio di combinare la saggezza con un approccio audace.

Dobbiamo riscoprire l’approccio pionieristico dei padri fondatori, lo spirito di Ventotene, lo spirito di coloro che hanno trovato il modo di mettere da parte le inimicizie della guerra e sanare le ferite causate dal nazionalismo offrendoci un progetto per l’Europa orientato in egual misura alla pace, alla democrazia, ai diritti, allo sviluppo e all’uguaglianza.

Negli ultimi mesi, troppi hanno scommesso sul tramonto di quel progetto, alimentando divisioni e conflitti che consideravamo appartenenti a un periodo buio della nostra storia che ci eravamo lasciati alle spalle. I cittadini della nostra Unione, nel frattempo, hanno dimostrato di credere ancora in questo progetto straordinario, l’unico che offre risposte alle sfide globali che dobbiamo affrontare.

Dobbiamo trovare la forza di rilanciare il nostro processo d’integrazione, di trasformare la nostra Unione in un organismo che possa rispondere efficacemente ai bisogni dei nostri cittadini e che possa rispondere alle loro preoccupazioni, alla loro sensazione sempre crescente di essere stati lasciati indietro.

Difendere e promuovere i nostri valori fondanti di libertà, dignità e solidarietà è un compito al quale dobbiamo dedicarci ogni giorno, sia dentro che fuori l’Unione.

Cari colleghi, concentriamoci di più sul mondo che abbiamo creato e sulle libertà di cui godiamo. E diffondiamo il nostro messaggio, dato che gli altri, a est, a ovest e a sud, fanno fatica a capire che ci sono molte cose che ci rendono diversi, non migliori ma diversi, e che noi europei siamo orgogliosi di questa diversità.

Chiariamo ancora una volta a tutti che in Europa nessun governo ha il diritto di uccidere e che il modo in cui sosteniamo il valore e la dignità di ogni individuo è il metro di misura delle nostre politiche;

che in Europa nessuno ha il diritto di mettere la museruola agli oppositori;

che i nostri governi e le istituzioni che li rappresentano sono il frutto della democrazia e di libere elezioni;

che nessuno debba essere perseguitato per le sue convinzioni religiose, politiche o filosofiche;

che i nostri figli abbiano il diritto di viaggiare, studiare e amare senza restrizioni;

che nessuno in Europa debba essere umiliato ed emarginato a causa del suo orientamento sessuale;

che nello spazio europeo il benessere sociale, comunque sia garantito, fa parte della nostra identità;

che la salvaguardia della vita di qualsiasi persona in pericolo è un dovere sancito dai nostri trattati e dagli accordi internazionali che abbiamo firmato.

Dobbiamo porre il nostro modello di economia sociale di mercato su basi nuove e più solide. Dobbiamo modellare le regole della nostra economia in modo che crescita, benessere e protezione dell’ambiente possano andare di pari passo. Dobbiamo darci gli strumenti necessari per combattere la povertà, per offrire un futuro ai giovani, per dare impulso agli investimenti sostenibili e per rafforzare il processo di convergenza tra le nostre regioni e i nostri territori.

La rivoluzione digitale sta trasformando radicalmente il nostro modo di vivere, di produrre, di consumare: abbiamo bisogno di regole che ci permettano di coniugare progresso tecnologico, dinamismo delle imprese e protezione dei lavoratori e delle persone.

Il cambiamento climatico ci sta esponendo a rischi enormi che stanno diventando fin troppo chiari: dobbiamo investire in tecnologie pulite come risposta ai milioni di giovani che sono scesi in piazza, e in alcuni casi sono venuti in quest’Aula, per ricordarci che questo è l’unico pianeta che abbiamo.

Dobbiamo lavorare per realizzare una sempre maggiore uguaglianza di genere e dare alle donne un ruolo sempre maggiore ai più alti livelli della politica, dell’economia e della società.

Onorevoli colleghi, questo è il biglietto da visita che dobbiamo presentare a un mondo che ha bisogno del nostro aiuto per elaborare regole che funzionino.

Ma tutto questo non è avvenuto per caso. L’Unione europea non è un incidente della storia. Io sono figlio di un uomo che a 20 anni ha combattuto contro altri europei. Sono figlio di una donna che, sempre a 20 anni, ha lasciato la sua casa e ha trovato rifugio presso altre famiglie.

So che questa è la storia di molte delle vostre famiglie. So anche che se dovessimo sederci insieme e raccontarci le nostre storie davanti a una birra o a un bicchiere di vino non diremmo mai che siamo figli o nipoti di un incidente della storia.

Diremmo piuttosto che la nostra storia è scritta nella sofferenza, nel sangue dei giovani soldati britannici che morirono sulle spiagge della Normandia, nel desiderio di libertà di Sophie e Hans Scholl, nel desiderio di giustizia degli eroi del ghetto di Varsavia, nella violenza usata per reprimere i movimenti di libertà nei paesi dell’Europa orientale, nel sentimento di fraternità a cui attingiamo ogni volta che le nostre coscienze ci spingono a non rinunciare a ciò che ci rende umani e ogni volta che l’obbedienza all’autorità non può essere considerata una virtù.

Non siamo un incidente della storia, ma i figli e i nipoti di coloro che hanno trovato l’antidoto alla malattia del nazionalismo che ha avvelenato la nostra storia: se siamo europei, è anche perché tutti amiamo i nostri paesi. Ma il nazionalismo che si trasforma in ideologia e idolatria suscita sentimenti di superiorità e nasconde i semi di conflitti distruttivi.

Cari colleghi, abbiamo bisogno di una visione e per questo abbiamo bisogno di un dibattito politico. Abbiamo bisogno di partiti europei che crescano nel loro ruolo di pietra angolare della nostra democrazia. Ma dobbiamo anche dotarli di nuovi strumenti, perché quelli che abbiamo non sono sufficienti. Dobbiamo utilizzare questa legislatura per rafforzare le procedure e aiutare il Parlamento europeo a dare piena espressione alla democrazia europea.

Ma non partiamo da zero. Abbiamo delle fondamenta su cui costruire. L’Europa si basa sulle sue istituzioni, che possono essere imperfette e da riformare, ma che hanno garantito le nostre libertà, la nostra indipendenza. Possiamo lavorare attraverso queste istituzioni per rispondere a tutti coloro che vogliono creare divisioni tra di noi. Quindi oggi, qui, in quest’Aula, diciamo chiaramente che il Parlamento europeo garantirà l’indipendenza dei popoli europei e farà in modo che solo loro possano forgiare il proprio futuro. Nessuno può svolgere questo compito per loro, e nessuno può svolgere il nostro compito per noi.

Oltre a molti deputati esperti che ritornano, oggi in quest’Aula ci sono anche molti deputati che iniziano il loro primo mandato parlamentare. Do loro un caldo benvenuto.

Ho letto molti dei loro CV e sono convinto che abbiano molto da contribuire con le loro competenze e professionalità. Molti di loro sono attivi nella società civile o sono coinvolti nel lavoro di protezione degli altri. Questo è un settore in cui l’Europa deve migliorare perché abbiamo il dovere di affrontare adeguatamente le nuove situazioni.

Sull’immigrazione, per esempio, c’è troppo “scaricabarile” tra i governi. Ogni volta che si presenta un problema, ci troviamo impreparati e ricominciamo da zero. Vorrei dire al Consiglio europeo che questo Parlamento ritiene che sia giunto il momento di discutere una revisione del regolamento di Dublino – cosa che quest’Assemblea ha votato a stragrande maggioranza nella scorsa legislatura.

Lo dovete ai popoli europei, che chiedono una maggiore solidarietà tra gli Stati membri. Ma lo dovete anche ai poveri di questo mondo, attingendo a quel senso di umanità condivisa che non vogliamo sprecare e che ci ha reso grandi agli occhi del mondo.

Molto è nelle vostre mani, signore e signori del Consiglio. Se volete essere all’altezza delle vostre responsabilità, non potete continuare a rinviare le decisioni, minando la fiducia dei nostri cittadini, che ad ogni emergenza si chiederanno ancora una volta: “dov’è l’Europa? Cosa sta facendo l’Europa?”. La questione dell’immigrazione sarà la cartina di tornasole della nostra capacità di superare l’autocompiacimento e l’interesse personale.

Inoltre, il Parlamento, il Consiglio e la Commissione devono avere il dovere di rispondere con più coraggio alle richieste dei nostri giovani, che ci chiedono a gran voce di svegliarci, aprire gli occhi e salvare il pianeta.

Vorrei dire loro che dovrebbero considerare questo nuovo Parlamento come il loro punto di riferimento. Anche loro dovrebbero aiutarci ad essere più audaci nell’affrontare le sfide del cambiamento climatico.

Voglio assicurare al Consiglio e ai paesi che assumeranno la presidenza di turno che lavoreremo con loro molto strettamente, e vorrei dire lo stesso alla Commissione e al suo presidente: le istituzioni dell’UE devono ripensare i loro ruoli e garantire che non siano più viste come un ostacolo a un’Europa più unita.

A nome di questo Parlamento, vorrei anche inviare i saluti, attraverso il presidente del Consiglio europeo, ai capi di Stato e di governo dei 28 paesi che fanno grande l’Unione europea. Sono 28 Stati, grandi e piccoli, che racchiudono tesori unici al mondo. Sono tutti ricchi di storia. Ognuno di essi ha una cultura, una lingua, un’arte, un paesaggio e una poesia unici. Sono il nostro vasto patrimonio – un patrimonio degno di rispetto universale.

Ecco perché, quando visiterò questi Stati membri a nome del Parlamento, mi comporterò sempre in modo adeguato al mio ufficio e mostrerò il dovuto rispetto per le loro bandiere e i loro inni come rappresentante dei membri di questo Parlamento – anche di quelli che non mostrano tale rispetto.

Infine, permettetemi di dare il benvenuto a tutti i deputati britannici, qualunque sia la loro opinione sulla Brexit.  È doloroso per noi concepire Parigi, Madrid, Berlino e Roma senza Londra.

Con tutto il rispetto per le scelte fatte dal popolo britannico, sapete che per noi europei si tratta di un processo politico che deve essere condotto in modo razionale, attraverso il dialogo e in uno spirito di amicizia, ma anche nel rispetto delle regole e delle prerogative che si applicano da entrambe le parti.

Desidero anche salutare i rappresentanti degli Stati che hanno chiesto di aderire all’Unione Europea: hanno scelto questa strada liberamente. Tutti comprendono i vantaggi di far parte dell’Unione Europea. Le procedure di adesione sono in corso e il Parlamento ha ripetutamente espresso la sua soddisfazione per i risultati ottenuti.

Infine, vorrei augurare buona fortuna a tutta l’amministrazione del Parlamento e a tutti coloro che lavorano qui.

Nella scorsa legislatura ci siamo posti un obiettivo: fare del Parlamento europeo la casa della democrazia europea. Per questo abbiamo bisogno di riforme, maggiore trasparenza e innovazione. Molto è stato fatto, soprattutto per quanto riguarda il bilancio, ma in questa legislatura sarà necessario uno slancio ancora maggiore. Ciò richiede un dialogo più stretto tra i deputati e l’amministrazione, che sarà mia responsabilità sviluppare.

Cari colleghi, l’Europa ha ancora molto da dire se sapremo parlare tutti con una sola voce, se sapremo mettere il dibattito politico al servizio dei cittadini europei e se il Parlamento saprà cogliere ciò che essi vogliono, ciò che temono e – soprattutto – ciò di cui hanno bisogno.

Sono sicuro che tutti voi vi butterete nel compito di creare un’Europa migliore. Questo richiederà coraggio e soprattutto ambizione.

Vi ringrazio, e vi auguro ogni successo nel vostro lavoro.

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