Cisterne di silenzio

di: Fabrizio Carletti

In questi tempi di siccità, in cui si minaccia spesso la riduzione del servizio idrico, una riflessione veniva pensando a come alcuni beni siano fondamentali per la vita dell’uomo.

Come l’acqua, il silenzio. Soprattutto in questa epoca dove l’informazione prevale sulla comunicazione e il dialogo, le parole inondano la nostra vita in ogni momento accompagnando ogni nostro passo grazie agli utili strumenti mobili.

Parola e silenzio

Michel de Certeau scriveva che anche le parole hanno un peso: «il peso della parola è il silenzio che essa contiene». Il silenzio definisce la pesantezza e la profondità delle nostre parole. Benedetto XVI dedicò al tema il messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2012: «Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto». Il rischio è quello di parole che non comunicano più, che non siano più generative, che non creino fraternità.
Il rischio è quello di dimenticarci la differenza profonda tra sapere (scire) e sàpere. Una conoscenza informativa senza sapienza è molto pericolosa in quanto rischia di far perdere sapore alle nostre vite. E quando la realtà perde sapore, allora i fini possono giustificare i mezzi, lo “spazio vale più del tempo”, la ragione viene prima della comunione.

Papa Francesco in Laudato si’ ha colto con precisione questo aspetto. Per portare le persone a prendersi cura del creato non ci si può limitare ad una trasmissione di saperi. «Se teniamo conto della complessità della crisi ecologica e delle sue molteplici cause, dovremmo riconoscere che le soluzioni non possono venire da un unico modo di interpretare e trasformare la realtà. È necessario ricorrere anche alle diverse ricchezze culturali dei popoli, all’arte e alla poesia, alla vita interiore e alla spiritualità» (63). Questo perché la crisi ecologica ha una radice umana (101), insita nel modo di comprendere la vita, di saperne gustare il sapore, l’essenza che la sola scienza non è in grado di spiegare e risolvere.

La crisi ecologica si presenta come una crisi dell’umano e i processi di desertificazione in atto sul nostro pianeta sono causa dei deserti interiori, di quel vuoto che fa paura e che l’uomo, invece di coltivarvi il silenzio, lo va a coprire di rumore e di parole sterili.

Offrire spazi di silenzio

Sostieni SettimanaNews.itEcco perché per camminare lungo i deserti della nostra vita abbiamo bisogno nelle nostre città di cisterne cariche di silenzio, presso le quali poterci abbeverare. Chiese, santuari, piccole cappelle… luoghi accoglienti, curati, che siano tra le persone, nelle città, aperti e dove magari incontrare ministri in grado di “camminare nelle nostri notti”.

Personalmente credo che il ruolo di molti religiosi e religiose in questa epoca sia sempre più importante. Ma non di religiosi che vanno a supplire la mancanza dei sacerdoti nel gestire le parrocchie, snaturando spesso quello che è il loro carisma per esigenze organizzative e funzionali della Chiesa locale. Persone esperte in spiritualità, presso le quali trovare quel silenzio sapiente con il quale entrare in dialogo.

Guardini profeticamente scriveva: «Le forze del silenzio e dell’interiorità, del nucleo dell’uomo minacciano di abbandonare l’Europa. E se se ne andranno davvero, allora l’Occidente dovrà inaridire, poiché la sua grandezza era alimentata nel più profondo da quelle forze».

Penso che abbiamo bisogno di tornare a comprendere che la vita si gioca su un duplice dinamismo: quello dell’espirare e dell’inspirare. Ci stiamo dimenticando del valore dell’inspirazione, del portare dentro di noi lo Spirito vitale, schiacciati sul fare e riducendo l’essere ad un dialogo con il nostro “soggetto superficiale”.

Abbiamo bisogno di cisterne di silenzio nelle nostre città. Dove poter dare spazio al respiro profondo, sano. Dove poter tornare al silenzio fertile. Come i canadair che vedo passare sopra la mia testa in questi giorni di caldo torrido e di incendi, anche noi abbiamo bisogno di cisterne dalle quali poter attingere per spegnere quei fuochi che rendono tutto sterile, dettati dalla mancanza di dialogo vero, di sapienza nel discernimento.

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