Insieme sulla stessa barca

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lettera apertaUscire a seminare: questa l’idea di un gruppo di amici che in questo passaggio storico così difficile vuole offrire le sensibilità, le idee, le riflessioni di uno sguardo credente a chi voglia lasciarsi interrogare dallo stravolgimento determinato dalla pandemia del Covid-19.

Uscire a seminare: nei campi della coscienza e dell’intelligenza delle cose, per condividere il desiderio di scendere in profondità nei giorni che viviamo, guardandoli alla luce del Vangelo come esperienza, certo dolorosa ma autentica, dell’umano.

Prendiamo la parola per condividere speranze, interrogativi ed esigenze. Siamo persone che esprimono sensibilità e intelligenze diverse della realtà; persone che si sentono interrogate in molti modi da questo momento e assieme convocate da una Pasqua ormai vicina, che vivremo in forme profondamente diverse dal solito. Per questo desideriamo aprire un dialogo con tanti e tante, vicini e lontani, di cui questa lettera è come una prima tappa.

Una lettera aperta

La pandemia minaccia tutti gli esseri umani, al di là di ogni confine geografico e politico; è esperienza totalizzante, che attraversa le pieghe dell’esistenza e investe la dimensione sociale ed economica, civile e politica ed assieme quella religiosa. L’espressione “io resto a casa” scandisce ormai la quotidianità di miliardi di esseri umani e non è solo questione di prescrizioni per la salute pubblica; è un’incisione profonda nella storia e nelle coscienze.

Tutti e tutte ci troviamo coinvolti in un’esperienza che accomuna nella paura, nel dolore, nella preoccupazione; ci troviamo segnati dalla consapevolezza, profonda e provocante, di essere partecipi di un’unica condizione, legati gli uni agli altri in orizzonte planetario. Tutti e tutte assistiamo alla generosa testimonianza di tanti che, nel mondo della sanità o del lavoro o del volontariato, operano secondo le parole di Gesù: «ero malato e mi avete visitato» (anche se molte e diverse sono le motivazioni, religiose o no).

Abitare questo tempo

La sfida è quella di capire come vivere questo tempo, così pieno di esperienze di dolore, di sofferenza, di morte, magari vissuta nella solitudine. Tempo di angoscia per familiari e amici, ma anche per i più deboli, per chi non ha risorse e appoggi, per i senza casa o per chi è in cerca di rifugio. Tempo di solitudine o di forzata condivisione di spazi ristretti (questo è per molti “io resto a casa”); di agire rischioso e drammaticamente urgente per alcuni, di vuoto e di inazione per tanti altri. Tempo di ansia per la perdita del lavoro e di preoccupazione per una vita familiare da tirare avanti.

lettera aperta

Tempo che ci rivela in modo diverso chi siamo: ci mostra la nostra fragilità e ci fa toccare con mano quanto essenziali siano le reti di relazioni in cui siamo inseriti ed il sostegno che ci offrono. Tempo che evidenzia tante contraddizioni della forma sociale presente e le rende più acute: la produzione di armi continua, come fosse attività essenziale, mentre mancano dispositivi elementari negli ospedali e troppi sperimentano la povertà. Tempo, quindi, che mette in discussione certezze ed obbliga a ripensare ciò che dà valore e qualità alla nostra vita.

Tre ambiti, fra i molti possibili, ci appaiono come luoghi di crisi e assieme di possibilità di rinnovamento: la vita della Chiesa in questo tempo, la realtà socio-ambientale, la sospensione delle guerre.

Tre ambiti
  • La vita della Chiesa: la nuda realtà delle cose che ci investe ne rivela la profonda relazione col mondo, quale indicata dalla Costituzione Gaudium et Spes del Vaticano II.

Scopriamo che la Chiesa non è solo “nel mondo” ma ne è a pieno titolo parte. Come leggere allora con sapienza questo crinale delle nostre vite e della storia, per offrire consolazione a chi piange, sostegno a chi opera generosamente e spesso in condizioni precarie, aiuto a chi vive quotidianità stravolte? Quale parola dona in questo contesto il Vangelo? Cosa può significare alla sua luce questo forzato “restare a casa”?

Si tratta di testimoniare ancora il volto del Dio vivente, del Dio della vita: non un Dio che manda il male, ma Colui che nello Spirito è vicino alle vittime del dolore e le sostiene. Ma occorre anche reimparare il senso profondo della preghiera – invocazione a Colui che tutto salva e sostiene – proprio mentre guardiamo con speranza e fiducia all’agire di medici, sanitari e ricercatori duramente impegnati per salvare tante vite e all’agire di tanti lavoratori che, spesso senza garanzie, sostengono la possibilità della convivenza e della vita tout court.

La giusta cura di queste settimane per rendere possibile a molti l’esperienza della celebrazione eucaristica, grazie alle tecnologie a distanza, espone anche a un rischio: quello di fare del sacramento il solo tratto della fede, quasi dimenticando che esso è incontro con Cristo di una comunità e mai atto fine a sé stesso. Con tale attenzione occorre guardare anche a tante significative esperienze (momenti di preghiera, veglie) che mirano a far vivere quella religiosità popolare che attinge ad una tradizione antica.

Come sempre nei grandi tempi di riforma della Chiesa, le azioni rituali condivise del popolo fedele vanno integrate in una lettura sapienziale, per vivere la fede alimentandola alla luce della Parola. La preghiera condotta da papa Francesco il 27 marzo ha mostrato come sia possibile celebrarla in modo che sia respiro di vita, accoglienza del soffio dello Spirito in un momento in cui in molti sensi ci manca l’aria. Per questo la prossima tappa del percorso che proponiamo sarà la pubblicazione sullo stesso sito www.insiemesullastessabarca.it di un sussidio per il Triduo pasquale, per aiutare chi lo desidera a viverlo, in queste circostanze anomale, nelle case, riscoprendole come luoghi ecclesiali.

  • La realtà socio-ambientale: ci chiediamo come coltivare futuro in questo tempo, guardando anche a ciò che sarà dopo; come custodire un senso forte di comunità inclusiva, evitando che questo tempo alimenti l’erosione e la destrutturazione dei legami.

Se c’è una cosa che stiamo imparando è che le relazioni contano, che vanno coltivate nel quotidiano come tesoro prezioso, più di tanti altri aspetti della vita: solo valorizzandole possiamo contrastare i tempi più difficili.

Urgente allora ripensare le forme della vita assieme, riscoprendo il valore di parole come giustizia, bene comune, solidarietà, diritti di tutti, attenzione per i fragili – che una certa narrazione vorrebbe considerare ‘scarti’, da lasciare ai margini. Si tratta di superare un sistema economico-finanziario iniquo che genera disuguaglianze globali, per costruire invece un futuro sostenibile per il pianeta: “tutto è connesso” ricorda l’ecologia integrale di Laudato Si’!

  • La sospensione delle guerre: la pandemia dilagante ha portato ad una decisione passata in secondo piano nell’opinione pubblica, ma potenzialmente epocale; ad un cessate il fuoco planetario che sta fermando le guerre combattute sul pianeta.

Solo una pace imposta da circostanze angosciose che ne oscurano il valore? O forse piuttosto il segno della consapevolezza di tanti dell’appartenenza all’umanità? di fronte ad un pericolo che minaccia tutti si azzerano le volontà di potenza e le rivendicazioni di interessi particolari. Certo, tale dato confligge con la scelta di molti governi, di considerare prioritarie le attività economiche legate alla produzione di armi. Ma esso indica anche – con la forza della realtà – che la pace è possibile, se riscopriamo la dimensione planetaria della nostra esistenza.

Domande aperte

Restano tante domande, che riprenderemo anche nelle tappe successive di questo percorso di dialogo (incontri on-line, un e-book): come vivere questo tempo perché sia generativo, per uno stile di chiesa rinnovato e fedele al Vangelo? Come coltivare una forte coscienza della vita assieme sul pianeta, alla luce dell’interconnessione sperimentata in questi giorni? Come far germinare da questi giorni di incertezza prospettive feconde, che rafforzino anche l’impegno contro la povertà e la grande crisi socio-ambientale del mutamento climatico?

Vogliamo condividere questa presa di coscienza e la centralità di questi interrogativi. Crediamo questo possa essere l’inizio di un percorso che richiede la durata della sapienza, ma che ha radici in questo momento. Questo è anche un tempo per pensare, per progettare, per dialogare e per immaginare futuro, come deponendo un seme sotto la neve in attesa della primavera che attendiamo e speriamo.

  • Vittorio Berti, Enzo Biemmi, Alessandro Cortesi, Marco Giovannoni, Andrea Grillo, Fabrizio Mandreoli, Simone Morandini, Serena Noceti, Riccardo Saccenti.
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